
Per descrivere oggi la situazione politica della Spagna, possiamo parlare di caos e sconcerto, frutto dell’instabilità governativa e del “vale tutto” dell’opposizione conservatrice.
La destra maggioritaria, il Ppe, spinta da mezzi di comunicazione in maggioranza conservatori, è al furioso attacco del governo, senza preoccuparsi di contraddire i suoi stessi argomenti. E’ l’incoerenza più assoluta insieme agli insulti di tutti i tipi. La pressione dell’ultradestra di Vox – affine a Meloni, Trump, Milei, Le Pen – con la quale il Ppe governa nella maggior parte delle regioni, le fa assumere il suo stesso discorso.
Finora al Ppe non è stato permesso, secondo tutti i risultati elettorali, di ottenere una maggioranza sufficiente per andare al governo senza l’appoggio dell’estrema destra. Nel corso del suo recente congresso ha lanciato il messaggio che non governerà con Vox, ma la realtà è che governa con loro in regioni e comuni.
Si sta assistendo a una convergenza di azioni dei “poteri reali”, capeggiati dai giudici, in maggioranza conservatori, guidati da alcuni del Tribunale Supremo che stanno aprendo cause contro l’entourage del presidente con procedure completamente irregolari, secondo il parere di esperti giuristi, e che vengono amplificati dai mezzi di comunicazione conservatori e di estrema destra, in forma coordinata, generando ‘fake news’ che questi giudici utilizzano come base per le loro accuse. Questa strategia include la denuncia contro il Procuratore Generale dello Stato, violando i suoi diritti individuali da parte della polizia su mandato di questi magistrati.
L’agenda politica internazionale, testa e croce
La proiezione internazionale di Pedro Sánchez come presidente del governo appare di orientamento progressista per il suo scontro con Trump e i leader che lo assecondano, per il rifiuto di dedicare il 5% del Pil al riarmo, così come per la denuncia del genocidio a Gaza e le iniziative affinché l’Ue riveda il suo rapporto con Israele. Tutte queste decisioni contengono una componente importante di politica interna. Sánchez sta cercando di limitare le critiche alla sua sinistra, in particolare da Podemos.
Il riarmo europeo approvato dall’Ue e dalla Nato è stato firmato da tanti altri membri dell’organizzazione, che quindi, come volontà politica, hanno intenzione di attuarlo. Una parte della sinistra non crede che si farà. Il governo sta avendo problemi con gli alleati di Sumar e con altri della maggioranza che lo sostiene, come Erc (Sinistra Repubblicana Catalogna) e Bildu (Sinistra nazionalista basca), per le posizioni di Pedro Sánchez e del Psoe sui temi internazionali. Si tratta dell’accusa di collaborazione nascosta nel commercio di armi con Israele, di un’azione insufficiente contro il genocidio di Gaza, e di aver permesso l’uso di basi americano-spagnole nell’attacco all’Iran.
La corruzione come arma di destabilizzazione
Il Ppe ha tentato, finora con pochi risultati, di etichettare il Psoe come partito corrotto, cercando di sviare dalla propria realtà che gli ha fatto a suo tempo perdere il potere, con 30 processi per corruzione. Lo stanno aiutando in questo compito le intercettazioni dell’Unità investigativa speciale (Uco) della Guardia Civil delle conversazione del numero tre del partito, il segretario di organizzazione, del suo predecessore nell’incarico e di altri collaboratori, implicati nella raccolta di tangenti in diversi contratti pubblici, ponendo in grave crisi il partito socialista e il governo.
La crisi della sinistra alternativa
In questa situazione, un fattore importante è la crisi di Sumar (coalizione inizialmente formata da Movimiento Sumar, Podemos, Iu, Más Madrid, Comuns, Compromís, Verdes Equo, Chunta, Més Mallorca). L’asfissia a cui è stato sottomesso Podemos fino a fargli abbandonare la coalizione, le concessioni ai socialisti, il profilo basso sui temi della guerra, la moderazione su altre iniziative per non scomodare il governo e l’intensa attività critica del partito già guidato da Pablo Iglesias hanno provocato, prima, che Izquierda Unida (Iu) agisse per suo conto e, infine, l’abbandono del gruppo parlamentare di due partiti minori. I richiami all’unità da parte di chi ha escluso Podemos hanno poca credibilità.
Di fronte a questo panorama politico, l’alternativa più ragionevole sarebbe la mobilitazione sociale. Recuperare i periodi passati del “No alla guerra”, ma la situazione non è facile. Il movimento pacifista non è abbastanza forte, anche se è protagonista di mobilitazioni importanti. Le organizzazioni sindacali, rinchiuse nel dialogo sociale in cui hanno ottenuto miglioramenti, soprattutto col primo governo di Sánchez con la presenza di Podemos, finora hanno fatto poco contro il tentativo di fermare l’approvazione della settimana lavorativa a 37 ore e mezzo.
La divisione nella sinistra alternativa non aiuta la prospettiva per la quale, senza una profonda riflessione, il governo è sostenuto dalla sinistra e dai nazionalisti “minori” solo per evitare un governo del Ppe con Vox, o comunque con il suo appoggio.
(8 luglio 2025, traduzione di Leopoldo Tartaglia)
