Per Cristina - dalle compagne del Cisda

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“Ci lasci, in un tempo sospeso, con un’eredità collettiva immensa: ci impegneremo a custodirla, strette intorno alla tua presenza indelebile, alla tua mancanza incolmabile”

Nel passaggio dalla scuola media al liceo si è piccoli, inesperti, e si guarda al mondo e al futuro con occhi spalancati, pieni di attesa e speranza. Era l’inizio degli anni ’70 e già a partire dal ’68 la scuola e l’università erano in fermento. Cristina Cattafesta, che iniziò la scuola superiore nei primi anni ’70, si è ritrovata da subito a partecipare a quel fermento. C’è chi, tra noi, ha condiviso con lei il lavoro del collettivo della scuola, tra occupazioni, scioperi per il diritto allo studio oltre che attenzione a ciò che succedeva nel mondo del lavoro, a cui molte lotte studentesche si erano legate, e al femminismo.

Da allora Cristina non ha mai smesso di essere un’attivista. E lo ha sempre fatto con convinzione, dando tutta se stessa alle cause che riteneva meritevoli di sostegno; si è spesa anche come sindacalista per la difesa dei diritti dei lavoratori o come candidata in liste locali ed europee. E con la sua umanità, empatia e grandissime ironia e leggerezza è riuscita a coinvolgere e motivare decine di persone alle cause in cui credeva.

Nel 1986 è stata tra le fondatrici della Casa delle donne maltrattate. Tra il 1997 e il 1998 ha lavorato per Emergency e nel 2001 è stata in Afghanistan con Gino Strada, rimanendo oltre un mese tra l’ospedale del Panshir e quello di Kabul.

Tra il 1999 e il 2001 ha collaborato con il Sima (Solidarietà Italiana con le Madri di Plaza de Mayo), lavoro culminato con la presentazione, a Milano, alla presenza di Hebe de Bonafini, del progetto dell’Università popolare delle Madres.

Nel 1998 ha aderito alla rete delle Donne in Nero, che in Italia, nel tempo, è molto cresciuto creando reti di solidarietà, oltre che con le donne israeliane e palestinesi, anche con donne serbe, kurde, latinoamericane, afghane...

Nel 2000 le donne afghane di Rawa (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan) hanno moltiplicato gli sforzi per far conoscere il loro lavoro e la realtà del loro Paese, al tempo sotto il regime dei talebani. Le Donne in Nero hanno raccolto il loro appello; Cristina per prima ha guardato allo straordinario lavoro di Rawa contro il fondamentalismo e il patriarcato e si è subito attivata per invitare in Italia alcune attiviste afghane, per creare rete intorno a loro, raccogliere fondi, organizzare eventi e conferenze.

Nel 2001, a pochi giorni dall’attacco alle torri gemelle di New York e all’annunciata “guerra al terrorismo” da parte degli Usa e della coalizione internazionale, Cristina ha organizzato un’importante delegazione (attivisti, giornalisti, parlamentari e Luisa Morgantini, allora vicepresidente del Parlamento europeo) in Pakistan, per incontrare le donne di Rawa e di Hawca (Humanitarian Assistance for the Women and Children of Afghanistan) nei campi profughi, conoscere il loro lavoro, ascoltare e raccogliere le loro richieste, sentire le loro storie.

Da quella delegazione e dai tantissimi incontri seguiti in ogni parte d’Italia, Cristina ha iniziato a lavorare, insieme a un coordinamento di donne, per sostenere le istanze di libertà, giustizia e democrazia delle donne afghane. Lavoro che è andato avanti sino a oggi con incontri, campagne di sensibilizzazione e controinformazione, raccolte fondi per finanziare progetti umanitari e politici, oltre a delegazioni che ancora oggi si recano almeno due volte all’anno in Afghanistan per avvicinarsi a chi sta lottando nel proprio Paese contro il fondamentalismo, la misoginia, l’occupazione in condizioni di sicurezza difficilissime. Cristina ha organizzato e partecipato a quasi tutte queste delegazioni riuscendo sempre a tenere alto il morale del gruppo.

Nel 2004 Cristina, con il coordinamento di donne che dal 2001 lavoravano in solidarietà con le donne di Rawa, ha fondato il Cisda (Coordinamento Italiano a Sostegno delle Donne Afghane - https://www.cisda.it/chi-siamo.html) divenendone presidente. In tutti questi anni siamo cresciute con le nostre sorelle afghane, imparando a conoscerci e a lavorare insieme con rispetto e amore.

Nel 2015, nel momento in cui Kobane, nel Rojava (nord-est della Siria), stava resistendo all’attacco dell’Isis, Cristina ha trovato il modo di avvicinarsi al movimento delle donne kurde, ha organizzato due delegazioni in Bakur (Kurdistan turco) e, insieme a noi del Cisda, ha avviato legami di solidarietà con il movimento rivoluzionario kurdo.

Nel 2018 si è recata in Turchia come osservatrice delle elezioni parlamentari dove è stata arrestata dalla polizia turca e trattenuta nel carcere di Gaziantep per 10 giorni con l’accusa di fiancheggiare un gruppo terrorista.

Cristina ha lavorato senza sosta per il Cisda e con tutte noi fino agli ultimi giorni della sua vita. Ci mancano immensamente la sua ironia, il suo affetto, la sua capacità di motivarci e organizzarci. Da parte nostra, ci impegneremo con tutte le nostre forze per continuare a camminare nel solco che lei ha tracciato, e a custodire con amore tutti i regali che ci ha fatto.

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