Riace non si arresta - di Mimmo Rizzuti

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La cittadina jonica reagisce e resiste, ripartendo sulla spinta della grande solidarietà che l’ha inondata. 

Riace inquieta Salvini e le destre che rappresenta. Silenzia i 5 Stelle. Perché? Semplice. Perché l’esperienza di questo piccolo comune della jonica reggina e del suo sindaco Mimmo Lucano dissolve, nei fatti, in una terra difficile, la narrazione sull’insostenibilità, la pericolosità, l’impatto negativo sull’occupazione degli italiani. Tutti falsi messaggi che dell’immigrazione hanno fatto, e sulla quale lucrano, le destre e il loro leader. Una narrazione che ha prodotto un serbatoio, che sembra inesauribile, di consenso alla Lega, silenziato i 5 Stelle, e annichilito la parte del paese che si oppone per cultura e storia al torbido ritorno, in forme nuove, di sovranismi e nazionalismi di triste memoria.

Tutto questo è stato possibile anche perché il precedente governo, e gran parte delle forze che lo sostenevano, si sono fatti risucchiare dall’onda avvelenata che ha contaminato tanta parte delle forze progressiste e socialdemocratiche europee, spingendole a un dissennato inseguimento, peraltro prevedibilmente perdente, su quello stesso terreno.

Il recente successo dei Verdi in Baviera mostra, al contrario, come una risposta adeguata, in linea con la storia delle socialdemocrazie e delle forze progressiste e di sinistra in Europa, avrebbe potuto segnare politicamente, culturalmente e socialmente, anche nel nostro paese, in ben altro modo il corso delle cose. Riace, addirittura suo malgrado, riporta al centro del confronto nazionale ed europeo l’urgenza di ridare vita a un’altra possibile visione del mondo.

L’esperienza della cittadina jonica rompe l’idea di un mondo inesorabilmente unidimensionale e mostra, senza alcuna enfasi e con i fatti, dalla terra che fu centro della Magna Grecia e luogo dell’utopia di Tommaso Campanella, che è possibile e praticabile un’altra idea di rapporti umani, di mondo, di civiltà, oltre quella dei mercati, della finanza predatoria e speculativa, delle guerre permanenti per il controllo geopolitico del pianeta.

Sono queste le vere cause dell’impoverimento, della disperazione nel mondo, dell’esclusione dell’altro e degli incessanti flussi migratori. Al contrario Riace mostra, a fronte dell’inconsistente balbettio dell’ex centro sinistra, che è possibile e praticabile, in nome dell’umanità, una risposta diametralmente opposta a quella delle peggiori destre europee, e della Lega di Salvini in Italia.

Ecco perché Riace impensierisce. Ecco perché si è abbattuto nel giro di un anno uno tsunami su un’esemplare esperienza di accoglienza, riconosciuta ed apprezzata in tutto il mondo, materializzata in un piccolo paese della Calabria, falcidiato dall’emigrazione e spopolato, collocato in un’area sovrastata dalla cappa della ndrangheta e destinato all’abbandono, come tanti paesi simili di tutta la dorsale appenninica e delle zone interne dell’intero paese.

L’intera vicenda è ormai ampiamente nota in ogni sua sequenza. Dall’approdo del veliero dei curdi all’accoglienza spontanea dei primi quattro anni; dall’acquisizione consensuale delle case abbandonate all’arrivo di Wim Wenders e alla produzione del film “Volo”; dal riconoscimento di Fortune ai riconoscimenti arrivati da tutto il mondo; dalla fiction “Tutto il mondo è paese” con Beppe Fiorello, bloccata da oltre nove mesi dalla Rai, all’attacco al sistema messo in atto sulla base di alcune disfunzioni burocratico amministrative sulle quali è stato costruito un castello di accuse. Un castello sbriciolatosi lungo lo stesso percorso giudiziario, e in definitiva ridotto a due episodi sui quali, speriamo, la magistratura giudicante metterà presto la parola fine.

Nonostante tutto però continua l’attacco politico e burocratico-istituzionale che, in piena linea con il decreto sicurezza di Salvini, ha assunto il palese obiettivo dell’annientamento del sistema dell’accoglienza territoriale diffusa, di secondo livello, proprio dello Sprar (sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati), optando per il confino dei rifugiati e richiedenti asilo in grandi strutture, spesso degradate, nei Cas (centri di accoglienza straordinaria) e negli ex Cie (centri di identificazione ed espulsione), diventati con la riforma Minniti, Cpr (centri di permanenza e rimpatrio).

Ma Riace reagisce e resiste. Riparte sulla spinta della grande solidarietà che l’ha inondata. E’ diventato ormai il catalizzatore di un’incipiente marea di forze e di singoli che hanno ripreso coraggio e si oppongono alla deriva securitaria e pseudo-sovranista, ormai apertamente sforante nel razzismo e nella xenofobia sia in Italia che nel resto del continente europeo.

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