Piazze e “sardine” di sinistra chiedono un’altra politica - di Giacinto Botti

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Il positivo movimento delle “sardine” che sta riempendo le piazze italiane andrebbe protetto dagli squali, dalle strumentalizzazioni e lasciato libero di nuotare. Queste piazze ne richiamano altre, dalla “nostra” del 9 febbraio a Roma, a quella del 2 marzo a Milano, a quella di Verona. Piazze di donne e uomini non rassegnati all’odio, alla xenofobia, al sessismo, alla disumanità. Contro la destra e il suo rappresentante più sovranista e razzista. Piazze per riaffermare i valori della Costituzione. Piazze di sinistra, alle quali manca la sinistra politica.

La sinistra, con la sua storia e i suoi valori, la sua utopia del possibile, di una società senza disuguaglianze, antifascista e antirazzista, mantiene la sua naturale ragion di essere. Finché esisterà lo scontro tra capitale e lavoro, il capitalismo rapace delle multinazionali che mettono in ginocchio economie e in pericolo il futuro del pianeta; finché esisteranno politiche liberiste e una destra sovranista, antidemocratica, xenofoba e liberista, il bisogno di sinistra sociale e politica sarà insopprimibile.

La Cgil, come soggetto politico plurale di rappresentanza sociale, ha bisogno della sinistra politica, nella cui storia affonda le proprie radici. Con la nostra autonomia e forti della nostra rappresentanza sociale interloquiamo con la politica, con i governi, consapevoli della nostra parzialità, del bisogno di forze politiche di sinistra che sappiano ascoltare le istanze del lavoro e tradurle in scelte che mettano al centro il valore del lavoro e le necessità di vita delle persone.

Queste piazze democratiche e di sinistra e noi stessi siamo interessati a uno sbocco elettorale e politico delle lotte e delle mobilitazioni sociali e valoriali. C’è bisogno di un’altra sinistra politica, capace di coraggio e di un pensiero alto, libera dalla rincorsa alla destra e dal liberismo. Che metta al centro il lavoro, applichi la Costituzione e conquisti i rapporti di forza e il consenso necessari per avere il potere di “fare” in una democrazia rappresentativa. Con la volontà di realizzare le trasformazioni economiche e sociali che abbiamo indicato con il Piano del Lavoro e il nuovo Statuto dei diritti universali. La destra cresce, la sinistra deve ritrovarsi. Va contrastata ogni ideologia che le considera categorie superate: non crea cultura e coscienza collettiva ma solo individualismo e qualunquismo a favore della destra.

C’è bisogno, in Italia e in Europa, di un’altra sinistra che ricomponga la rottura col suo popolo, con il lavoro, e torni a costruire “un altro mondo possibile”. La lotta di classe è sempre attuale e va interpretata con la cassetta degli attrezzi del marxismo. La lotta economica e sociale per il cambiamento incrocia la battaglia valoriale e culturale. È il filo rosso che lega le piazze: sono di sinistra ed esprimono il bisogno di una sinistra radicalmente rinnovata, con un progetto di trasformazione, con figure di forte riferimento sociale come Lula, Sanders o Corbyn. E c’è bisogno assoluto della Cgil. 

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