Insieme per cambiare le politiche europee - di Massimo Balzarini

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La periodica riunione a Bruxelles del Network sindacale europeo, di cui Lavoro Società è tra i fondatori, è stata un’utile occasione di dibattito sui temi dell’agenda politico-sindacale: lotta all’austerità, TTIP, Cop 21.

Il 18 e 19 novembre scorsi, presso il Parlamento europeo a Bruxelles, si è svolto uno degli incontri periodici del Network sindacale europeo (già Forum Europa Sociale), ospitato dal gruppo parlamentare Gue/Ngl, con delegazioni di dodici paesi fra cui l’Italia. Il network di “sinistra sindacale” europea è nato alla fine degli anni ‘90, su iniziativa dell’allora Alternativa Sindacale, e Lavoro Società ne è parte fondativa e di coordinamento.
L’incontro è stata un’occasione per fare il punto su temi di grande attualità. Il primo giorno autorevoli contributi, fra cui Sean Sweeny della Trade Unions for Energy Democracy, City University di New York, e Lars Bogard della 3F Kastrup Danimarca, hanno affrontato il tema dei cambiamenti climatici in vista della Conferenza sul clima di Parigi, Cop 21. Simona Fabiani, della Cgil nazionale, ha offerto una panoramica sulle politiche energetiche nel nostro paese, sottolineando le criticità e le necessarie direzioni alternative.

Sappiamo quanto sia complesso, ma altrettanto necessario superare la contraddizione fra sviluppo industriale e impatto ambientale. E’ necessario, ad esempio, incrementare le energie rinnovabili e ridurre quelle fossili, a partire dall’uso del carbone per produrre energia. I contributi e il dibattito hanno permesso di focalizzare l’impatto sull’ambiente dell’aumento delle temperature, di quanto devastante possa essere la previsione di un aumento di due gradi e ancora più drammatica una previsione di quattro gradi, se i paesi in via di sviluppo adottassero modelli altrettanto energivori e inquinanti di quelli seguiti dai paesi oggi economicamente più forti.
Pur nell’articolazione degli approcci, il Network sindacale europeo ha convenuto sul sostegno della posizione di progressiva riduzione delle emissioni, anche attraverso l’adozione di tecnologie produttive compatibili con l’ambiente e ad alta efficienza energetica.

Nella seconda giornata, sono state discusse le politiche di austerità in Europa e il loro contrasto da parte dei sindacati nazionali. Le testimonianze dai vari paesi confermano che molto spesso le politiche nazionali di sviluppo si traducono in una compressione dei diritti. Con l’obiettivo, per questa via, di contenere i costi. In Italia si chiama jobs act, altrove ha nomi diversi che nascondono la stessa sostanza, non affrontando i veri nodi di un modello di sviluppo in crisi, di mancata redistribuzione della ricchezza, di un capitalismo finanziario che alimenta la crisi economica e finanziaria.

E’ emersa la necessità dei sindacati nazionali di condividere le esperienze e le vertenze in corso, anche per renderle di carattere generale, specie per i gruppi multinazionali che in questa situazione attuano dumping sociale. Ma la risposta dell’Europa sembra andare in direzione opposta, con il tentativo di ridurre il potere negoziale dei sindacati, intervenendo esclusivamente per via legislativa.

Altro tema discusso è stato il trattato TTIP tra Ue e Usa, che avrà come effetto apparente la facilitazione degli scambi di merci, ma come effetto reale quello di ridurre la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori, come ha spiegato Claude Serfati, ricercatore dell’Etui. Il rischio ulteriore è la cessione di sovranità alle multinazionali, che per difendere il loro business non sono disponibili ad accettare normative che ne limitino il raggio d’azione.
Basti pensare alle cause intraprese da aziende energetiche nei confronti di paesi che hanno limitato il ricorso all’energia nucleare, come la Germania, chiedendo ai governi di rispondere dei mancati guadagni preventivati dagli investitori stranieri. In questo modo l’interesse dei cittadini, o la difesa della loro sicurezza, a cui un governo dovrebbe rispondere, vengono messi in discussione per non compromettere i profitti e il libero mercato.
Il meeting della “sinistra sindacale” europea di novembre è solo uno degli incontri in calendario, a conferma dell’importanza del confronto delle esperienze e del dibattito a livello continentale, con la necessità di migliorare un costante flusso di informazione anche sulle iniziative in atto, ad esempio gli scioperi nazionali. Nella consapevolezza che è sempre più urgente per la politica europea un’inversione di tendenza, che sposti l’attenzione dalla difesa del capitale alla difesa dei diritti dei cittadini.

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