Modifiche dei decreti sicurezza: un passo avanti. Ma molte questioni restano aperte - di Selly Kane

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Le modifiche dei “decreti sicurezza”, contenute nel testo approvato dal Consiglio dei ministri il 5 ottobre, rappresentano un passo avanti per favorire percorsi di inclusione sociale dei cittadini migranti richiedenti asilo o protezione internazionale presenti nel nostro Paese. Sono da apprezzare molti elementi positivi che vanno in questa direzione, quali la possibilità di convertire in permessi di soggiorno per motivi di lavoro alcune tipologie di permessi, la garanzia dell’iscrizione anagrafica, il rilascio della carta d’identità ai richiedenti asilo, la non espellibilità dei cittadini migranti tenendo conto del loro inserimento sociale nel nostro Paese.

Tuttavia rimangono molte questioni ancora aperte, come il mantenimento delle multe (seppur ridotte) per chi soccorre e salva le vite umane in mare. In tal senso, le note più gravi e dolenti riguardano le Ong: le sanzioni sono state ridotte, ma in certi casi resta la rilevanza penale e non solo amministrativa, compreso a certe condizioni il sequestro della nave. Questo per un’attività, il salvataggio di naufraghi in mare e il loro sbarco nel porto sicuro più vicino, non solo consentita ma necessaria, obbligata e sanzionata, in caso di inosservanza, dai trattati internazionali e dal Codice della navigazione.

Non viene poi ripristinato il secondo grado giudizio per i ricorsi presentati dinanzi ai rigetti delle istanze di domanda di asilo e di protezione internazionale, mantenendo solo la possibilità di ricorre alla Cassazione dopo una sentenza in primo grado. Riguardo al tema della cittadinanza, la tempistica per la riposta degli organismi preposti viene sì ridotta da 48 a 36 mesi, ma prima dell’emanazione dei “decreti sicurezza” la durata massima entro la quale dovevano essere espletati i procedimenti era di 24 mesi.

Inoltre il concetto di “Paese sicuro”, e ancora gli accordi per rimpatri con Paesi come condizioni sine qua non per richiedere asilo o protezione, sono misure sbagliate, poiché vi sono accordi vigenti con Paesi dove vengono sistematicamente violati i diritti umani, come quelli stipulati con Libia, Turchia e non solo.

Occorre rilanciare il sistema di accoglienza diffusa, come viene d’altronde enunciato con una nuova terminologia: “Sistema di accoglienza e integrazione”. Tuttavia servono risorse certe e sufficienti per realizzare un buon sistema di accoglienza dignitoso ed inclusivo, mentre il decreto vorrebbe l’invarianza delle attuali risorse. E non è più rinviabile la chiusura dei centri per i rimpatri, luoghi di disagio e sofferenza delle persone, mentre il decreto si limita a ridurre da 180 a 90 giorni (elevabili in alcuni casi di ulteriori 30 giorni) il periodo di detenzione.

Una considerazione specifica da fare, a mio parere, riguarda la prospettiva di accoglienza e integrazione per le donne migranti titolari di protezione sociale, soprattutto, perché vittime di tratta, e per le donne vittime di violenza domestica. In particolare la loro presa in carico, da parte del Sistema di accoglienza e integrazione, deve positivamente interagire con quei servizi e con tutte quelle attività dedicate, a partire dai Centri antiviolenza. Si tratta infatti di non trascurare e tanto più sottovalutare le esigenze di azioni che considerino la condizione delle donne migranti, per le quali le sofferenze e le violenze spesso iniziano durante il viaggio, condizioni che richiedono cure e attenzioni particolari.

Oltre questo decreto, occorre varare una nuova normativa organica sull’immigrazione, capace di garantire in modo strutturale diritti di cittadinanza per tutti i migranti. Non è più rinviabile il tema dello “Ius soli” per i giovani nati e cresciuti in Italia. Così come la legge Bossi-Fini deve essere cancellata, poiché, come sappiamo tutti, ha generato irregolarità, ricatti, grave sfruttamento delle persone, lavoro nero, e danni enormi per il nostro il Paese sul piano sociale, culturale ed economico.

Il nostro Paese e l’Europa hanno bisogno di un nuovo diritto dell’immigrazione e dell’asilo, non è sufficiente emendare gli aspetti più deleteri della logica securitaria, che continua a non considerare il diritto di migrare e il pieno rispetto di tutti i diritti di cittadinanza dei migranti.

Ritengo che la brutta stagione politica dei porti chiusi, della criminalizzazione della solidarietà, e dello smantellamento del sistema di accoglienza virtuoso, si sta affievolendo, e questo è un bene per l’umanità. Tuttavia non bisogna abbassare la guardia, serve coraggio e determinazione per riaffermare con forza i valori della solidarietà e i diritti universali, a partire dal diritto di migrare delle persone in sicurezza. Su questo c’è ancora molto da fare, sia da parte dell’Italia che dalle istituzioni europee, per mettere in campo politiche comuni per un governo responsabile della migrazione delle persone.

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