Giorgio Nebbia, ambientalista e comunista - di Roberto Musacchio

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La morte di Giorgio Nebbia, per me un maestro e un amico, ci lascia, come suo ulteriore contributo, la possibilità di riflettere su quanto la sua vita abbia inciso nella storia del paese e non solo, e di quanto avrebbe potuto farlo ancora di più se si fosse creata una situazione all’altezza del suo valore.

Nebbia è stato un professore e uno scienziato, un divulgatore e un raccoglitore, un ambientalista e un comunista, un uomo delle istituzioni e un militante. Ha insegnato per tantissimi anni, ha scritto decine di libri e migliaia di articoli, ha partecipato a innumerevoli assemblee, riunioni, convegni. E’ stato parlamentare e senatore della Sinistra indipendente, ha contribuito attivamente alla vita delle organizzazioni ambientaliste e politiche.

Quando nel 1971 l’istituto Gramsci organizza il convegno “Uomo, natura, società”, che consente al Pci di misurarsi col nascente ambientalismo, ci sono quattro contributi che ancora oggi appaiono di una straordinaria modernità, un vero cambio di paradigma per la cultura di quel partito e di tutta la società: l’introduzione di Giovanni Berlinguer e gli interventi di Laura Conti, Giuseppe Prestipino e, appunto, Giorgio Nebbia.

Prestipino, da filosofo, capisce che il paradigma ambientalista riattualizza la critica al capitalismo. Berlinguer, Conti e Nebbia sono figure con una caratteristica particolare: sono portatori di una competenza scientifica che dà alla loro prospettiva politica un taglio del tutto nuovo, capace di superare i limiti di una cultura importante, lo storicismo, che aveva segnato profondamente il Pci.

Peraltro quella dimensione storicista non era venuta a capo del dibattito sul “modello di sviluppo e la funzione della classe operaia”, culminato nell’undicesimo congresso. Si era rimasti al bivio tra funzione modernizzatrice e rivoluzionaria. In realtà in stallo. Personalità come Giovanni Berlinguer, Conti e Nebbia - e per percorsi simili Maccacaro, Basaglia e Cederna, legati peraltro a movimenti culturali e politici - consentono invece il salto di qualità.

Sono moderni, portatori di scienza e coscienza, capaci di relazionare competenza e politica in modi che favoriscono il cambio di paradigma e una nuova capacità di rivoluzione. Sono straordinari riformatori che realizzano cambiamenti rivoluzionari perché stanno dentro un nuovo paradigma. La riforma sanitaria, quella psichiatrica, la nuova urbanistica, l’ambientalismo scientifico e i suoi portati vivono con loro e grazie a loro.

Giorgio Nebbia è un merceologo e questo conta molto nel suo dirsi comunista. Di Marx ha la straordinaria capacità analitica che lo porta a cercare di conoscere come viva una società “mercificata”, nelle cui merci transitano lavoro, ambiente, energia. Il suo contributo è decisivo in grandi questioni come la lotta contro l’eutrofizzazione dell’Adriatico, che richiede una ridiscussione del modello di sviluppo della Pianura Padana con interventi sulla zootecnia, fabbriche come Marghera, fiumi come il Po, produzioni come i detersivi.

Nebbia è uno dei padri della legge sulla difesa del suolo che ripensa il territorio e lo sviluppo, e la loro gestione democratica a partire dai bacini fluviali. È fondamentale nella lotta contro il nucleare che attraversa il Pci e il paese. Nelle centinaia di assemblee che il partito realizza per discutere sul nucleare e di conseguenza sul modello di sviluppo e di società, Nebbia partecipa da indipendente in un partito che a quei tempi riesce a discutere nel gruppo dirigente e tra decine di migliaia di iscritti.

Più difficile saper decidere, la storia ci ricorda che per 17 voti la tesi antinucleare fu rigettata al diciassettesimo congresso nazionale, pur essendo risultata maggioritaria in quelli provinciali. Pochi giorni dopo scoppierà Chernobyl e tutto cambierà, ma troppo tardi vista la ormai avvenuta nascita delle liste verdi.

In politica i tempi contano. E contano le scelte. Quella ambientalista potrebbe essere una chiave fondamentale per rifondare una moderna prospettiva rivoluzionaria. Il 1989 viene invece affrontato all’insegna di un “nuovismo” che affronta in chiave politicista le nuove contraddizioni dell’epoca. Non per caso ambientalisti come Nebbia e Conti furono contro la svolta di Occhetto.

Il gruppo che aveva fatto la battaglia contro il nucleare si divise. Io ero allora responsabile nazionale della sezione ambiente del Pci e mi trovai con loro. La strada che prevalse e la divisione delle forze resero ancora più difficile affrontare la novità che irrompeva e cioè la nuova globalizzazione capitalistica. Furono in campo nuove forze straordinarie come quelle del movimento dei movimenti che tennero aperta la partita. Ma tutto poteva essere diverso se il Pci avesse preso un’altra strada, di rifondazione.

Aldilà dei rimpianti, la vita e il lavoro importantissimo di Nebbia - che sono a disposizione grazie al preziosissimo lavoro della Fondazione Micheletti - ci consegnano la speranza e la possibilità di un futuro diverso.

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