Le profonde radici del movimento sindacale - di Giacinto Botti

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Le Giornate del Lavoro che la Cgil ha organizzato a Lecce sono andate bene, ma non sono mancate, sul positivo confronto tra il segretario generale e il premier Conte, semplificazioni e forzature degli organi di informazione sulla “sintonia”, l’“alleanza”, l’“abbraccio” tra Cgil e Presidente del Consiglio. È bene dunque ribadirlo: autonomia, profilo identitario e scelte strategiche economiche, sociali e valoriali assunte dalla Cgil nel congresso non sono di certo in discussione. Nessun collateralismo, nessuna nostalgia concertativa: il metodo del confronto, il riconoscimento del ruolo di rappresentanza sociale delle confederazioni vanno salutati favorevolmente, soprattutto dopo le scelte di disintermediazione dei precedenti governi.

Ora però, senza illusioni né sconti, occorre verificare che al metodo nuovo corrisponda il merito, a partire dai contenuti della legge finanziaria. Se non sarà imboccata una strada alternativa sul fronte fiscale, economico, sociale, industriale, ambientale e culturale, se il valore del lavoro, il diritto a un’occupazione degna per i giovani non saranno al centro dell’azione di governo, il sindacato riprenderà la mobilitazione sulla sua piattaforma.

Una strada alternativa che riguarda anche l’Europa, i suoi trattati e le sue politiche liberiste, dopo i disastri sociali prodotti, i ritardi sull’emergenza ambientale e il cinismo verso migranti e rifugiati. È una Ue disperante quella in cui il Parlamento europeo ha approvato, col voto dei parlamentari del Pd (salvo poche eccezioni) una mozione che equipara nazismo e comunismo. Una vergogna assoluta: la rimozione delle radici delle tragedie del ‘900, una riscrittura della storia deformante e nazionalista che individua nel patto Molotov-Ribbentrop la responsabilità della guerra mondiale, cancellando l’inerzia delle democrazie occidentali dinanzi al violento avanzare del nazismo. Si liquida così anche l’eredità del movimento operaio, socialista e antifascista. Il post-ideologico diviene ideologia: oppressi e oppressori, carnefici e vittime, partigiani e fascisti diventano la stessa cosa, così come la destra e la sinistra, dando fiato al peggior revisionismo reazionario e cavalcando l’onda qualunquistica che spinge a destra.

La mozione non è un incidente di percorso, ma la scelta consapevole per una Ue che si collochi come potenza “liberale” nello scontro geopolitico mondiale, tagliando ogni sua radice sociale, con conseguenze rilevanti sul mondo del lavoro e sulle popolazioni europee. La Cgil, che ha le sue radici nella storia della sinistra e nella migliore tradizione internazionalista del movimento operaio, può e deve contrastare queste tendenze pericolose, confermando al centro della sua elaborazione la solidarietà tra i popoli, contro ogni nazionalismo, com’è sempre stato nella sua storia di sindacato confederale europeo e internazionalista.

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