I nostri posti di lavoro, il nostro pianeta
DICHIARAZIONE SINDACALE AL G7 Ambiente 2017 – Bologna, giugno 2017

Il modello economico attuale è insostenibile da un punto di vista ambientale, sociale ed economico. I sindacati sono in prima linea nel richiedere cambiamenti globali in modo tale che i cittadini ed il pianeta siano protetti e che posti di lavoro di qualità siano messi a disposizione di tutti.

Il conseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) e di quelli sul clima apre enormi opportunità per l’occupazione, a partire dai settori alimentare e dell'agricoltura, delle città, dell'energia e dei materiali, della salute e del benessere. Pertanto non si tratta di scegliere tra occupazione e tutela dell’ambiente e del clima, ma di gestire una giusta transizione indirizzandola verso una nuova economia sostenibile e garantendo che non siano i lavoratori e le comunità a pagare il prezzo del cambiamento.

Nel 2015 i Capi di Stato e di governo di tutto il mondo hanno negoziato l'Accordo di Parigi, che regolamenterà le azioni internazionali sul clima a partire dal 2020. In esso i governi si sono impegnati a contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2° C e di adoperarsi per limitarlo ad 1,5° C, al fine di evitare fenomeni irreversibili con effetti devastanti per l'intera umanità. Hanno inoltre ribadito il loro impegno a mobilitare 100 miliardi di dollari entro il 2020 per sostenere l'azione e l'adattamento climatico nei paesi in via di sviluppo ed utilizzare questo importo come base di partenza per gli impegni futuri.

Il movimento sindacale internazionale è forte ed unito nel chiedere ai nostri leader politici di essere più ambiziosi sul tema del clima in quanto tutti noi sappiamo che "non vi sono posti di lavoro su un pianeta morto".

L'Accordo di Parigi ha unito i governi in una risposta multilaterale alla sfida del clima e, pur se molto resta ancora da fare per garantire il raggiungimento dei suoi obiettivi, deve restare il banco di prova su cui si misurano e si rivelano le ambizioni dei governi sul tema del clima.

Oggi ribadiamo ancora una volta il nostro impegno a sostenere azioni ambiziose sul clima e l'Accordo di Parigi. Ritirarsi dall’Accordo di Parigi o da ambiziosi percorsi sul clima equivale ad abbandonare l’idea di un futuro più pulito, alimentato da buona occupazione.

Ciò detto, sappiamo che i posti di lavoro e la sopravvivenza di milioni di lavoratori e di famiglie dipendono ancora da un'economia alimentata dai combustibili fossili, che hanno generato l'energia necessaria per la prosperità di oggi. I governi ed i datori di lavoro, nonché i lavoratori ed i sindacati che li rappresentano, devono sedersi insieme intorno al tavolo dei negoziati ed impegnarsi a proteggere il nostro futuro tramite una strategia di giusta transizione - un piano che garantisca occupazione dignitosa per tutti.

La giusta transizione è un processo che richiede tempo: vi sono alcune azioni che possiamo intraprendere immediatamente ed i governi, le imprese ed i sindacati, dovranno collaborare per farlo. Altre azioni e politiche richiederanno più tempo per essere attuate ed avere un loro impatto. Dobbiamo pertanto avviare questo processo ora e registrare progressi il più rapidamente possibile, in quanto il cambiamento climatico non si fermerà. L'inserimento di una giusta transizione nell'accordo di Parigi è un primo passo importante.

I paesi del G7 dovranno assumere un ruolo guida rispetto agli altri governi nel:
- garantire che i rispettivi contributi determinati a livello nazionale (NDC) conseguano l'obiettivo globale di emissioni con un aumento di temperatura di 2° C o meno;

- assumere un ruolo guida nell'avviare un dialogo con i sindacati ed i datori di lavoro sui mezzi atti a garantire una giusta transizione per i lavoratori e le comunità, ivi compreso il sostegno alla creazione di fondi per la "giusta transizione" al fine di conseguire obiettivi climatici più ambiziosi;

- sostenere gli investimenti nei settori con elevata capacità di creazione di occupazione e di tutela dell'ambiente, quali l'efficienza energetica e le energie rinnovabili, prestando particolare attenzione, tra gli altri investimenti, alla carenza di energia, alla mobilità sostenibile ed al miglioramento delle infrastrutture di trasporto;

- rafforzare le priorità ambientali e climatiche nei bilanci dei loro paesi e nella cooperazione internazionale;

- elaborare una strategia industriale rispettosa dell'ambiente, che consideri come priorità altrettanto importanti il lavoro dignitoso, un basso livello di emissioni ed un utilizzo efficiente delle risorse;
- rafforzare le normative in tema di processi industriali ecosostenibili e ridurre l'utilizzo delle sostanze tossiche;
- accrescere il livello di finanziamenti per sostenere le popolazioni locali che si trovano ad affrontare eventi climatici estremi, in particolare nell'Africa subsahariana, in modo tale che non siano costrette ad emigrare.

I sindacati chiedono ai governi d’intraprendere azioni e coordinarsi per promuovere uno slancio a favore della trasformazione industriale ed economica verso un'economia rispettosa dell'ambiente, che garantisca occupazione dignitosa per tutti e sia socialmente inclusiva, partendo dalla conferma e dall'attuazione dell'accordo di Parigi e degli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.