I “non invisibili” attendono risposte. La legge sulla non autosufficienza è inderogabile - Michele Lomonaco

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Sedici milioni di pensionati sono tutt’altro che invisibili, anche perché non hanno alcuna intenzione di lasciare tranquilli quelli che non li vogliono ascoltare. La folta, colorata e determinata “delegazione” di qualche decina di migliaia che li ha degnamente rappresentati a Roma lo scorso 16 novembre testimonia del fatto che le loro richieste debbono essere necessariamente ascoltate dal governo e dal parlamento. Ampie delegazioni da tutte le regioni d’Italia si sono riversate sul prato del Circo Massimo, nonostante le avverse condizioni climatiche. Il cielo carico di pioggia ha fatto accelerare i tempi della manifestazione. Così per alcune delegazioni – tra queste ad esempio quelle dello Spi Cgil di Lombardia e Piemonte – c’è stato il rammarico di essere arrivati al comizio quando il loro segretario generale, Ivan Pedretti, aveva già quasi concluso il proprio intervento.

Da parte di tutte e tutti, comunque, la convinzione e la determinazione di essere assolutamente dalla parte del giusto nel rivendicare non solo migliori condizioni economiche, soprattutto per chi ha pensioni più basse, ma sulla richiesta centrale di una legge per la non autosufficienza. Come ha detto Pedretti nel suo intervento, e come ha ribadito il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, presente nella bella e gremita piazza, si tratta di una battaglia che devono condurre tutti i cittadini e i lavoratori, non solo i pensionati e le pensionate.

Avere regole certe, esigibili e razionali, dotate di adeguate risorse, sul sostegno alle persone non autosufficienti e alle loro famiglie è una questione di civiltà, prima ancora che una necessità assoluta per un paese che invecchia sempre più. E che quindi sempre più avrà a che fare con problemi legati al numero crescente di non autosufficienti.

Anche dal punto di vista economico, razionalizzare e aumentare la dotazione finanziaria del fondo non autosufficienza diventa una priorità inderogabile, insieme alla necessità di raccordare al meglio quanto speso dai Comuni, quanto stanziato dalle Regioni, e quanto di competenza dello Stato.

I pensionati convenuti a Roma, ancora una volta, hanno fatto più del loro dovere e, a leggere i primi commenti dei quotidiani, hanno ottenuto non solo l’attenzione di tutti i media ma anche, sembrerebbe, prime aperture da parte di esponenti del governo Conte.

Dopo la manifestazione del primo giugno a Piazza San Giovanni, la raccolta di firme in corso in tutto il paese, i presidi, gli incontri e la pressione sui parlamentari in tutte le circoscrizioni, quella del 16 novembre è stata un’altra significativa tappa di una mobilitazione che non si ferma. Lo hanno promesso gli interventi dal palco, lo hanno ribadito con forza le decine di migliaia di donne e uomini che sono scesi a Roma con entusiasmo – anche quelle e quelli che sono partiti dai tanti luoghi sconvolti dal maltempo e dal dissesto idrogeologico “politicamente determinato”, da Venezia a Matera in primis.

Piedi a terra e vigilanza massima: tutte le pensionate e i pensionati attendono segnali certi e concreti, soprattutto sulla legge per la non autosufficienza, come sull’insieme della piattaforma unitaria. Decisioni e fatti che diano il segno tangibile che non solo non siamo invisibili, ma che non si può fare a meno di venire incontro alle richieste di chi rappresenta più di un quarto del paese.

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