Uno dei romanzi più belli usciti da qualche anno a questa parte: “I giorni di Vetro” di Nicoletta Verna (Einaudi, Stile Libero). Un racconto di resistenza femminile e di Resistenza partigiana dinanzi agli orrori della Storia.
Redenta, Iris, Vetro. Tre personaggi potenti, psicologicamente credibili, diversissimi tra loro che intrecciano i loro destini in un momento storico dove era necessario scegliere da che parte stare.
Nicoletta Verna ha il merito di essere riuscita, in questo romanzo, nell’impresa di raccontare la Resistenza senza cadere nella retorica. Racconta i fatti dal basso, dalla quotidianità di esseri umani che vivono le loro passioni, le relazioni amorose, le amicizie, le insicurezze. E sono proprio queste contraddizioni a fungere da motivazione per reagire, schierarsi, ancor prima di agire in nome di ideali.
Come ha dichiarato l’autrice: “La Resistenza non viene trattata semplicemente come un evento storico, ma assume una valenza profonda e multisfaccettata. Rappresenta il contesto in cui si intrecciano scelte morali difficili e l’urgente necessità di riaffermare la dignità umana contro la brutalità del regime fascista. I personaggi, coinvolti direttamente nella lotta, si trovano a confrontarsi con il dramma della violenza necessaria per difendere la libertà, riconoscendo che ogni gesto di ribellione – per quanto motivato da nobili ideali – comporta un costo interiore elevato. In questo ambiente, la Resistenza diventa anche un percorso di crescita emotiva e spirituale: è una prova che mette a nudo le fragilità, le speranze e il coraggio dei protagonisti, trasformando il contesto storicizzato in una lente attraverso cui si esaminano le tensioni tra idealismo e realtà brutale”.
La lingua di questo romanzo è davvero affascinante. Ambientato in Romagna, si nutre di termini dialettali che si fondono all’italiano letterario con sapiente armonia.
Una lettura che non si dimentica facilmente.

Nicoletta Verna, I giorni di Vetro, Einaudi Stile Libero, pag. 448, euro 20

Il secondo consiglio di lettura riporta a un altro passato: la dittatura franchista. Madrid, giugno 1962. È la Spagna di Francisco Franco lo sfondo di questo romanzo poliziesco: “Crudele è la notte” di Jonvalli & Filistrucchi (Sem). La società si fonda su repressione, controllo e manipolazione delle notizie. E quando il governo non è in grado di rispondere ricorre alla religione. La chiesa spagnola infatti è parte integrante della dittatura. L’ispettore Florentino Abedes nonostante il suo ruolo è un uomo che non tollera gli abusi ed è un individuo che persegue la verità anche se scomoda o in contrasto con l’ordine costituito. E proprio in questo contesto di società “perfetta”, i delitti efferati, soprattutto se coinvolgono bambini, non possono esistere e allora vengono trasformati in incidenti e ogni collegamento tra i casi viene accuratamente ignorato. Ma l’ispettore non accetta di diventare complice di questa ingiustizia e con grande abilità indaga all’insaputa dei superiori.
Un bel romanzo dove l’ambientazione storica è ricostruita in modo minuzioso e permette al lettore di conoscere una Spagna che ci è stata poco raccontata. Il meccanismo “giallo” poi è costruito con grande sapienza, una lettura che si fatica ad abbandonare.

Jonvalli & Filistrucchi, Crudele è la notte, Sem, pag. 400, euro 22

Il terzo consiglio riguarda un romanzo sorprendente per la trama e per una scrittura che incanta e che porta il lettore a rileggere certi passaggi, tanto sono originali. Si tratta di “Col buio me la vedo io” di Anna Mallamo (Einaudi).
Calabria: la sedicenne Lucia Carbone, studentessa del liceo classico, sequestra un compagno di scuola e lo imprigiona nello scantinato della casa della nonna morta da pochi mesi. Il ragazzo, Rosario Cristallo, è figlio d’un boss dell’Aspromonte … il mondo di sopra, quello che Lucia frequenta ogni giorno e il mondo di sotto, la buia cantina in cui lo ha rinchiuso. Altro della trama non si può raccontare ma è importante sottolineare che in questa narrazione magnetica si toccano temi intimi e sociali, all’insegna di un Sud complesso, dove i codici linguistici e di comportamento rivestono un ruolo di assoluta importanza.
Sbalorditivo perché imprevedibile. Questo romanzo è tutto questo e molto di più.

Anna Mallamo, Col buio me la vedo io, Einaudi Supercoralli, pag. 216, euro 18,50

La fame del Cigno” di Luca Mercadante è il quarto consiglio estivo. Ambientato in quella striscia di terra e di mare che va da Giugliano a Mondragone e oltre, dove la provincia di Caserta finisce dove scorre il Garigliano e comincia il Lazio. Villa Literno, Castel Volturno e immediatamente comprendiamo il contesto: migranti, caporalato.
Cigno è il cognome del giornalista Domenico, grande obeso oppresso dalla solitudine. Vive a Baia Verde, Domenico, in una di quelle case che d’estate vengono abitate dai turisti e che d’inverno appaiono abbandonate anche se dentro ci vive qualcuno.
Cigno scrive di calcio, del Napoli in particolare ma il suo istinto, oppure solo il caso, lo porta a scoprire il cadavere di una ragazza, trovato in mezzo a rifiuti sversati illegalmente. Questo l’innesco per condurci in un territorio dove il confine tra ciò che è legale e non lo è diventa così sottile da non esistere. L’indagine che si trova a svolgere Cigno suo malgrado lo porta nei posti più sperduti e sordidi della miseria umana e del crimine come articolazione del profitto. “La fame del Cigno” è un romanzo molto ben scritto, con una trama di spessore, mai banale e con un bel numero di personaggi che rimangono impressi. Un noir atipico, senz’altro uno dei migliori usciti recentemente.

Luca Mercadante, La fame del Cigno, Sellerio, pag. 416, euro 17

Quinto e ultimo consiglio: “Romanzo rosso” di Pino Corrias (Sem). Gli anni Settanta raccontati attraverso la storia di Piero Villa, militante politico della galassia sovversiva negli anni del furore e del piombo. Poi la fuga oltre oceano e il tentativo di ricostruirsi un’esistenza. Racconto che Piero dedica al figlio mai incontrato, che lo raggiunge alle pendici di un vulcano cileno. Si avvertiva la mancanza di un romanzo così specifico su quegli anni. Privo di ipocrisia e senza fare sconti è una lettura molto interessante anche per coloro che non conoscono quel periodo della storia italiana e comunque utile per sollecitare un confronto, un dibattito che questo Paese si è sempre rifiutato di avviare.

Pino Corrias, Romanzo rosso, Sem, pag. 448, euro 20