
Siamo giunti alla nona edizione di African Diaspora Cinema Festival (Adcf), un festival indipendente e itinerante, nato dalla passione e dalla determinazione del direttore artistico, il filmaker nigeriano Fide Dayo, che lo porta avanti e lo cresce con una giuria e un team di volontari e con interessanti collaborazioni fra cui New York University e Recovery Plan di Firenze, Area Verde Camollia di Siena, Cinema Farnese di Roma.
Quest’anno il festival si terrà dal 3 al 6 settembre per la prima volta all’InStabile – culture in movimento, uno spazio creativo per il circo, il teatro e la musica, nel lungarno fiorentino.
A giugno è partita anche una nuova collaborazione con il Parco Sculture nel Chianti, a Pievasciata (SI), una mostra permanente di installazioni e sculture contemporanee dove per quattro sere sono stati proiettati film in pre-screening in un’arena-scultura immersa nel bosco, una magica interazione fra natura, scultura e cinema.
Quest’anno i film arrivati sono stati 172 da più di cinquanta paesi, la giuria ne ha selezionati ventisei: cortometraggi, lungometraggi e documentari che offrono l’opportunità unica per il pubblico italiano di apprezzare registi africani e della diaspora africana, o che hanno come location e soggetto l’Africa e la diaspora, che quasi sicuramente non arriveranno mai sui grandi schermi e sulle piattaforme nostrani. Sono ventisei storie straordinarie. Impossibile qui dare a tutte lo spazio che meriterebbero (sul sito di Adcf il programma e la scheda di ogni film: https://africandiasporacinemafestival.com/)
Alcune anticipazioni. In occasione del centenario della nascita di Frantz Fanon, psichiatra, scrittore e rivoluzionario nato in Martinica, attivista per la lotta anticoloniale, Adcf presenterà due opere a lui dedicate: “Fanon”, un lungometraggio di Jean-Claude Barny, regista francese originario di Guadalupa e Trinidad e Tobago, che ripercorre gli anni di Fanon in Algeria, e il documentario “Riscoprire Fanon”, del regista statunitense Rico Speight. Questi esplora l’attualità delle idee di Fanon, a partire dalle sue intuizioni sul pericolo dei corpi neri di fronte al razzismo, nel contesto americano del XXI secolo, riportando gli episodi tragici di Trayvon Martin, Michael Brown, Walter Scott, Philando Castile e George Floyd.
Altro tema ricorrente nelle selezioni di quest’anno è la disabilità. La ritroviamo in quattro film che ne mettono in evidenza i fenomeni di marginalizzazione e discriminazione ma anche la potenza e la forza delle persone con diverse abilità: “George”, dei registi del Regno Unito Charles Browne-Cole e Tom Young, documentario su George Wyndham, il più famoso atleta paralimpico della Sierra Leone; “Ebony”, della canadese Misha Maseka, un cortometraggio che indaga le intersezioni identitarie di una donna nera e sorda; “I cittadini dimenticati” della nigeriana Ames (Amy Achugwu), documentario sulle difficoltà di un gruppo di nigeriani con disabilità che lottano contro un sistema negligente; “Vetrina di artisti disabili: creare i nostri spazi” di Emmitt Thrower, statunitense, disabile, pluripremiato, sopravvissuto a un ictus e con problemi di vista, segue il lavoro di quattro artisti disabili affetti da paralisi cerebrale e Sma (atrofia muscolare spinale). Adcf, da sempre impegnata ad aprire nuovi spazi per film esclusi dai circuiti mainstream, è onorata dall’aver ricevuto queste opere.
Per finire segnalo due documentari sul tema del lavoro. Il primo, “Gli invisibili”, dei registi Milou Rientjes e Nick Pennings dei Paesi Bassi, segue la vita di tre migranti africani che vivono nel più grande ghetto d’Europa, Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia, attraverso le loro storie personali, lo sfruttamento, il caporalato, l’esclusione e la discriminazione, le difficoltà burocratiche. L’altro, “I rifiuti comuni” delle registe statunitensi Rosalind Fredericks e Sarita West, esplora le conseguenze sui raccoglitori di rifiuti della riqualificazione della discarica di Dakar, seguendo la lotta di questi lavoratori informali per difendere la dignità del lavoro, il loro mondo e la lotta allo spreco a cui si dedicano con tanta cura.
La selezione dei ventisei film è ricca ed eterogenea, film che nascono dalla cultura tradizionale africana ma anche ‘science fiction’, cartoons e tante altre storie da scoprire.
Adcf non è solo cinema. Nelle quattro serate sarà protagonista anche la musica. La serata di apertura è dedicata alla memoria di Miriam Makeba, musicista sudafricana nota anche per l’impegno politico contro il regime dell’apartheid, morta nel 2008 a Castelvolturno dove aveva partecipato al concerto contro la camorra, organizzato da Roberto Saviano, a seguito della strage con l’uccisione di sei migranti africani. Mirian Makeba sarà celebrata con un omaggio musicale delle sue opere e con un dibattito guidato dalla giornalista Frida Nacinovich.
Invitiamo a seguirci e partecipare al festival. Per chi volesse contattarci, per organizzare proiezioni itineranti: adcfflorence@gmail.com
