In ricordo di Remo Bodei. Alcune non banali considerazioni - di Giorgio Riolo

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Ringrazio vivamente Francesca Rigotti e Marcello Barison, e la “Bottega” di Daniele Barbieri, per aver ricordato Remo Bodei. Un doveroso omaggio e un doveroso tentativo di non relegare nell’oblio, dopo le immediate commemorazioni nella stampa, personalità così esemplari. Qui solo alcune brevi considerazioni.

Remo Bodei era grande filosofo e grande intellettuale in senso lato, ma anche persona di grande valore. Le due cose insieme – con la sua scomparsa - ci diminuiscono, ci rendono più poveri. Chiunque l’abbia conosciuto personalmente non può che confermare ciò. Più poveri, ancor più nel panorama, per più versi desolante, del nostro mondo intellettuale. E allora vorrei solo ricordare il ruolo importante che Bodei ha svolto nella sua prima fase di attività. Molti di noi hanno avuto il suo aiuto nel percorrere certe strade culturali invece di altre. In più, essendo impegnati politicamente e socialmente.

Nel 1968, vivente ancora Ernst Bloch (morirà nel 1977), presso il suo editore tedesco Suhrkamp, appariva un aureo libretto di scritti di Bloch su Karl Marx. Il libro, con il titolo “Karl Marx”, venne tradotto in italiano e pubblicato presso Il Mulino nel 1972. La densa introduzione di Remo Bodei rimane un classico del nitore (chiarezza, precisione e profondità) e della funzione indispensabile della messa in circolazione di un pensiero e di un filosofo allora pressoché sconosciuti in Italia. Personalmente imparai quella introduzione quasi a memoria per un esame universitario. E da lì, da quella introduzione e dal quel prezioso libro, il mio percorso alla scoperta di Bloch. Parallelo a quello alla scoperta di un altro grande per cui il marxismo era, ed è, cosa vivente, liberante e non oppressiva: György Lukács. I due nella giovinezza, e per un breve periodo, in comunione spirituale “come due vasi comunicanti”, parole di Bloch stesso.

In seguito la cura di Bodei di altre opere di Bloch, da “Soggetto-Oggetto. Commento a Hegel” alla introduzione alla fondamentale, monumentale opera maggiore “Il principio speranza”. Presso Garzanti e in pieni anni novanta, era il 1994, nell’orgia trionfante del capitalismo neoliberista, vincente dopo il 1989 e dopo il crollo ignominioso del socialismo reale. E come dimenticare un altro saggio su Bloch. Il suo bel libro “Multiversum. Tempo e storia in Ernest Bloch”, presso Bibliopolis. Affascinante e preciso nell’esplorare aspetti decisivi della riflessione filosofica, non solo nell’analisi filologica del lascito del filosofo tedesco.

Bodei ci aiutò anche a capire, assieme al modo con cui i due, Lukács e Bloch, oltre sicuramente ad altri filosofi e storici della filosofia, ci resero il filosofo travisato per eccellenza. Ci aiutò a comprendere Hegel, ci rese un Hegel più aderente al suo autentico intendimento. La filosofia come “la nottola-civetta di Minerva-Athena che spicca il volo sul far del crepuscolo”. Quindi post festum, a cose compiute sicuramente, ma dall’alto e dalla capacità di ridurre in concetti, in universali, l’immensa ricchezza del reale, del particolare, degli accadimenti, della storia. La filosofia come “il proprio tempo appreso nel pensiero”, e quindi la storia, tutti i tempi, appresi nel pensiero. Sforzo speculativo titanico, vertiginoso, per molti “totalitario”, chiuso e non aperto (ci ricordiamo di Karl Popper e della filiazione Platone, Hegel, Marx?). Bodei scrisse a metà anni settanta “Sistema ed epoca in Hegel”. Opera poi rivista e aumentata per l’edizione del 2016 “La civetta e la talpa. Sistema ed epoca in Hegel” presso Il Mulino.

Qui, per concludere sul primo Bodei, mi preme recuperare dall’oblio un saggio che, sempre personalmente, mi ha molto formato, non solo influenzato. È contenuto in un libro pubblicato nel 1975 presso Mazzotta, “Hegel e l’economia politica”, curato da Salvatore Veca e contenente saggi di Bodei, Racinaro e Barale. Il saggio di Bodei è quello che dà il titolo al libro.

Di cosa parla, o dovrebbe parlare, la filosofia se non delle cose importanti della vita dell’umanità e della realtà tutta? Tutto ciò alla luce di questi insigni pensatori, Bodei naturalmente compreso? La dura realtà dell’economia e della condizione umana, dal potere-dominio alle passioni, ai blochiani “sogni ad occhi aperti”, ai sogni di una vita migliore, al desiderio di “camminare eretti” e di conservare la dignità umana, contro ogni oppressione, di qualsiasi natura e storia, anche del cosiddetto socialismo.

Lo ringraziai personalmente per quel contributo su come Hegel conoscesse l’economia politica e riflettesse sullo spirito del capitalismo, contributo così illuminante e così importante per me. Si era nel 1985, in un convegno per il centenario della nascita di entrambi, Lukács e Bloch, e lui con modestia e fraterna accondiscendenza mi rammentò come nacquero il saggio e l’idea, e poi la corrispondente ricerca dell’immagine, per la copertina del libro, della famosa civetta di Hegel.

Banale ricordo, apparentemente, ma così gravido di conseguenze, almeno per lo scrivente.

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