Parlamento europeo: una brutta storia - di Roberto Musacchio

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Una brutta storia contro la Storia, la memoria ma anche il futuro dell’Europa. Da ex parlamentare europeo sono rimasto colpito, avvilito ma anche assai arrabbiato della “risoluzione sulla memoria” che il Parlamento europeo (Pe) ha approvato nei giorni scorsi.

Ricordavo che durante il mio mandato, nel 2005 e dunque in una data effettivamente di ricorrenza dei 60 anni della Seconda guerra mondiale, era stato discusso ed approvato un testo dedicato alla memoria dell’evento. La lettura comparata dei due testi è abbastanza sconvolgente. Ma va fatta. Il testo del 2019, che avviene fuori di ricorrenze e sostanzialmente per “iniziativa” delle destre dei paesi dell’est, infatti, nei commi preliminari e nell’incipit della risoluzione richiama il testo del 2005 e parte dall’evento Seconda guerra mondiale. Ma la tesi e lo svolgimento sono praticamente opposti. Il testo del 2005 apre ringraziando i paesi che con la loro lotta e le loro vittime hanno fermato il nazifascismo. Tra questi, esplicitamente, l’Unione Sovietica.

Il “nuovo” testo rovescia le cose e attribuisce le cause dello scoppio del conflitto al patto Molotov-Ribbentrop. La ricostruzione “storica” appare farsesca. Prima di quell’accordo c’era stato il trattato di Monaco con cui le potenze occidentali avevano accettato l’espansionismo nazista che si era già appropriato di pezzi d’Europa. Prima ancora non erano intervenute né contro le “imprese” coloniali di Mussolini, né contro la distruzione della Repubblica spagnola da parte di Franco.

Per le potenze occidentali l’Unione Sovietica è chiaramente il nemico principale, in quanto nemico geopolitico e sociale. Siccome la risoluzione odierna del Pe “costruisce” la tesi di una Seconda guerra mondiale nata in combutta tra nazisti e comunisti, la resistenza sovietica con i suoi milioni di morti scompare. Non c’è spiegazione di perché dalla combutta si passi alla aggressione. E ciò non importa a chi ha spinto per la mozione (e cioè i governi di destra dell’est) perché il suo fine è quello di giustificare l’azione di repressione anticomunista posta in atto proprio da questi stessi governi con forti presenze di destre anche estreme. Azione di repressione che mette fuori legge i partiti comunisti, e arriva a ordinare di abbattere i monumenti a una vittima, lui sì, dello stalinismo, come Nagy e di chiudere la casa-archivio del filosofo Lukacs.

Nella risoluzione del 2005 la condanna dello stalinismo era netta. Qui si fa invece una equiparazione tra nazismo e comunismo che era stata sempre rifiutata. Thomas Mann la considerava di fatto fascista. Ma il non comparare il nazismo a null’altro è stato sempre un punto di fondo per non “banalizzare” il nazismo, male assoluto, segnalarne sempre e comunque la tragica unicità. Differenziare comunismo e stalinismo è doveroso contro lo stalinismo e verso ciò che i comunisti hanno fatto nella lotta contro fascismo e nazismo ma anche per l’emancipazione del lavoro.

La risoluzione del Pe è molto grave, gravissima perché riguarda la storia dell’Europa. Il fatto che probabilmente nasca dalle contingenze politiche, e dalla voglia di accattivarsi i governi di destra dei paesi dell’Est che hanno votato per la nuova Commissione, rende il tutto non meno grave ma più squallido.

Colpisce e addolora che nessun parlamentare di sinistra italiano abbia votato contro. L’Italia, paese di Gramsci, della Resistenza e del più grande partito comunista d’occidente! In un secondo momento, il medico di Lampedusa, eletto col Pd, Pietro Bartolo ha detto di aver riflettuto e di aver corretto il suo voto da positivo a negativo come si può fare per regolamento. Ne sono contento.

Tutta questa tristissima vicenda conferma che troppi che dicono di combattere le destre in realtà vi si alleano. I socialisti, i popolari e i liberali europei l’hanno votata. Anche la maggioranza dei verdi. Una minoranza dei verdi si è astenuta come i cinque stelle. Contrario il Gue. La conferma che il meno peggio difficilmente combatte il peggio.

Ho parlato della risoluzione del 2005. Per la verità neanche quella mi convinceva. Niente a che vedere con quella di oggi, ma pure la sua visione dell’Europa mi preoccupava. Un’Europa “altra” da quella che nasceva dalla lotta al nazifascismo che aveva al centro l’idea della liberazione sociale. Tragicamente fallita dal “socialismo reale”, ma dopo l’ ’89 abbandonata dall’Europa reale che si consegnava al neoliberismo.

L’insistenza a datare la nascita dell’Europa non nel 1945 ma nel 1989, se si auto-motiva con la caduta del muro, in realtà guarda assai più alla rottura neoliberista. È questo che, purtroppo, apre un vero e proprio varco alle destre. La coincidenza tra la caduta del muro e l’abbraccio al neoliberismo determina due conseguenze entrambe negative, verso l’ovest e verso l’est. Le destre crescono in entrambi i versanti sulla “denuncia” della perdita delle conquiste sociali all’ovest e il tradimento delle “promesse” all’est. Proprio una brutta storia che fa molti danni alla Storia.

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