Il senso di una lotta che dura da 50 anni - di Massimo Balzarini

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“Noi trans la parola ce la siamo ripresa senza però discostarla o slegarla da un terreno comune di lotta. La nostra lotta la intrecciamo con altre istanze quali la povertà, la violenza, le migrazioni, la malattia, sforzandoci di declinarle con le categorie di classe, razza, cultura, rendendole trasversali alla nostra felicità imprescindibile da quella di tutta l’umanità”. Sono le parole pronunciate l’8 giugno 2019 davanti a 700mila persone dalla scrittrice e attivista transfemminista Porpora Marcasciano, nel suo ruolo di madrina del Roma Pride, a celebrazione del 50° anniversario dei moti di Stonewall.

Perché il Gay Pride? Il Gay Pride è famosissimo per i suoi colori, gli abiti e l’energia incredibile che la comunità Lgbtq riversa nelle strade durante le parate. Bisogna però conoscerne la storia. Questa manifestazione è diventata così colorata proprio per il suo passato. Chi etichetta il Pride come “carnevalata” il più delle volte non conosce nemmeno i motivi per cui è nato e si è evoluto in questo modo.

Negli anni ’60 negli Stati Uniti era frequente che i poliziotti organizzassero delle retate nei locali gay, picchiando, arrestando e minacciando le comunità Lgbt che erano lì solo per divertirsi. Decenni di oppressione furono la miccia che fece accendere la prima rivolta. Era il 28 giugno del 1969 e un gruppo di poliziotti fece irruzione nel club gay Stonewall Inn di New York. Per la prima volta la comunità Lgbt decise di rispondere alle manganellate con altrettanta violenza.

Leggenda vuole che fu Sylvia Rivera a scagliare il primo colpo levandosi la scarpa col tacco e lanciandola contro un poliziotto. Per tutti i giorni a seguire la comunità gay decise di scendere in strada mostrando a tutti che era finito il tempo di nascondersi. Lo slogan era chiarissimo: “Say it clear, say it loud. Gay is good, gay is proud” (dillo in modo chiaro, e urlalo. Essere gay è giusto, essere gay è motivo d’orgoglio).

Un anno dopo, in memoria dei moti di Stonewall, fu organizzato il primo Gay Pride a New York, inizialmente chiamato Christopher Street Liberation Day March. I partecipanti scesero in strada indossando i vestiti più sgargianti, slip e costumi da bagno. Le transessuali e i travestiti potevano finalmente passeggiare in strada con i costumi a loro più consoni e senza avere paura. Questa marcia diceva in modo inequivocabile che le regole sociali erano regole di repressione, e che nessuno aveva più voglia di seguirle. Quello stesso anno furono organizzate altre manifestazioni a Chicago, San Francisco e Los Angeles, che fu la prima città ad ottenere che la strada della manifestazione fosse transennata, così da organizzare una vera e propria parata cittadina.

I Gay Pride oggi sono manifestazioni che diamo quasi per scontate, ma celano dietro la propria storia anni e anni di lotta e violenza. Sono ancora attuali e necessari? Certo, perché sono sempre più frequenti gli episodi di aggressione omofoba in tutto il paese, sempre più diffusi, sempre più impuniti anche a causa del clima di odio, discriminazione, attacco alle diversità di genere, etnia, religione sempre più insopportabili e che non lasciano spazio all’umanità di cui avremmo bisogno.

Le battaglie contro le discriminazioni Glbtq sono battaglie universali perché non esistano minoranze o discriminazioni, in un futuro nel quale non vi siano più distinzioni basate su sesso, orientamento sessuale, genere, colore della pelle. Finalmente saremo solo e solamente esseri umani.

Quindi sono tanti i motivi per partecipare al Gay Pride. Per chi non ha ancora il coraggio: ci sono tantissime persone che non hanno ancora fatto coming out e aspettano con ansia che ci sia un Pride per potersi sentire alleggerite da un peso non facile da portare. Per sentirsi in famiglia: niente è più bello della sensazione di liberazione che si prova quando si trova finalmente la propria comunità. Il Pride è davvero questo: una immensa famiglia che ti accoglie anche se sei uno sconosciuto.

Poi per far rivivere le lotte: bisogna marciare per se stessi ma anche per tutte quelle persone che l’hanno fatto prima di noi. Il Pride è il simbolo del percorso fatto per arrivare dove siamo oggi. Per sapere chi supporta la causa: sempre più brand e realtà decidono di sponsorizzare le parate. Per essere se stessi! Qualunque sia il tuo orientamento sessuale, un Gay Pride ti darà sempre la possibilità si essere davvero te stesso. Sarai sempre libero di esprimerti, perché il Pride è un’incredibile espressione di libertà. E per divertirsi insieme: il Pride è una manifestazione, ma è soprattutto una festa. Si celebra la libertà e la felicità di essere proprio come si è. E quindi carri, costumi colorati, musica e arcobaleni sono e saranno sempre i benvenuti.

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