Appalti pulizie, troppa polvere sotto i tappeti - di Frida Nacinovich

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Finito il turno di lavoro, Villi (“si scrive così, è un nome di origine indiana”) Ricapa sta aspettando il tram alla fermata. Lui lavora in una cooperativa di servizi, che si occupa delle pulizie nei punti vendita Esselunga. “Iniziamo alle cinque del mattino - racconta - abbiamo dei turni di lavoro di sei ore, con una piccola pausa”. La voce e l’aspetto sono giovanili, non gli daresti più di 40, 45 anni, e in gioventù ha giocato a calcio, lui ci tiene a ricordarlo. In realtà ha 65 primavere sulle spalle, è arrivato dal Perù diciannove anni fa, da tredici vive e lavora a Milano. “Appena arrivato mi sono dato da fare, prima ho imparato l’italiano, poi a cucinare, se mi avessero dato l’opportunità di lavorare come cuoco sarei stato in grado di farlo. Ma ho trovato impiego nel settore delle pulizie e mi sono specializzato lì”.

Un settore, quello delle cooperative in appalto, dove spesso e volentieri le regole sono un optional, e i contratti pirata una triste normalità. Villi Ricapa rivendica con orgoglio le vertenze avviate sotto le bandiere della Filcams Cgil, per far rispettare i suoi diritti e quelli dei suoi colleghi di lavoro. “All’inizio guadagnavamo pochissimo. Oggi la situazione è un po’ migliorata rispetto a qualche anno fa. Ma quanta fatica. Quasi sempre le cooperative si approfittano di noi. Provano a farci credere che sia normale lavorare per un pugno di euro al giorno, in una condizione di semi-schiavitù. Non vengono rispettate neppure le forme, le più elementari regole di convivenza civile”.

Ricapa ha ‘cambiato appalto’ sei anni fa, ora è inserito in una cooperativa con trenta addetti, che si occupa delle pulizie di tre grandi punti vendita di Esselunga. “Sono peruviano - sottolinea con orgoglio - sono nato nella capitale, a Lima. Sono diventato sindacalista, ma sono anche un politico. Secondo me studiare e occuparsi di politica è un dovere civico. Bisogna conoscere chi ti governa. Essere in grado di capire il significato di recessione e di inflazione”. Dà un senso particolare al termine ‘recessione’, comunque significativo, ne colloca l’inizio in Sudamerica a metà degli anni ottanta, come effetto diretto delle politiche neoliberiste che hanno tolto diritti e garanzie ai lavoratori salariati. “In Perù è iniziata nel 1989, ha voluto dire che la pensione non era più un diritto, diventava un miraggio anche per chi aveva lavorato quarant’anni e passa”.

In tema di pensioni, Ricapa scuote la testa. “Io ho 65 anni, ma qui in Italia solo 13 di contributi. Va da sé che per me quota 100 è lontana. E allora ringrazio l’Italia, l’opportunità di avere un lavoro, gli amici, i compagni, i funzionari, ma fra qualche anno tornerò nel mio paese. Lo dico molto onestamente, lì avrò già diritto a una pensione, qui per me sarebbe impossibile”. Da delegato sindacale ha le idee chiare. E ci tiene a farlo sapere. “Senza un’adeguata preparazione - ripete - non puoi essere a conoscenza dei tuoi diritti. Così hai paura. Paura del padrone, che pure è un essere umano proprio come te, anche se cerca di sfruttarti, di approfittarsi del tuo lavoro. Il lavoro nelle pulizie è molto faticoso. Ti alzi alle tre di notte per arrivare alle cinque del mattino e fino alle due del pomeriggio sei a sgobbare”.

Riflettori su un mondo che spesso non vediamo, su un lavoro che inizia ben prima dell’apertura del supermercato, e che riprende dopo che l’ultimo cliente se ne è andato. È il settore delle pulizie, nascosto non solo ai clienti dei punti vendita della grande distribuzione, ma anche a tutti gli impiegati delle grandi compagnie, degli enti locali, delle industrie. “Più della metà di noi ha superato i quarant’anni e deve fare un lavoro oggettivamente faticoso. Pesante anche psicologicamente. Perché spesso finisce che ti trattano come uno strumento, una macchina, come un animale da fatica. Dimenticano il rispetto. Io pretendo un minimo di educazione, il buongiorno, la buonasera, senza urla né parolacce”.

Quando il re resta nudo non è certo un bel vedere, la quotidianità di un paese che dovrebbe essere fra i più industrializzati e civili del mondo e dove invece ci sono storie che sembrano arrivare da epoche lontane, che non dovrebbero più esistere. Prima di salutarlo, Ricapa ci fa notare una particolarità: “Le cooperative oggi assumono solo lavoratori stranieri”. Non è un caso, il motivo è presto detto: “È più facile raccontare loro bugie, molti non parlano bene l’italiano, quanto a scrivere è un problema ancora più grosso. In queste condizioni far capire che si deve lottare per veder rispettati i propri diritti diventa un’impresa”. Ricapa mostra con orgoglio la tessera della Filcams Cgil, lui non demorde, ce lo assicura e non facciamo fatica a credergli. “Perché la polvere sotto i tappeti viene sempre fuori, fidati. Lo so bene, sono del settore”.

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