A Brindisi servono investimenti per il risanamento territoriale e ambientale - di Angelo Leo

La crisi del settore metalmeccanico delle manutenzioni nell’area del petrolchimico di Brindisi si trascina senza interruzioni da molto tempo.  

Molte piccole aziende del territorio non hanno più appalti nel petrolchimico di Brindisi. Centinaia di lavoratori hanno contratti a tempo determinato che, una volta scaduti, non vengono rinnovati. A questa crisi endemica si è aggiunta in ultima la pandemia da coronavirus.

In questi ultimi giorni Versalis, in polemica con l’amministrazione comunale di Brindisi a seguito del blocco degli impianti, ordinato dal sindaco Riccardo Rossi in conseguenza di un aumento anomalo di benzene ed altre sostanze maleodoranti, diffonde tramite altri l’ipotesi (se la cosa perdura) di spedire tutte le maestranze a casa, lasciando Brindisi. In realtà, almeno per quanto riguarda il nostro settore, gran parte dei metalmeccanici manutentori sono già da tempo a casa, o sono sparsi per il mondo pur di non rimanere disoccupati.

Chi entra per lavoro dentro il perimetro del petrolchimico si trova davanti ad uno scenario spettrale, enormi impianti abbandonati a se stessi, ruggine e palazzine in disfacimento. Basterebbe dare avvio alle bonifiche e al risanamento ambientale per dare lavoro per almeno un decennio a migliaia di metalmeccanici, espulsi dal mondo del lavoro negli ultimi anni nella nostra provincia.

A nostro avviso, il governo, oltre a sostenere il reddito dei lavoratori e delle loro famiglie con la cassa integrazione, dovrebbe attivare un piano nazionale di investimenti, chiamando in causa anche le multinazionali che hanno sfruttato e approfittato del nostro territorio per fare grandi profitti nei decenni precedenti, disponendo senza limiti della terra, delle acque, e dell’aria circostante.

Inoltre le stesse multinazionali, che hanno pesantemente compromesso il nostro territorio, dovrebbero essere obbligate a risanare, ripulire e rendere disponibili queste immense aree, rendendole disponibili a un nuovo modello di sviluppo basato sul rispetto dell’ambiente, della salute e sicurezza dei lavoratori e di tutti i cittadini, in sostanza le loro famiglie.

La politica del “se volete il lavoro beccatevi l’inquinamento” è ormai fallita miseramente in tutto il mondo. Anche a Brindisi, o si cambia registro oppure, alla fine di questa pandemia, non rimarrà più in piedi un solo insediamento industriale degno di questo nome. Per diverse cause, qui più che altrove l’esercito dei disoccupati continua ad ingrossarsi di giorno in giorno. La politica, le istituzioni, le imprese e il sindacato sono chiamati a esercitare responsabilità. La cosa è maledettamente seria, il pericolo di forti tensioni sociali è nell’aria, e Brindisi oggi è un terreno adatto.

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