Convocata da Cgil e Anpi, il 30 giugno scorso una grande manifestazione democratica e antifascista.

Il 30 giugno siamo scesi in piazza per dire a chi tenta di riscrivere la storia, a chi afferma che cantare “Bella Ciao” sia peggio di emulare con le braccia il simbolo della Decima Mas, a quelli che credono che si governa comandando con i decreti sicurezza, a chi vuole equiparare liberatori e occupanti, torturatori e torturati, fascisti e partigiani, che noi difendiamo i valori della democrazia, la memoria della Resistenza, la centralità della Carta costituzionale guardando ad un domani di pace, di diritti, di lavoro stabile e libertà per tutti i popoli della terra.

Il 30 giugno è un anniversario importante e non solo per Genova. Quanto accadde qui 65 anni fa, si allargò al resto del Paese ed ebbe come conseguenza la caduta del governo Tambroni sostenuto dai missini.

Il 30 giugno 1960 la città insorgeva contro la convocazione del congresso del Movimento Sociale in città che, nelle intenzioni degli organizzatori, sarebbe stato presieduto da Basile, il prefetto fascista responsabile delle persecuzioni antiebraiche a Genova, dell’esecuzione di otto detenuti politici e della deportazione di 1.500 lavoratori delle fabbriche genovesi nel ‘44.

I fatti sono noti: il 30 giugno del 1960 la protesta, cominciata settimane prima quando iniziò a circolare la notizia della convocazione del Congresso Msi in città, culminò nella dichiarazione di sciopero generale cittadino della Camera del Lavoro e nella grande manifestazione nella quale una moltitudine di persone scese in piazza. Fu una giornata storica per Genova, che vide protagonisti, come spesso accaduto nella nostra città, i lavoratori, in particolare i giovani portuali e metalmeccanici, i ragazzi dalle magliette a strisce, come usava allora, e una vasta mobilitazione popolare che voleva impedire a tutti i costi l’onta di un congresso post fascista in città.

A Genova si accese la scintilla che presto si propagò in altre città e che vide la reazione durissima del governo contro i manifestanti, con epiloghi tragici come a Reggio Emilia, Palermo e Catania. Ma la protesta contro il governo sostenuto dai fascisti ebbe la meglio, e l’esecutivo Tambroni fu costretto a capitolare.

Oggi come allora il mondo del lavoro può e deve essere protagonista di una riscossa sociale, morale e civile. Questa riscossa può concretizzarsi solo contrastando democraticamente ogni tentativo di stravolgere la nostra Costituzione, opponendosi alle riforme del premierato e dell’autonomia differenziata, perché il Paese va unito, non diviso o frammentato. Non abbiamo bisogno di donne e uomini soli al comando, ma di dare una prospettiva concreta ai tanti giovani disoccupati e precari. Abbiamo bisogno di una politica “alta”, che sia d’esempio e risponda ai bisogni delle persone. Abbiamo bisogno di amministratori e di una classe imprenditoriale all’altezza di un paese civile.

È tempo di voltare pagina. Siamo stufi delle guerre e degli attacchi ai diritti sociali e civili. Non si può imbavagliare l’informazione. I migranti non possono continuare a morire in mare e, quando arrivano nel nostro paese, devono essere accolti dignitosamente.

Non si può morire sul posto di lavoro per aumentare gli utili sulla pelle di lavoratrici e lavoratori. Nel nostro paese esiste un sistema imprenditoriale che tollera lo sfruttamento e il caporalato, e vorremmo non essere soli in questa battaglia per la legalità, per la sicurezza e la giustizia sociale, e nell’evidenziare ancora una volta la condizione nella quale versa il nostro Paese in materia di lavoro, mentre chi governa è distratto e troppo impegnato a inseguire agende che non rappresentano questi bisogni.

I distinguo però ci sono e fanno rumore. In questo 30 giugno, dopo anni di assenza, la fascia tricolore del sindaco è tornata in corteo ed ha sfilato nella manifestazione che Cgil e Anpi organizzano ogni anno in occasione delle celebrazioni in ricordo di quei fatti. Di questo importante atto istituzionale di condivisione dei valori democratici va ringraziata la neo eletta sindaca di Genova, Silvia Salis che, a differenza del suo predecessore sostenuto da una giunta di centro destra, ha sfilato in corteo e ha portato il saluto della città nel momento conclusivo della manifestazione, conclusa dall’intervento del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.