Appalti scuola: i lavoratori non sono l’ultima ruota del carro - di Maria Luisa Rosolia

Sono addetta alla mensa scolastica e rappresento tutte le mie colleghe, e anche le colleghe delle pulizie. Lavoro per l’azienda Solidarietà e Lavoro. Una di quelle aziende che ha deciso in modo arbitrario di non anticipare il Fis. Una scelta che a noi è parsa subito dettata dalla volontà, più che dalla necessità. Perché subito dopo aver rifiutato di anticipare il Fis ci hanno proposto di anticipare la 14esima. E allora se fosse stato un problema di necessità, probabilmente non avrebbero avuto la liquidità nemmeno per la 14esima.

Qui vengo alla prima criticità. Il Fis originale prevedeva che le aziende fossero tenute ad anticipare il pagamento, a meno che non potessero dimostrare la propria impossibilità a farlo. Stralciare questa regola per questo periodo è stato un grave errore. Poteva avere un senso forse per aziende di piccole dimensioni, che davvero hanno problemi di liquidità. Ma che di questa norma possano usufruire grandi gruppi del settore come la Solidarietà e Lavoro, o addirittura multinazionali come Elior, è davvero inaccettabile.

La seconda criticità è insita alla struttura stessa degli appalti. È possibile che un’azienda presente su un appalto, come quello delle scuole di Milano e Roma, non abbia alcuna garanzia economica per far fronte a situazioni anche imprevedibili? È possibile che i Comuni continuino ad affidare appalti ad aziende che al primo segnale di difficoltà se la danno a gambe, o peggio dare appalti pubblici del valore di milioni di euro ad aziende con capitali sociali irrisori?

Alla prova dei fatti, l’’intero sistema degli appalti si è dimostrato un gigante dai piedi d’argilla, ogni debolezza del sistema è emersa in modo limpido, dalla totale mancanza di responsabilità delle committenti alla totale fragilità delle aziende del settore. La famosa coperta corta, tra ricerca del risparmio delle committenti e ricerca di margine delle aziende, è sempre più corta. In questo caso ha lasciato proprio tutti scoperti.

Dobbiamo mettere in discussione questo sistema. Dalla ripresa, quando ci sarà, dovremo con maggior forza pretendere che questo settore diventi oggetto di un serio confronto. Con le committenti pubbliche per dire basta, veramente basta, con la ricerca del risparmio a tutti i costi. Le gare, a partire da quelle Consip a quelle delle centrali regionali, devono essere contestate per quello che sono: uno schifo. Bisogna coinvolgere le istituzioni per condividere protocolli preventivi che mettano regole su come devono essere costruite le gare, e richiamare all’ordine anche le controparti datoriali, specialmente quelle legate alle cooperative, perché facciano seriamente pulizia, pretendendo serietà e responsabilità tra le loro affiliate.

Tornando alla ripresa, per noi delle scuole deve essere a settembre. Non possiamo in alcun modo prestare il fianco a fantasiose idee di rivoluzioni didattiche. La mensa non può diventare un optional, e non può nemmeno essere sostituita da pasti impacchettati in monoporzione. Su questo non siamo disponibili a compromessi. Dovremo far sì che i compagni del sindacato della scuola siano consapevoli, e che remino nella nostra stessa direzione, essendo anche noi parte integrante di offerta formativa. Non possiamo permettere che da un’emergenza sanitaria se ne esca con un’emergenza occupazionale, con posti di lavoro a rischio.

Inoltre par di capire che anche quest’anno non sarà previsto nulla per la sospensione estiva. Sospensione che peserà come un macigno sulla nostra condizione, sia per il Fis, che per il nostro comparto è pagato al 55-60% circa di un normale stipendio, sia per il fatto che sono venute meno le ore supplementari, su cui da tempo ci stiamo battendo per ottenere consolidamenti, e su cui per fortuna avevamo già potuto adeguare un buon numero di lavoratori.

Ovviamente parlo anche per le nostre colleghe ausiliarie e addette alle pulizie che hanno il contratto multiservizi, la cui situazione è altrettanto pesante. Anche qui ci aspettiamo che alla ripresa si riparta da una decisiva discussione sul loro contratto nazionale, scaduto da sette anni. Serve assolutamente chiudere questa partita. Sono lavoratrici che, tra l’altro, non hanno avuto alcun sostegno nemmeno dall’ente bilaterale al quale versano.

Riteniamo importante, soprattutto in un momento simile, che l’ente bilaterale intervenga dando un sostegno al reddito di queste lavoratrici, duramente colpite dalla crisi. Da anni ormai le lavoratrici versano, ma se ne fanno poco di ricerche di mercato o di monitoraggio sull’assenteismo. Oggi servono soldi, serve un intervento di sostegno da parte dell’ente, e serve subito.

Servirà anche, quando sarà possibile, una grande manifestazione del settore dei servizi e degli appalti, a sostegno di queste rivendicazioni. Andremo incontro a una pesante crisi economica, e non possiamo pensare di essere di nuovo e sempre l’ultima ruota del carro. Siamo lavoratori a rischio estinzione o a maggior rischio di sfruttamento. Insomma, “siamo realisti compagni, esigiamo l’impossibile”.

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