Imparare dagli errori e individuare obiettivi chiari - di Massimo Balzarini

Mobilitazione in Lombardia per modificare radicalmente un sistema socio-sanitario che la Regione ha impostato sul privato e la centralità dell’ospedale. 

In questa breve riflessione vorrei partire dai contagi ancora in aumento, dalla diffusione della pandemia che ancora sta circolando anche attraverso nuovi focolai, senza dimenticare le tante vite umane ingiustamente spezzate.

Corriamo il rischio di vivere questa stagione come una “brutta influenza”, qualcosa di cui dimenticarci rapidamente, affascinati da un apparente bisogno di libertà. Ma i primi dati infortunistici Inail, che distinguono le denunce per i casi di Covid, ci confermano un tasso infortunistico drammatico e inaccettabile, soprattutto nei mesi di aprile e maggio, nei quali le associazioni datoriali lamentavano la chiusura delle attività produttive, quindi la perdita dei profitti, sebbene i dati indichino una realtà molto diversa da quella descritta, in cui lavoratrici e lavoratori pagano con la salute la difesa del profitto.

Altro dato drammatico è che, del totale degli infortunati, oltre il 70% sono donne. Insomma una pandemia che non ha fatto altro che mostrare in modo evidente quanto siano crudeli le differenze di classe ancora presenti nella nostra società, e quanto queste differenze influiscano ancora sul futuro di chi ne fa parte.

È compito della magistratura accertare le responsabilità, nostro dovere è capire cosa non ha funzionato e individuare soluzioni di prospettiva, tracciare un orizzonte. A partire dalla revisione radicale del modello di sanità lombarda, non solo rivedendo il rapporto fra sanità pubblica e quella privata, che ha mostrato tutti i suoi limiti nella gestione dell’emergenza.

Bisogna ripensare un sistema che ha deviato le risorse pubbliche a favore di quella sanità privata, creando difficoltà strutturali e di personale al Sistema sanitario nazionale. È altrettanto indispensabile ripensare il rapporto fra ospedale e medicina territoriale, per agire la leva della prevenzione dell’insorgenza delle patologie, in un’ottica reale ed efficace di tutela della salute.

Queste richieste non sono nuove, il sindacato lombardo, spesso unitariamente, le ha rivolte costantemente alla politica della Regione Lombardia, evidentemente interessata a difendere interessi di parte. La Cgil non si è limitata alle rivendicazioni, sempre più incalzanti nel periodo di maggiore difficoltà, ma ha organizzato tre presidi unitari molto partecipati sotto la sede di Regione Lombardia. Martedì 16 giugno sul tema del rapporto fra Rsa e ospedali, venerdì 19 giugno sulla sorveglianza epidemiologica, medicina di territorio e continuità assistenziale, e martedì 23 giugno per “ripensare l’ospedale per il futuro della sanità lombarda”. Manifestazioni di testimonianza e denuncia di quanto accaduto che hanno ottenuto l’avvio di un confronto con il presidente di Regione Lombardia, non solo per correggere gli errori ma per modificare radicalmente l’approccio al modello sanitario lombardo.

Ma è necessario che questo nuovo modello di sviluppo sia orientato alla persona, dalla tutela della salute come bene primario, alla tutela delle condizioni di lavoro, un sistema scolastico pubblico ed efficiente oltre ad un sistema produttivo che possa traguardare lo sviluppo del prodotto e del processo e non si limiti a chiedere “sgravi fiscali” al sistema delle imprese. Con un danno sia a carico dei cittadini che del welfare pubblico, che si vedrebbe impoverito delle risorse.

Non si possono raggiungere questi obiettivi senza la condivisione “dal basso” di tutti i soggetti coinvolti, lavoratrici e lavoratori, pensionati, cittadini e tutta la società civile. E non possono non assumersi questa responsabilità i lavoratori di alta professionalità come i medici, o i professionisti in genere, che dovrebbero conciliare l’etica e la professionalità con la remunerazione del loro lavoro, e non affidarsi “al libero mercato”, che è senza regole ma sicuramente offre loro molte opportunità.

Ciascuno deve fare la sua parte, ciascuno deve rendersi protagonista, tutti dobbiamo volere e lavorare per costruire una società che si fondi sui valori di umanità, uguaglianza, democrazia e diritto di cittadinanza, in cui non si sacrifichino vite umane in nome del profitto.

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