“Chi ha compagni, non morirà”(Franco Fortini).

La vicenda umana e politica di Emilio Molinari è una di quelle, e non sono tante, che ha avuto la capacità di unire nella militanza i movimenti degli anni ’60 e ’70 e le lotte del nuovo millennio, intrecciando fra loro le parti migliori e più feconde di un’elaborazione collettiva della quale è sempre stato tra i protagonisti. È stato maestro di tante ragazze e tanti giovani.

Emilio si affaccia alla politica in una storica fabbrica milanese: la Borletti. Siamo alla fine degli anni ’60, i lavoratori iniziano a muoversi e le loro rivendicazioni non sono solo di natura economica. Accanto alla richiesta di aumenti salariali, emergono spinte sempre più consapevoli a chiedere miglioramenti nelle condizioni di lavoro e di vita.

I lavoratori sono sempre più convinti di dovere chiedere di più e finalmente di poterlo fare, perché sanno che le loro lotte contano, incidono. Si tratta di trovare gli strumenti adatti a stare uniti e determinati. La rappresentanza sindacale esistente mostra sempre più grandi difficoltà a essere incisiva. I Cub diventano strumenti di autorganizzazione operaia e svolgono un ruolo fondamentale nelle lotte per il contratto nazionale dei metalmeccanici dell’autunno caldo del ’69.

Emilio ne è subito protagonista sia nella sua fabbrica – incontrando un’altra militante storica, Rina Barbieri, anche lei rilevante figura di impegno politico e sindacale alla Borletti e anche lei recentemente scomparsa – sia nel coordinamento a livello territoriale. È una esperienza esaltante di impegno e di risultati in cui la figura di Emilio ben presto emerge. Per lui un legame e radici indelebili che rimarranno per sempre alla base della sua attività politica.

Alla fine degli anni ’60 è tra i fondatori di Avanguardia Operaia, una delle organizzazioni che coglie la spinta ideale del ’68 in Italia e nel mondo, e contribuisce a farne una formazione politica nella quale si integrano le lotte operaie e studentesche, quelle del sociale e dei territori.

A metà degli anni ’70 è uno dei protagonisti della nascita di Democrazia Proletaria. Consigliere Comunale a Milano con il gruppo di Dp consente la nascita della prima giunta di sinistra nel capoluogo lombardo. In seguito come consigliere regionale è autore di varie denunce di corruzione, ad iniziare dalla sanità, risultate fondamentali nel favorire l’avvio delle inchieste Mani Pulite.

Nel 1985 è tra gli animatori del referendum contro il taglio della scala mobile. Negli anni nei quali occupazione e ambiente sembrano essere destinati ad una contrapposizione irrisolvibile, la figura di Emilio, con il suo passato di lotte in fabbrica e di difesa dell’ambiente e del futuro del pianeta, contribuisce a costruire ponti. “Un marxista non dogmatico, ma curioso, innovatore, attento ai contemporanei processi di accumulazione e valorizzazione del capitale. Un organizzatore operaio, ecoattivista, internazionalista, antirazzista”, lo definisce Giovanni Russo Spena. Che continua: “Ho sempre ritenuto Emilio la sintesi del compagno demoproletario, determinato e dolce, vero, per cultura, propensioni, comportamenti, dedizione, generosità. Ed anche colto e preparato uomo delle istituzioni”.

Staccatosi da Dp per aderire ai “Verdi Arcobaleno”, è per due anni senatore nel gruppo della Federazione dei Verdi.

Con l’avvicinarsi del nuovo millennio prende parte al movimento altermondialista, partecipa ai Forum Sociali e diventa uno degli animatori a livello nazionale e internazionale del movimento in difesa dell’acqua pubblica, nel quale è stato attivo dal Medio Oriente all’America Latina. Fondamentale il suo ruolo nel vittorioso referendum del 2011. Non poteva accettare che l’acqua da bene comune e diritto fondamentale diventasse un’arma di guerra, trasformata in merce da collocare sul mercato finanziario.

Oltre alle sfide politiche e sociali, Emilio ha dovuto sostenere negli ultimi dieci anni una dura lotta per la sua salute, ma non ha mai rinunciato, insieme all’associazione CostituzioneBeniComuni, ad essere un riferimento nella vita pubblica, soprattutto a Milano, sui temi della pace e dei diritti sociali.

Ha espresso il desiderio che i suoi funerali laici fossero ospitati nella Camera del Lavoro, dove si sono svolti il 9 luglio scorso: “Le mie radici sono quelle della fabbrica, da lì è iniziato il mio percorso”, un viaggio che l’ha portato lontano, ma sempre con l’obiettivo di tenere insieme i diritti sociali e del lavoro, con la lotta contro le guerre e con i diritti ambientali e i diritti civili.

*Vittorio Agnoletto, Leo Fiorentino, Maria Grazia Meriggi, Silvano Piccardi, Basilio Rizzo, Angelo Solazzo, Guglielmo Spettante, Mariangela Villa