Enac, volare bene è un affare di Stato - di Frida Nacinovich

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Dietro l’acronimo Enac c’è una delle più importanti regie pubbliche del macrocosmo del trasporto aereo italiano. L’Ente nazionale dell’aviazione civile si occupa infatti di regolare, vigilare e controllare la sicurezza dei voli che attraversano il cielo della penisola, in stretto collegamento con gli enti gemelli degli altri paesi europei e non solo. Una funzione essenziale, visto l’aumento esponenziale del traffico aereo mondiale negli ultimi trent’anni. Un boom che la pandemia sta rallentando non poco, per comprensibili motivi di tutela della salute. Però, come se nulla fosse, il governo italiano ha in mente una sostanziale privatizzazione dell’ente. Un progetto che risale all’alba del secolo, negli anni in cui il passaggio al privato veniva spacciato come panacea di tutti i presunti mali del pubblico. Una visione che oggi diventa paradossale, nel momento in cui i tragici effetti del coronavirus stanno convincendo i governi nazionali, di qualsiasi colore essi siano, a riconsiderare l’importanza dell’intervento statale.

Da quell’orecchio però il presidente Nicola Zaccheo, e soprattutto la ministra dei trasporti Paola De Micheli, non ci sentono. E non sentono le giustificate proteste delle lavoratrici e dei lavoratori di Enac, che ben conoscono la delicatezza del loro ruolo, e che lo scorso 16 settembre hanno scioperato.

Gennaro Franco, per tutti Gino, ormai dell’ente dell’aviazione conosce tutto. Quando nel ‘97 nacque Enac, riunendo le competenze e le funzioni del Registro aeronautico italiano, della Direzione generale dell’aviazione civile del ministero dei Trasporti, e dell’Ente nazionale della gente dell’aria, era già un addetto del settore. “Faccio questo lavoro da più di trent’anni, dal 1989 - racconta - ho 56 anni, sono ispettore alla safety (sicurezza operativa) nella sede bergamasca della direzione regionale aeroportuale della Lombardia”.

Franco è anche delegato Fp Cgil Milano, eletto nella Rsu regionale, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, e non si rassegna all’idea di passare ad ‘Epe’. “De Micheli parla di ‘Ente pubblico economico’, ma vuole avviare una sostanziale privatizzazione. Non hanno neppure preso in considerazione le proposte alternative che tutti i sindacati hanno continuato ad avanzare. I più arrabbiati fra di noi sono i giovani, in gran parte donne tra i 30 e i 35 anni, che hanno vinto un concorso pubblico, e per il pubblico vogliono continuare a lavorare. E non è una difesa a oltranza del posto fisso, è l’idea di sviluppare il proprio progetto di vita, dopo lo studio, la ricerca, i sacrifici”. Franco mostra una lettera scritta dalla collega Graziana alla vigilia del partecipato sciopero, un’orgogliosa difesa dello status pubblico di una ragazza che ha lasciato la sua Puglia per venire a lavorare al nord, in Liguria, con tutta la famiglia: “...siamo lo Stato che sale a bordo, che entra nei gate, nei pontili d’imbarco, che vigila perché volare sia sicuro e confortevole per tutti”.

Uno dei problemi di Enac, 711 dipendenti sparsi lungo l’intera penisola, è sicuramente quello della carenza di personale. “In questi ultimi mesi sono stati assunti un centinaio di giovani - sottolinea Franco - Ma ancora non sono sufficienti. I nostri compiti sono molteplici, dalla regolazione del trasporto aereo alla vigilanza e alla sicurezza dei voli, fino alle funzioni di polizia della navigazione”.

Ma perché tanta ostilità di fronte all’ingresso del privato? Gino (e Graziana) non hanno dubbi: “Come potrebbe un soggetto che agisce secondo le regole del mercato garantire indipendenza, imparzialità e trasparenza, quei poteri autoritativi pubblici in materia di regolazione, vigilanza, controllo del trasporto aereo che gli sono stati affidati dal decreto legislativo n. 250/97? Non sappiamo che tipo di contratto potrebbe esserci applicato, quali sono gli indirizzi futuri dell’ente e soprattutto su quali risorse potrà fondarsi”. Il delegato sindacale scuote la testa: “La pandemia ha molto penalizzato l’intero settore, basta pensare al colosso tedesco di Lufthansa. Gran parte delle risorse arrivano dalle concessioni aeroportuali, ma fino al 2023 non arriveremo ai livelli toccati nel 2019”. Stiamo parlando dell’emendamento presentato dai 5Stelle nel “Decreto agosto” e già bocciato due volte in Parlamento. “Hanno nascosto in un decreto il passaggio dell’Enac a ente pubblico economico, promettendo situazioni molto allettanti per il personale vicino alla pensione”. Manca solo la guerra generazionale...

Se la pur molto partecipata protesta dei lavoratori Enac stenta a finire sotto i riflettori dei media, la Federazione europea dei sindacati dei servizi pubblici, Epsu - la più grande federazione aderente alla Ces - esprime pieno sostegno allo sciopero indetto dai colleghi italiani. “Siamo orgogliosi di fare questo lavoro, difendiamo la sicurezza dei voli e questo può farlo solo il pubblico”. 

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