Sanità privata: uguale lavoro, uguale salario, uguali diritti - di Alessio Menconi

Oltre 2.000 anni fa un uomo in tunica predicava nel deserto l’’uguaglianza e la solidarietà. Da allora, come si suol dire, ne è passata d’’acqua sotto ai ponti: Papato, monarchie benedette, proprietà private con successione divina, banche, lobby sugli armamenti, fondazioni … Chissà cosa farebbe oggi l’uomo in tunica entrando nel tempio del profitto in era turbocapitalistica. Chissà come valuterebbe le dichiarazioni di don Angelelli, direttore dell’ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, quando dichiara “il momento di grave difficoltà della sanità e, in particolare, della sanità non profit” e l’“attenzione delle strutture sanitarie cattoliche verso i lavoratori e i loro diritti”.

Forse il portavoce della Cei si riferisce al disastro venutosi a creare nella gestione dell’emergenza Covid all’interno delle Rsa private? O forse si riferisce ai diritti di quei lavoratori che per oltre dieci anni hanno continuato a lavorare senza aumento salariale, con stipendi inferiori a quelli dei loro colleghi che nel sistema pubblico svolgevano eguali mansioni?

La trattativa che ha portato, finalmente, alla firma della pre-intesa per il rinnovo del Ccnl della sanità privata ha vissuto momenti che avevano del surreale. I rappresentanti di Aris (Associazione religiosa istituti socio sanitari) e Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) hanno cercato fino all’ultimo di preservare il profitto, accumulato in anni di finanziamenti pubblici per le attività private, dalle spese per gli aumenti salariali legati al rinnovo contrattuale.

Alla fine, complice anche il Covid che ha messo a nudo l’inefficienza del sistema privato, generando un tam-tam mediatico che in alcuni momenti sembrava voler affermare uno stravolgimento del sentito comune secondo cui “il privato è bello ed efficiente”, hanno dovuto mollare e cedere alle pressioni sempre più incalzanti del sindacato. In questa fase l’apporto della Funzione pubblica Cgil, con il supporto confederale, è stato determinante.

Le compagne e i compagni hanno saputo cogliere il momento, e attraverso un lavoro estenuante hanno raggiunto un’intesa che non era assolutamente scontata in un contesto di rapporti di forza che vede un divario in crescita costante fra capitale e lavoro. Si è data una battuta d’arresto importante e un segnale forte, soprattutto dal punto di vista politico: gli organismi di rappresentanza della classe lavoratrice sono in campo e sono in grado, che lo si voglia o meno, di conquistare salario e nuovi diritti.

Nel dettaglio la pre-intesa - che sul fronte salariale stabilisce un incremento pari al 4,21%, per un valore medio mensile di 154 euro (categoria D), e una “una tantum” di 1.000 euro per tutti i lavoratori erogata in due tranche - amplia la sfera dei diritti, prevedendo l’allargamento e la piena esigibilità dei permessi retribuiti, fra i quali il diritto a 12 ore annue per visite mediche ed esami diagnostici. Separa il comporto della malattia da quello dell’infortunio, escludendo dal comporto i giorni per le terapie salvavita e i giorni successivi di assenza dal lavoro dovuti agli effetti collaterali; garantisce la formazione con la costituzione di un fondo a carico delle aziende per la formazione e l’aggiornamento professionale, con l’acquisizione dei crediti Ecm. Riconosce 14 minuti di tempi di vestizione compresi nell’orario; diritto ad almeno 15 giorni di calendario consecutivi di ferie tra il 15 giugno e il 15 settembre; riposo giornaliero, con la previsione di 11 ore di riposo consecutive senza deroghe, la prestazione massima dell’orario giornaliero non può superare le 12 ore; introdotto un articolo sull’orario di lavoro flessibile; introduzione delle ferie solidali per i lavoratori in situazioni di difficoltà personale. Potenzia le relazioni sindacali e la contrattazione aziendale, l’informazione e l’introduzione del confronto con le organizzazioni sindacali. Inserisce per la prima volta in un contratto nazionale un articolo specifico che affronta il contrasto alle aggressioni al personale. Prevede una clausola di stabilizzazione per i lavoratori a tempo determinato per contrastare il lavoro precario.

Dal mese prossimo riapriranno le trattative per il rinnovo di un altro Ccnl, quello delle Rsa, che riguarda un’altra fetta importante del terzo settore. Anche questa trattativa non sarà semplice, ma la nostra organizzazione darà sicuramente il proprio contributo rivendicando a parità di lavoro, parità di salario e parità di diritti.

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