Contrattazione sociale territoriale: “nuova” frontiera dell’iniziativa sindacale - di Paolo Righetti

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Giovedì 4 luglio si è tenuta un’assemblea regionale, promossa da Cgil e Spi del Veneto, sulla contrattazione sociale e territoriale. Per la Cgil un ambito di intervento strategico, che si colloca pienamente nell’obiettivo generale della contrattazione inclusiva.

La contrattazione sociale territoriale è di per sé inclusiva, pilastro non scindibile dall’azione nei luoghi di lavoro. E’ la nuova frontiera del sindacalismo confederale, in grado di coniugare diritti del lavoro e diritti di cittadinanza. Con la doppia funzione di acquisire una tutela complessiva delle condizioni di reddito e di vita e di estenderla anche a chi riusciamo a tutelare con maggior fatica con gli strumenti contrattuali tradizionali. Il vasto mondo della precarietà, del lavoro povero, della disoccupazione, delle nuove forme di lavoro, delle nuove professionalità, dell’universo giovanile, del lavoro di cura, della disabilità, della non autosufficienza, dell’immigrazione.

Contrattazione territoriale significa tentare di governare e orientare il rapporto tra innovazione tecnologica, salvaguardia dell’ambiente, del territorio, della salute, riconversioni produttive e tutele occupazionali, tra esigenze formative e professionali, politiche attive del lavoro e qualità del lavoro e delle retribuzioni, tra welfare integrativo e welfare universale, con l’attenzione a ridurre le diseguaglianze. Significa intervenire con continuità sugli ambiti più tradizionali dei servizi socio-sanitari e assistenziali ma anche su una dimensione più complessiva.

Ecco un lungo elenco di temi importanti: reti e infrastrutture, Spl, politiche della conoscenza, istruzione e formazione, politiche abitative, immigrazione e accoglienza, sostegno al reddito, invecchiamento attivo, garanzie di accesso e qualità dei servizi e delle prestazioni essenziali, tariffe, compartecipazione alla spesa, politiche di bilancio, tassazione locale. 

Basti pensare ai possibili interventi sull’utilizzo delle addizionali Irpef per i redditi più alti, alle esenzioni per quelli più bassi, alla definizione di Patti anti-evasione. Insomma significa provare a orientare, anche a livello locale, le scelte su sviluppo produttivo, politiche di welfare, reperimento e gestione delle risorse in una prospettiva di sostenibilità economica, sociale e ambientale, di redistribuzione della ricchezza e di riduzione delle diseguaglianze. E’ il terreno più idoneo per declinare a livello territoriale gli obiettivi strategici che abbiamo indicato nel nostro Piano del lavoro, nella conferenza d’organizzazione e nel congresso, nella Carta dei diritti universali del lavoro.

I nostri Osservatori confermano una forte disomogeneità della nostra pratica negoziale tra le diverse aree del paese, ma anche all’interno delle singole regioni, e un ambito di intervento ancora prevalentemente limitato al confronto con i comuni e riferito alle politiche socio-sanitarie-assistenziali e a quelle fiscali e di bilancio. 

Dobbiamo fare un salto di qualità nella capacità di programmazione e iniziativa per estendere l’azione negoziale, per ampliare le materie e gli interlocutori negoziali, per migliorare la qualità dei risultati. Centrale e determinante è il ruolo delle Camere del Lavoro e l’azione concreta nel territorio.

Non dobbiamo inventarci nulla. Serve dare coerente concretezza a quello che da tempo ci diciamo: più confederalità, forte sinergia tra tutte le strutture, coinvolgimento di tutte le categorie e del sistema dei servizi. Soprattutto è necessario estendere a tutto il gruppo dirigente e a tutta la nostra rappresentanza la consapevolezza dell’utilità della contrattazione sociale territoriale per una tutela complessiva dei diritti e delle condizioni di vita. Dobbiamo farlo costruendo percorsi unitari con Cisl e Uil, e anche con le diverse associazioni di rappresentanza sociale presenti nel territorio. Così come dobbiamo rafforzare i percorsi di partecipazione all’analisi dei bisogni, all’elaborazione delle piattaforme, alle modalità di sostegno, alla verifica e al consenso sulle intese, alla visibilità e valorizzazione dei risultati raggiunti.

In una fase così complicata è oggettivamente difficile portare a casa grandi risultati. Ma ci sono ampi spazi di rappresentanza, tutela e intervento per la nostra iniziativa, per orientare le scelte e selezionare le priorità. E, al di là dei risultati, esercitare una funzione di rivendicazione, presentare piattaforme, sostenerle con la mobilitazione qualifica e rafforza il nostro insediamento e la nostra capacità di proselitismo e tesseramento. Dà un senso compiuto all’obiettivo strategico di una rappresentanza generale e inclusiva, di tutela della dimensione complessiva della cittadinanza, di lavoratori, disoccupati, pensionati, giovani, immigrati, per affermare un modello sociale basato su universalità, inclusività e solidarietà nei diritti sociali e del lavoro.

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