
Dopo la sentenza del Tribunale di Vicenza, continua la mobilitazione per il bando del Pfas e delle sostanze inquinanti e dannose per l’ambiente e la salute.
Dopo quattro anni e oltre 130 udienze, il 26 giugno corso si è concluso a Vicenza il processo in Corte d’Assise a carico di quindici ex dirigenti dell’azienda chimica Miteni di Trissino (Vi) e delle multinazionali proprietarie Mitsubishi Corporation e Icig, imputati di disastro ambientale e avvelenamento delle acque. Uno dei più grandi processi penali avvenuti nel nostro paese per reati ambientali, sulle responsabilità di chi per decenni ha inquinato l’acqua, il suolo e l’aria di un’ampia parte del territorio veneto.
Certo, sappiamo che il procedimento giudiziario sarà ancora lungo, che quasi sicuramente ci saranno i ricorsi in Appello e in Cassazione. Ma intanto, con le pene severe inflitte agli imputati – complessivamente 141 anni di reclusione e quasi 80 milioni di euro per risarcimento dei danni alle parti civili – la sentenza di oggi sancisce il principio fondamentale che chi inquina deve pagare.
Una sentenza che è comunque solo una tappa del percorso di iniziativa e di lotta intrapreso da anni dalla Cgil in Veneto per la tutela dell’ambiente e della salute, per un lavoro sicuro dove non ci si possa ammalare o morire, per un modello di sviluppo sostenibile per il territorio e le persone.
Un percorso che ha portato alla costituzione di parte civile della Cgil e della Filctem di Vicenza nel processo appena concluso, e a condividere con un ampio fronte di associazioni e comitati territoriali tante iniziative di rivendicazione e sollecitazione a tutti i livelli, nei confronti della rappresentanza politica e istituzionale e degli enti che hanno responsabilità nei diversi ambiti che caratterizzano questa drammatica vicenda.
Un percorso che continuerà, perché i fronti aperti sono ancora molti. C’è quello della continuità della sorveglianza sanitaria, e della necessità di nuovi e più approfonditi studi epidemiologici sulla popolazione coinvolta e su tutti gli ex lavoratori della Miteni, che hanno accumulato nel sangue valori di Pfas senza uguali al mondo: sostanze chimiche altamente dannose, alcune delle quali, i Pfoa e i Pfos, dichiarate recentemente “certamente cancerogene” o “possibili cancerogene” dallo Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro.
Poi c’è quello della loro completa tutela: nel corso di questi anni, attraverso il prezioso lavoro dell’Inca Cgil, è stata riconosciuta la malattia professionale a una ventina di ex lavoratori Miteni, e recentemente il giudice del Lavoro del Tribunale di Vicenza ha stabilito l’origine professionale del tumore che ha provocato il decesso di un ex dipendente, condannando l’Inail a erogare agli eredi le prestazioni dovute, e riconoscendo finalmente il nesso causale tra esposizione ai Pfas e patologie sviluppate. Anche alla luce di questa sentenza, vanno ora valutate le ulteriori azioni possibili per far emergere tutte le responsabilità, e garantire il giusto riconoscimento e indennizzo a tutti i lavoratori che hanno subito danni pesanti alla loro salute.
Ancora, c’è quello della messa in sicurezza del territorio, dalla bonifica non ancora iniziata dell’ex sito produttivo della Miteni che ancora inquina le falde acquifere sottostanti, alle modalità di smaltimento e trattamento dei fanghi di produzioni che ancora contengono e utilizzano Pfas o sostanze analoghe; dalla necessità di completare gli interventi sulla rete acquedottistica per garantire acqua pulita alla popolazione di tutte le zone contaminate, ai controlli, alle analisi e alle informazioni trasparenti sugli alimenti prodotti nel territorio e poi commercializzati.
Continueremo a incalzare la Regione Veneto e tutti i principali soggetti competenti e responsabili su questi interventi urgenti e necessari.
Una recente inchiesta di Greenpeace ha certificato che i Pfas sono presenti nelle acque potabili del 79% delle aree prese in esame in tutto il territorio italiano, così come sono ancora utilizzati in molti settori produttivi e nella produzione di svariati beni di consumo. Per questo la tematica Pfas va oltre la dimensione veneta e richiede un’iniziativa generale di tutta la Cgil per regolamentare in tutto il territorio nazionale la soglia massima di Pfas nelle acque potabili, con limiti più restrittivi rispetto alla direttiva europea, e perseguire l’obiettivo strategico, in Italia e in Europa, della riconversione produttiva e della progressiva messa al bando di queste sostanze inquinanti e altamente dannose per l’ambiente e per la salute.
