Basta tagli in sartoria - di Domenico Ronca

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La Brioni è la più importante impresa dell’area vestina. Qui e nel resto dell’Abruzzo il sindacato è mobilitato per invertire le scelte, padronali e istituzionali, che lo condannerebbero al declino occupazionale ed economico.

Siamo impegnati ad avanzare proposte e a costruire iniziative sulle vertenze più importanti della nostra provincia, per tentare di interromperne il declino e avviare un percorso virtuoso condiviso. Si tratta cioè di costruire un rapporto positivo fra istituzioni che hanno il compito di governo del territorio, e il dovere di avere una idea di sviluppo su cui costruire azioni positive e intervenire con tempestività, per fare in modo di favorire una indispensabile ripresa, che nel nostro territorio è del tutto assente.

La nostra proposta di sviluppo, nella zona vestina, si chiama prima di tutto polo dell’alta moda, e ha i suoi punti di forza nella presenza di importanti realtà produttive e nella professionalità elevata di lavoratrici e lavoratori che producono qualità, con inesistente impatto ambientale. La più importante, Brioni Roman Style, è una grande sartoria artigianale che dà lavoro a 1.300 lavoratori, produce eccellenza, e deve mantenere uniti questi due aspetti (qualità sartoriale e occupazione) se vuole conservare una posizione pressochè unica nel mercato mondiale. Ma la Brioni ha comunicato la sua intenzione di licenziare 400 lavoratori.

La lotta è partita subito, e le lavoratrici e i lavoratori hanno reagito con rabbia e determinazione. Il 16 marzo i dipendenti della Brioni e della Roman Style hanno scioperato compatti contro i 400 esuberi annunciati il 29 febbraio, e in 700 hanno raggiunto il ministero delle attività produttive. La manifestazione non è stata circoscritta ai soli dipendenti di Brioni, ma tutti i cittadini del territorio vestino hanno partecipato attivamente, con alla testa undici sindaci con fascia tricolore e gonfaloni dei comuni.

Negli ultimi sette anni la Brioni, sia prima che dopo l’acquisizione da parte del gruppo Kering, ha utilizzato una svariata serie di ammortizzatori sociali. Dal 2009, in contemporanea all’inizio della cassa integrazione ordinaria, è stata attivata la prima procedura di mobilità volontaria, che ha trovato l’adesione dei dipendenti più vicini alla pensione. Nella seconda procedura di mobilità volontaria invece, complice un incentivo all’esodo più sostanzioso del precedente (28mila euro), hanno aderito anche dipendenti che non si avvicinavano alla pensione. Nelle due procedure sono uscite nel complesso circa 122 persone.

A ottobre del 2011 è stata la volta della divisione donna, dove lavoratori e lavoratrici, nella maggioranza dei casi, hanno trovato posto negli altri stabilimenti di Brioni (Penne, Montebello di Bertona e Civitella Casanova) nell’arco di 14 mesi. Comunque a ottobre del 2013, alla fine dei due anni di cassa integrazione straordinaria per cessazione attività, circa 20 lavoratori, tra volontari e non, sono andati anch’essi in mobilità. Il 26 marzo 2014 invece si è conclusa una lunga trattativa che ha portato, tra cassa integrazione straordinaria e mobilità, un saldo negativo di ulteriori 65 addetti. Un’ulteriore mobilità volontaria è stata sottoscritta a ottobre 2015, e 50 dipendenti hanno scelto questa strada, accettando le dimissioni incentivate.

Ad oggi quindi abbiamo assistito alla perdita di circa 275 posti di lavoro, senza dimenticare gli ulteriori 54 addett che hanno perso il loro posto di lavoro tra Modena e Bologna, in seguito alla chiusura di Sforza, azienda del brand Brioni.
La lotta delle lavoratrici e dei lavoratori della Brioni è oggi orientata ad ottenere un piano industriale, per il rilancio di un settore decisivo per lo sviluppo sostenibile del territorio, e senza il quale la nostra provincia e la nostra regione, l’Abruzzo si avvierebbe a un declino industriale irreversibile.

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