A far paura non sono i migranti, è il capitale - di Riccardo Chiari

Su questo numero di Sinistra Sindacale si racconta una manifestazione contro razzismo e fascismo, nel corso della quale Marcello Gostinelli, operaio che la multinazionale Bekaert vuole licenziare con 317 compagni, ha detto papale papale: “Smettiamo di avere paura del diverso, del migrante, dello straniero, del povero. Io ho paura di questi ricchissimi che in trenta minuti mi hanno chiuso lo stabilimento. Non sono i migranti che mi rubano il lavoro”.

In un recente articolo su “il manifesto”, lo storico Ignazio Masulli ha fatto due conti: “Dal 1990 al 2017 lo stock di immigrati nati all’estero e censiti nei 27 paesi Ue è cresciuto di 25,2 milioni. Ma di questi solo il 35% proviene da paesi del sud del mondo. Ciò significa che gli africani, asiatici e latino-americani, di cui si cerca di popolare i nostri ‘incubi’, sono stati 8,8 milioni in 27 anni: una media di 327mila all’anno”. In un continente dove vivono quasi 500 milioni di persone.

Masulli è uno studioso vero, non da talk show: “Chiunque confronti gli indici della disoccupazione con quelli dell’immigrazione, negli Usa e nei maggiori paesi europei, vedrà che non c’è alcun rapporto tra i due andamenti. Disoccupazione e precarietà dipendono dalle strategie di massimizzazione dei profitti fatte dai gruppi economici dominanti”. I meccanismi sono quelli della delocalizzazione produttiva, dell’automazione spinta, della finanziarizzazione del capitale.

Infine i costi. “Sono quelli voluti dai governi che detengono gli immigrati e li sottopongono a lunghe procedure per stabilire se hanno diritto a chiedere asilo o devono essere ‘rispediti a casa’. Se e quando si permette loro di lavorare legalmente, i contributi che versano al fisco eccedono del 60% tutto ciò che lo Stato spende per loro in materia di edilizia convenzionata, sanità, pensione, istruzione e quant’altro”. 

 

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