Sono non meno di 242 i giornalisti palestinesi uccisi dagli occupanti israeliani, mentre almeno altri 55 sono incarcerati, molti in detenzione amministrativa.

“Gaza: fateci entrare” è il titolo dell’appello che diverse testate giornalistiche hanno sottoscritto nei giorni scorsi, per sollecitare il governo italiano a intervenire presso il governo israeliano e presso la Ue per permettere ai giornalisti stranieri di entrare a Gaza. Il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna ha aderito all’appello per l’accesso dei media indipendenti nella Striscia; è indispensabile il racconto del giornalismo indipendente.

“A Gaza si sta consumando una immane tragedia che ha spinto anche Papa Leone e il presidente Mattarella a denunciare il mancato rispetto dei diritti umani. È indispensabile testimoniare quanto accade a Gaza con gli occhi del giornalismo indipendente, raccogliendo le storie e le voci della popolazione inerme. La presenza dell’informazione indipendente può contribuire a proteggere donne, bambini, anziani da crudeltà, persecuzioni e crimini di guerra. Chiediamo al governo italiano di farsi promotore, sia con le autorità israeliane sia in sede europea, di un’iniziativa risoluta per consentire l’ingresso nella Striscia ai giornalisti stranieri”. Firmato da: Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Ansa, Avvenire, Corriere della Sera, Gazzetta del Sud, Giornale di Sicilia, Il Corriere delle Alpi, Il Fatto Quotidiano, Il Fatto Quotidiano.it, Il Giorno, Il Mattino, Il Mattino di Padova, Il Messaggero, Il Messaggero Veneto, Il NordEst.it, Il Piccolo, Il Resto del Carlino, Il Secolo XIX, Il Sole 24 Ore, Il Telegrafo, Il Tirreno, La Nazione, La Nuova di Venezia e Mestre, La Repubblica, La Sicilia, La Stampa, La Tribuna di Treviso, Milano Finanza, Quotidiano Nazionale, Rai Tg3, TV 2000, Il Centro, il periodico online Segni e Sogni.

Credo che sia un dovere morale ed etico stare vicino ai giornalisti palestinesi che hanno pagato un prezzo unico nella storia: fonti palestinesi e internazionali parlano di oltre 242 giornalisti ed operatori dell’informazione uccisi a Gaza dal 7 ottobre 2023 ad oggi. L’unica loro colpa quella di fare conoscere al mondo intero ciò che sta accadendo a Gaza. Inoltre sono 55 i giornalisti nelle carceri israeliane, di cui 22 con una detenzione amministrativa, senza nessun capo d’accusa.

Il 7 luglio scorso l’esercito israeliano ha fatto irruzione a casa del noto e famoso giornalista Nasser Al Lahham a Betlemme e, dopo avere sequestrato pc, telefonini, e ogni strumento di lavoro e distrutto tutto, ha arrestato il giornalista che è il caporedattore dell’Agenzia Stampa Maàn e analista politico. Vorrei esprimere a lui e a tutti i colleghi che sono chiusi dentro le carceri tutta la mia solidarietà e vicinanza.

Per molto tempo il silenzio dei colleghi giornalisti italiani è stato molto assordante, ma si potrebbe dire “meglio tardi che mai”.

Sono orgoglioso di potere dire che sono stato il primo giornalista che ha sollevato l’attenzione sulla situazione dei giornalisti palestinesi chiedendo solidarietà, vicinanza e sostegno. Il 23 novembre 2023 ho pubblicato un articolo sulla agenzia stampa internazionale Pressenza dal titolo: “Il pericoloso mestiere della verità: i giornalisti nella guerra israelo-palestinese”.

Dopo quasi due anni diverse testate giornalistiche italiane chiedono di potere entrare a Gaza. Questa richiesta è di per sé un salto di qualità, ma non basta a mio modesto parere, perché prima di tutto devono chiedere scusa ai giornalisti palestinesi uccisi nel silenzio. In secondo luogo devono entrare a Gaza con uno spirito libero e mentalità giornalistiche indipendenti per raccontare la verità senza pregiudizi, perché il nostro mestiere di giornalisti dovrebbe essere questo. Infine aprirsi come testate giornalistiche ai giornalisti e intellettuali palestinesi che lavorano e vivono in questo paese per far loro raccontare la loro narrazione. Chi più di noi può farlo?

Concludo dicendo che c’è un disaccordo politico e giornalistico in merito ai numeri delle vittime civili palestinesi: si parla già di oltre 100mila vittime, 377mila dispersi e di 145mila feriti.

Il mondo, l’opinione pubblica italiana e mondiale hanno il diritto di saperlo, e noi giornalisti abbiamo il diritto-dovere di raccontare la verità sul campo senza guardare in faccia nessuno.

Se i numeri sono questi, allora dobbiamo avere il coraggio di dire le cose come stanno, ovvero non nasconderci dietro l’ambiguità e l’interpretazione ma chiamare la tragedia con il proprio nome: genocidio!