E’ stato un azzardo promuovere una manifestazione a Camp Darby il 19 luglio, sfidando il caldo micidiale. Tanto più che da tempo non si provava ad andare in forza davanti a quei cancelli. Ma quell’azzardo l’abbiamo voluto tentare. Perché non sono tempi ordinari, e nemmeno le mobilitazioni e le lotte possono seguire un calendario ordinario. Non possiamo fermarci, se non si ferma il genocidio del popolo palestinese. Non possiamo non continuare a denunciare quello che succede a Gaza ed in Cisgiordania, dopo sessantamila morti almeno, mentre si continua a bombardare, affamare ed assetare un popolo.
Non possiamo non denunciare che l’Unione europea, con il ruolo determinante dell’Italia, ha rifiutato pochi giorni fa di sospendere l’accordo di associazione con Israele, né che la maggioranza del parlamento Italiano ha rifiutato di fermare il memorandum di cooperazione militare. Continuiamo follemente a fornire armi, ad avere rapporti economici privilegiati mentre si consuma un genocidio. Una complicità intollerabile. Non vogliamo un mondo pieno di guerre, in cui ogni giorno si rischia la generalizzazione della guerra.
Sappiamo di vivere in un momento in cui tante crisi si intrecciano. La crisi climatica ed ambientale, la necessità di costruire nuovi equilibri globali, a fronte del fatto che sette miliardi di persone non vivono nel cosiddetto Occidente. E’ un mondo che non si può governare con le logiche speculative del capitale finanziario, né ribadendo con le armi un dominio unipolare, che non sta più nella storia. Ha bisogno di nuova cooperazione, perché sia possibile un futuro per tutt, della riconversione ecologica, del contrasto alle disuguaglianze estreme dopo decenni di neoliberismo, di multilateralismo e non di nuove cortine di ferro.
L’Europa oggi va nella direzione sbagliata. Il piano Rearm Europe spinge gli Stati ad investire in armi per 800 miliardi, mentre la Commissione Ue vorrebbe destinare 131 miliardi in difesa e spazio, cinque volte la spesa attuale. E tutti i paesi europei, con la sola eccezione della Spagna, hanno approvato gli obiettivi della Nato di portare nel 2035 al 5% del Pil la spesa militare: il 3,5% di spese militari “strette” (armi, munizioni, missioni, esercito) e un altro 1,5% per la “sicurezza allargata” (cybersicurezza e infrastrutture dual use).
Il solo 3,5% significherebbe per l’Italia passare da 35 miliardi attuali a circa 100 miliardi annui dal 2035. Il 5% significa passare da 45 miliardi a circa 145 miliardi. Un aumento di 65 miliardi di spesa militare “stretta” e di 100 miliardi di cosiddetta “sicurezza allargata”. Ogni anno. Una follia!
E’ possibile che il governo rinvii la maggior parte degli aumenti, ma se l’obiettivo resta quello, sarà la distruzione di spesa e investimenti pubblici per sanità, scuola, transizione ecologica, sarà la logica della guerra al posto della logica dei diritti e della dignità della vita, come “normalità”.
La manifestazione del 19 luglio ha significato dunque dire di No alle basi militari come Camp Darby, No alla costruzione di nuove basi nel nostro territorio ed alla militarizzazione della Toscana. No alla guerra ed all’economia di guerra in cui ci vorrebbero far sprofondare. Sì alla Pace, alla soluzione dei conflitti attraverso la diplomazia, il diritto e la cooperazione internazionale. Sì alla smilitarizzazione dei territori, alla riconversione ecologica, ai diritti sociali.
L’ultima osservazione, forse la più importante. La manifestazione a Camp Darby è una goccia nel mare di quello che va fatto. Ma la sua riuscita, è dovuta alla ricerca della convergenza di tant e divers. Sono intervenute Raffaella Bolini, dell’Arci e di Stop Rearm Europe, Anna Maria Romano della segreteria regionale Cgil, Martina Pignatti Morano di Un Ponte per, il collettivo di fabbrica ex-Gkn, Don Elvis Ragusa, e le tante realtà dell’associazionismo pacifista, Casa della donna, Anpi, GreenPeace, Legambiente, Libera, Exploit, Emergency, Attac, Movimento No Base, Osservatorio contro la militarizzazione di scuole e università, Associazione per la Palestina, Al-tadamn, Nonne in lotta … le forze politiche e i movimenti di cittadinanza attiva, Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana, Movimento 5Stelle, Giovani Democratici, Una città in Comune, Firenze Città Aperta, Buongiorno Livorno, delegazioni da tutte le città toscane. Interventi che abbiamo voluto fossero aperti dalle parole del movimento femminista “Fuori la guerra dalla Storia, Sì alla società della cura: delle persone e del pianeta”.
Nessuno si salva da solo, insieme possiamo provarci!