Veneto: Strategia regionale per lo sviluppo sostenibile, più coerenza e meno ipocrisia - di Paolo Righetti

La Regione Veneto ha proposto un documento per la definizione della Strategia regionale per lo sviluppo sostenibile, che formalmente assume le finalità e gli obiettivi definiti dall’Agenda 2030, dal Parlamento europeo, e dalla Strategia nazionale. Ma non si può sviluppare una proposta compiuta senza una riflessione profonda sulla fase di grande emergenza che stiamo attraversando. C’è infatti un nesso strettissimo tra l’attuale modello economico predatorio e iniquo, e le grandi criticità climatiche, ambientali, produttive e sociali, tra quest’ultime e i conseguenti danni e rischi per la sicurezza, la salute e il benessere della popolazione.

Lo sfruttamento senza limiti del patrimonio naturale, la progressiva riduzione degli spazi verdi e agricoli, il degrado del territorio e degli assetti idrogeologici, gli allevamenti e le coltivazioni iper intensive, le attività produttive inquinanti, sono le cause concrete degli eventi climatici estremi e dei virus pandemici che si manifestano con sempre più frequenza e intensità. La regressione nella tutela del lavoro e nei sistemi pubblici di tutela della salute, di istruzione e formazione, di protezione sociale, ha accentuato in modo intollerabile le diseguaglianze sociali e messo in discussione diritti fondamentali.

La pandemia da Covid-19, la straordinaria crisi sanitaria, economica e sociale che si è prodotta, hanno reso evidente la necessità improcrastinabile di intervenire, anche a salvaguardia delle future generazioni, per contrastare le cause delle emergenze climatiche, per la tutela dell’ambiente, del territorio, dei beni comuni, delle risorse naturali, per un progresso diffuso e per una maggiore equità sociale, per garantire l’accesso universale ai sistemi di connessione, istruzione, tutela della salute e protezione sociale.

Servono una vera trasformazione e un salto di qualità nelle scelte strategiche e nelle politiche pubbliche, serve un nuovo modello di sviluppo e di coesione sociale. Questi riferimenti e finalità devono guidare il percorso di elaborazione e di attuazione delle Strategie per lo sviluppo sostenibile, e caratterizzano la proposta della Cgil del Veneto, con modifiche e integrazioni al testo della Regione.

I contenuti del documento regionale partono da un’analisi del posizionamento attuale del Veneto sui 17 ‘goals’ dell’Agenda 2030. Ma appare evidente una forzatura politica nel monitoraggio della situazione: diversi punti di forza indicati dal Rapporto di posizionamento risultano tali solo a confronto con una media italiana, spesso significativamente arretrata dalla media europea. Per alcuni capitoli inoltre si registra un tendenziale progresso, ma non si evidenzia la forte distanza dagli obiettivi, come ad esempio per la spesa in ricerca e sviluppo.

Per il Veneto vengono indicate 6 macro aree strategiche di programmazione, pertinenti e condivisibili: per un sistema resiliente, per l’innovazione a 360° gradi, per il ben-essere di comunità e persone, per un territorio attrattivo, per la riproduzione del capitale naturale, per una governance responsabile. Risultano invece fortemente carenti e generiche le rispettive linee d’intervento, soprattutto a confronto con le forti criticità evidenziate dallo stesso Rapporto di posizionamento.

Manutenzione ordinaria e straordinaria del territorio e delle infrastrutture, messa in sicurezza dell’assetto idrogeologico, bonifica dei siti inquinati, stop al consumo di suolo, rigenerazione urbana, riutilizzo del patrimonio edilizio esistente, gestione integrata dei rifiuti e del sistema idrico, economia circolare, riconversione green del sistema energetico e delle attività produttive, diritti e sicurezza sul lavoro, estensione degli ammortizzatori sociali, potenziamento della filiera sanitaria e socio-assistenziale territoriale, della filiera dell’istruzione e della formazione, degli strumenti di contrasto alla povertà e di inclusione sociale: sono questi i principali ambiti per i quali abbiamo richiesto di esplicitare meglio gli impegni, di rafforzare i piani di intervento e le misure di attuazione, di orientare e concentrare le risorse e i finanziamenti dei Fondi europei e nazionali.

Chiediamo più coerenza, trasparenza, e meno ipocrisia. Assumere e propagandare obiettivi strategici condivisibili, e non sostenerli poi con una programmazione definita, finanziamenti adeguati e interventi coerenti, è una pratica diffusa e una strategia politica scientificamente mistificatoria.

Lo dimostrano i tanti provvedimenti normativi con un evidente scarto tra le finalità dichiarate e i contenuti, e le tante deroghe che vanno in direzione opposta, come spesso è successo in Veneto per leggi importanti come quelle sul consumo di suolo, sulla rigenerazione urbana, sul Piano Territoriale, sul Piano dei Trasporti. E le proposte normative per la “semplificazione” che anche qui vengono avanzate: un palese tentativo di “deregulation” su modalità di assegnazione di opere e servizi, appalti e clausole sociali, regole e vincoli ambientali.

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