Sono trascorsi trent’anni da quando Alexander Langer (Alex per gli amici) ha deciso di togliersi la vita, lasciandoci un breve biglietto con scritto “Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto”, un chiaro invito a continuare a lottare per quegli ideali che hanno caratterizzato un’intera generazione.

In particolare per Alex, nato in Sudtirolo, il primo impegno fu a favore della convivenza inter-etnica e in generale per il superamento dei contrasti etnici e religiosi in ogni parte del mondo. Il suo obiettivo era quello di riaffermare la superiorità del dialogo sullo scontro, la necessità di “costruire ponti” e non muri, di favorire la convivenza, a partire dall’area del Mediterraneo (questo fu uno degli ultimi temi che affrontò, insieme al conflitto nei Balcani). Un obiettivo di grande attualità, mentre assistiamo ad un crescendo di guerre e di processi di riarmo.

Nel tempo gli impegni di Alex si moltiplicarono in moltissime direzioni, dai diritti dei più deboli, all’ingiustizia tra nord e sud del mondo, ai diritti di tutti gli organismi viventi e dell’ambiente. In una parola, il suo era un impegno perché si realizzasse la giustizia attraverso il dialogo tra i popoli (per la pace, evitando guerre e conflitti), ma anche la pace tra gli umani e la Natura, in quella che per primo chiamò la “conversione ecologica”, ben prima che questo termine fosse utilizzato nell’enciclica “Laudato Si” di papa Francesco, un’enciclica nella quale si ritrova tutta l’essenza delle idee di Alex.

Langer nel 1994 affermava che “La conversione ecologica potrà affermarsi solo se apparirà socialmente desiderabile”. E spiegava: “La domanda decisiva appare non tanto quella su cosa si deve fare o non fare, ma come suscitare motivazioni ed impulsi che rendano possibile la svolta verso una correzione di rotta. La paura della catastrofe, lo si è visto, non ha sinora generato questi impulsi in maniera sufficiente ed efficace, altrettanto si può dire delle leggi e controlli; e la stessa analisi scientifica non ha avuto capacità persuasiva sufficiente. A quanto risulta, sinora il desiderio di un’alternativa globale – sociale, ecologica, culturale – non è stato sufficiente, o le visioni prospettate non sufficientemente convincenti … Ecco perché una politica ecologica potrà aversi solo sulla base di nuove (forse antiche) convinzioni culturali e civili”. Tutte affermazioni ancor oggi estremamente valide!

Alex volle affrontare questi temi anche confrontandosi con i sindacati e già nei primi anni ‘80 sollevò la questione della crescita economica, intrecciando i temi del lavoro, dell’economia e dell’ambiente. Durante un incontro sindacale tenuto nel 1982 a Garda, Alex affermò: “Il problema principale con cui i sindacati dei paesi industrializzati devono fare i conti è se impostare le proprie energie su ipotesi di crescita economica (del prodotto, della produttività, del volume degli scambi, del livello tecnologico, ecc.) e impegnare le proprie forze in direzione di tale crescita, o prevedere, magari operando in tal senso, che la crescita, l’espansione economica quantitativa tendano ad arrestarsi e ridefinire, di conseguenza, l’intera strategia sindacale?”.

Poi aggiungeva: “Possiamo considerare appurato che la crisi economica che in questi ultimi anni si avverte in forma ormai prolungata sia una crisi strutturale, e non semplicemente congiunturale … In questa crisi, tra altri fattori, si riflette in misura sempre maggiore l’avvicinarsi del limite, il manifestarsi di fenomeni di scarsità che mettono in forse tutta la dinamica dello sviluppo capitalistico sin qui realizzato … Ci basta sapere che la crisi che stiamo vivendo comporta un notevole rallentamento ed in prospettiva forse l’arresto della crescita, o bisogna chiedersi se tale rallentamento e crescita vadano addirittura promossi ed accelerati? Bisogna dire che il ritorno ad una spirale, magari transitoria, di espansione e di crescita dei sistemi industriali avanzati non sia neppure auspicabile perché comporta per tutta l’umanità un costo troppo alto da pagare (distruzione ed esaurimento di risorse non rinnovabili e non sostituibili?)”. Già allora Langer aveva intuito ciò che oggi è drammaticamente sotto gli occhi di tutti.

Sullo stesso tema ritornò nel 1983, affermando che “sarebbe fallimentare continuare a correre dietro ai padroni, contribuendo a rendere di nuovo concorrenziale la propria azienda, il proprio paese sul mercato mondiale, sperando in una nuova fase di crescita e quindi anche di redistribuzione più favorevole agli operai. Persino se tale obiettivo venisse raggiunto, l’economia così stimolata continuerebbe a produrre ingiustizie, squilibri, sfruttamento, fame, conflitti – posto che riesca a rilanciare la crescita (senza dover ricorrere alla guerra)”.

Oggi la crisi politica, sociale, ecologica e culturale sembra davvero senza vie d’uscita. Ma nel ricordo di Alex credo si debba, nonostante tutto, continuare a fare ciò che riteniamo giusto, nella speranza di realizzare un futuro socialmente ed ecologicamente sostenibile e desiderabile.