Sant’Anna di Stazzema, simbolo dell’Italia repubblicana nata dalla lotta al nazifascismo - di Riccardo Chiari

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Se c’è un paese simbolo dell’Italia repubblicana, ricordava Sergio Mattarella il 12 agosto scorso nel 76esimo anniversario dell’eccidio, questo è Sant’Anna di Stazzema: “Sulla base di quei valori di umanità che i nazisti e i fascisti loro collaboratori volevano annientare, è stata conquistata la Liberazione e costruita la democrazia. Per questo Sant’Anna di Stazzema è divenuta al tempo stesso un sacrario e un simbolo della nostra vita civile, dei diritti inviolabili della persona, del senso di giustizia a cui nessuna società deve rinunciare, e che la Costituzione repubblicana ci indica come impegno collettivo costante”.

Sono parole da non dimenticare quelle del Presidente della Repubblica. Come è impossibile dimenticare quello che accadde in quella tragica estate nell’alta Versilia lungo la linea Gotica, nelle province di Massa Carrara e Lucca. Le Ss tedesche, affiancate da reparti fascisti della X Mas, a giugno massacrarono 72 persone a Forno, e in agosto, insieme all’eccidio di Sant’Anna, Ss e repubblichini fascisti uccisero 350 persone in cinque giorni, mitragliando, impiccando e bruciando con il lanciafiamme gli abitanti dei villaggi di Valla, Bardine e Vinca, nel comune di Fivizzano. A settembre ci fu il massacro di 33 civili a Pioppetti di Montemagno, nel comune di Camaiore; sul fiume Frigido furono fucilati 108 detenuti del campo di concentramento di Mezzano, e a Bergiola nazisti e fascisti uccisero altri 72 civili inermi. Poi, in Emilia, sarebbe arrivato il massacro di Marzabotto.

Anche a Sant’Anna di Stazzema, nonostante i partigiani avessero abbandonato la zona senza operazioni militari di particolare entità, all’alba del 12 agosto 1944 arrivarono le Ss. Gli uomini si rifugiarono nei boschi per non essere deportati, mentre donne, vecchi e bambini, civili inermi e inoffensivi, restarono nelle loro case. Fu la loro condanna: vennero rastrellati, chiusi nelle stalle o nelle cucine delle case, trucidati a colpi di mitra e bombe a mano, finiti con colpi di rivoltella alla nuca, con i cadaveri bruciati in piazza. Alla fine della giornata, considerando anche le vittime delle frazioni di Valdicastello Carducci e Capezzano Monte, erano state uccise 560 persone fra donne, bambini e anziani. “Fu una delle stragi più efferate compiute nel nostro Paese durante l’occupazione nazista – ricorda Sergio Mattarella - per i numeri spaventosi del massacro, per la crudeltà con cui gli uomini delle Ss si accanirono sui corpi privi di vita, per lo scempio del rogo nella piazza di Sant’Anna”.

L’eco degli eccidi di quell’estate restò vivo per decenni nell’alta Versilia. Ma solo nel 1994 il procuratore militare Antonino Intelisano, cercando documentazione su Erich Priebke e Karl Hass, permette la scoperta casuale, in uno scantinato della procura militare, di un armadio contenente 695 fascicoli “archiviati provvisoriamente”, riguardanti crimini di guerra commessi da tedeschi e fascisti repubblichini. È quello che sarà subito chiamato “l’armadio della vergogna”, al cui interno viene trovata anche della documentazione relativa al massacro di Sant’Anna.

Di qui la riapertura di una vecchia inchiesta, e grazie al procuratore militare Marco De Paolis di un imponente lavoro investigativo, con le testimonianze in aula di superstiti, di periti storici, e persino di due Ss appartenute al battaglione massacratore. La magistratura militare accertò che non era stata una rappresaglia ma un atto terroristico premeditato e curato in ogni dettaglio, con l’obiettivo di distruggere il paese e sterminare la popolazione, per rompere ogni collegamento fra i civili e le formazioni partigiane presenti in zona. Così alla fine furono condannati all’ergastolo, dopo tre gradi di giudizio, dieci tra ex ufficiali e sottufficiali delle Ss, ormai tutti ultraottantenni e, per questo, scampati al carcere. Ma non alla generale condanna dell’Italia, e anche della Germania.

Nel ricordare l’eccidio, quest’anno Sergio Mattarella ha voluto dare anche un messaggio politico ben preciso, proiettando le sue considerazioni nel presente. “Non va mai dimenticato che la volontà di potenza può spingersi fino a produrre un’ideologia di annientamento di chi è diverso, estraneo, visto come potenzialmente nemico. Non va dimenticato che quanti sottovalutano la violenza, alla fine se ne rendono complici. Non vanno ignorati rigurgiti di intolleranza, di odio razziale, di fanatismo che pure si manifestano nelle nostre società e nel mondo, a volte attraverso strumenti moderni e modalità inedite”. Infine il Capo dello Stato ha abbracciato idealmente l’intera Stazzema: “Un forte, indissolubile sentimento di solidarietà ci unisce ai sopravvissuti, ai familiari di chi è stato ucciso senza pietà, ai cittadini che hanno ricostruito la comunità, sopportando il dolore e conservando il ricordo”.

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