A proposito di “Zaiastan” e dintorni - di Paolo Righetti

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Il 76,8% dei voti per Zaia presidente, il 44,6% alla lista Zaia che raddoppia il risultato del 2015, e quasi triplica il 16,9% della lista della Lega. Poi 41 seggi su 50 del Consiglio regionale alla coalizione di centrodestra: 24 alla lista Zaia, 9 alla Lega e 8 al resto della coalizione, con una forte crescita di Fratelli d’Italia ed un analogo calo di Forza Italia.

La coalizione di centrosinistra al 15,7%, la lista civica del candidato presidente al 2%, il Pd al 12%, le liste a sinistra sotto l’1%; 9 seggi in totale all’opposizione, di cui 6 al Pd. Il M5Stelle con il 2,7% fuori dal Consiglio.

È questa la fotografia impietosa del rinnovo del Consiglio regionale del Veneto: un risultato “bulgaro” che evidenzia una dimensione veramente allarmante del predominio politico, culturale ed elettorale del centrodestra nel Veneto, ma che, pur con proporzioni diverse, è purtroppo già realtà in tutto il Nord e rischia di essere maggioritario anche a livello nazionale.

Ma da questa tornata elettorale, nelle diverse regioni, emergono accentuandosi altri fattori rilevanti altrettanto preoccupanti: la personalizzazione della competizione elettorale, e l’apparente trasversalità della proposta politica. Una personalizzazione che, da una parte, crea una finta dialettica tra “buoni amministratori” e rappresentanza politica di riferimento, usata in realtà per acquisire più peso all’interno della stessa; dall’altra ridimensiona il valore della democrazia rappresentativa, svuota i percorsi di decisione collettiva, e alimenta l’idea dell’uomo forte, dell’accentramento dei poteri, insomma del “governatorismo” e del presidenzialismo come conseguente declinazione istituzionale ai diversi livelli.

L’apparente trasversalità della proposta politica si manifesta alimentando le paure securitarie, avanzando proposte fintamente interclassiste, ma soprattutto mettendo al centro l’identità e l’orgoglio del territorio, una presunta capacità di gestione amministrativa più efficace e vicina ai cittadini. Una rappresentazione che ha trovato sbocco concreto nella rivendicazione di più autonomia e di più risorse economiche da tenere e gestire direttamente nella propria regione, e che sta facendo prevalere la logica della competizione territoriale sulla conflittualità sociale, sulle esigenze di più equità e tutele fondamentali.

Zaia e De Luca, ma non solo, sono i campioni speculari di questa strategia, sorretta da una straordinaria capacità di attirare su di sé tutta l’attenzione mediatica e di condizionarla, alimentando sempre di più la narrazione idilliaca della loro realtà e della loro azione di governo, e minimizzando problemi, criticità e proprie responsabilità. Il primo, subito dopo il trionfo elettorale, ha dichiarato che vuole rappresentare tutti, anche gli elettori di centrosinistra, che peraltro in parte lo hanno già votato. Il secondo ha esplicitato che la sua proposta e il suo consenso vanno al di là delle categorie di destra e di sinistra.

Un quadro di riferimento complessivo che interroga anche noi, come Cgil. In Veneto abbiamo provato a far emergere la situazione reale - le tante criticità che caratterizzano anche questa regione sul piano ambientale, economico, sociale, la regressione crescente nelle tutele e nella garanzia dei diritti e delle prestazioni fondamentali - e a declinare gli obiettivi prioritari e le nostre proposte alternative. Dobbiamo continuare a farlo con intelligenza, coerenza e determinazione, mantenendo la nostra piena autonomia, mettendo in campo livelli di iniziativa adeguata. Facendolo vivere nell’azione contrattuale e negoziale, migliorando soprattutto la capacità di trasmissione della nostra analisi e proposta complessiva all’intero gruppo dirigente allargato e la diffusione al di fuori di noi, nei luoghi di lavoro, nelle leghe dei pensionati, nell’intero territorio.

Non abbiamo altre scorciatoie, in Veneto e nel Paese, per mantenere e rafforzare consenso e sostegno sui nostri obiettivi, per continuare ad essere un grande soggetto di rappresentanza sociale, un riferimento visibile e percepito per la tutela e il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, per una prospettiva di progresso e di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Solo così si può favorire anche un lungo percorso di recupero di credibilità e consenso che la rappresentanza politica di centrosinistra e sinistra, in tutte le sue declinazioni, deve attivare in proprio e da subito.

Questo a partire da orientamenti e proposte chiare e senza ambiguità per l’opposizione in Veneto, e da scelte nette e radicali a livello di governo nazionale sulla ridefinizione delle priorità nelle politiche economiche e sociali, e sulla destinazione delle tante risorse in arrivo o già stanziate, orientandole alla riconversione green, all’innovazione tecnologica, alla qualità e sicurezza del lavoro, al rafforzamento dei sistemi pubblici di istruzione, tutela della salute e protezione sociale, alla riduzione delle diseguaglianze.

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