Cantieri comunali, troppi tagli e la Gioconda non ride più - Frida Nacinovich

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Sono rimasti talmente pochi che al bar li chiamano, scherzosamente, mosche bianche. Gli addetti diretti delle amministrazioni comunali con mansioni ‘sul campo’ sono una specie in via di estinzione. Strangolati dai continui tagli agli enti locali, sono stati via via sostituiti da lavoratori in appalto. Molte delle mansioni che una volta erano interne ai Comuni - dalle mense agli asili nido, passando per il servizio scuolabus - oggi sono esternalizzzate. Benvenuti nel complesso mondo degli enti locali, dove non si è assunto per anni e anni, mentre la ruota doveva continuare a girare, e fa quasi impressione ascoltare uno dei ‘sopravvissuti’.

Sabatino De Lucia è in forze all’amministrazione comunale di Vinci dall’ormai lontano 2001, quando la crisi era ancora lontana dal manifestarsi. Vinci è famosa nel mondo per aver dato i natali a uno dei più grandi geni dell’umanità, quel Leonardo a cui si devono tante opere d’ingegno e dal cui pennello uscì il dipinto più famoso del mondo, la Gioconda. A cavallo tra le province di Firenze e di Pisa, il piccolo borgo incastonato nel cuore della Toscana conta meno di quindicimila abitanti, è uno di quei comuni in cui il sindaco si elegge in un turno unico.

“Sono entrato a lavorare nel cantiere comunale prima del blocco delle assunzioni - racconta De Lucia - sono stato testimone diretto della lenta, progressiva eutanasia dei cantieri. Nell’empolese non ne sono rimasti tanti. A Vinci siamo quattordici nella pianta organica, ma effettivi siamo soltanto dieci”.

Non sono pochi i compiti di chi è impegnato nel cantiere comunale, dalla gestione delle aree verdi alla manutenzione delle strade, passando per i piccoli, quotidiani interventi che si rendono invariabilmente necessari. Il tutto senza dimenticare il lavoro logistico in occasione delle manifestazioni folcloristiche cittadine. “Bisogna saper fare un po’ di tutto, in cantiere ci sono infatti elettricisti, muratori, falegnami, carpentieri”, spiega De Lucia. L’orario di lavoro è quello classico di trentasei ore, sei ore quotidiane sabato compreso. “Poi a seconda delle necessità dobbiamo essere reperibili anche la domenica, o più in generale fuori dal nostro turno”.

L’allerta meteo è, ad esempio, una di quelle variabili che impone tutta una serie di attività di prevenzione e di pronto intervento. “La protezione civile è per forza di cose una funzione pubblica. Quando i venti soffiano forti dobbiamo essere in grado di intervenire, con i cestelli, per mettere in sicurezza alberature e verde pubblico. Siamo provvisti di motopompe da utilizzare in caso di piogge torrenziali e improvvisi allagamenti”. Insomma i lavoratori dei cantieri sono dei ‘tuttofare’, preparati e pronti a ogni evenienza. “Non per caso uno dei punti dolenti è proprio quello della formazione - sottolinea De Lucia - seguiamo corsi per la sicurezza, fondamentali, ma per i continui tagli sono stati cancellati altri corsi professionali”.

L’età media di chi lavora nel cantiere è di cinquant’anni, si è leggermente abbassata con le mobilità che accompagnano alla pensione. “Le continue esternalizzazioni rischiano di far sparire i cantieri. Una morte per inedia. Penso che dovremmo riflettere su quanto costano i lavoratori in appalto e quale è la loro effettiva utilità per garantire il buon funzionamento della macchina comunale. Arrivando magari alla conclusione che conviene di più assumere ‘in house’, assicurando così una continuità lavorativa e una maggiore qualità dei servizi erogati”.

De Lucia fa parte della Funzione pubblica Cgil, e da delegato sindacale si è sempre battuto contro la logica degli appalti e dei subappalti. “Dovremmo combattere una battaglia anche al livello europeo”. Chi lavora nei cantieri può rischiare la vita, proprio a causa della delicatezza di alcune mansioni. “Stiamo parlando di un lavoro usurante - tira le somme De Lucia - che avrebbe bisogno di investimenti pubblici per poter formare i giovani apprendisti. Gli incidenti sono sempre dietro l’angolo”.

Appena una settimana fa, nella vicina Arezzo, due impiegati dell’Archivio di Stato - che pure facevano parte della squadra di primo intervento - sono morti asfissiati a causa del funzionamento difettoso dell’impianto antincendio. “Il decreto Brunetta ha peggiorato la situazione. Il servizio è stato progressivamente smontato, pezzo per pezzo. Anche in modo folle, senza valorizzare i percorsi personali e le singole professionalità, e addirittura facendo cambiare mansione di punto in bianco a questo o a quell’operatore. Parlo da magazziniere, ma lo stesso discorso vale per chi lavora negli uffici dove l’informatizzazione ha profondamente cambiato il modo di operare”. Nemmeno il sorriso della Gioconda può coprire le difficoltà in cui sono stati precipitati gli enti locali, in particolare i piccoli comuni italiani.

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