
Il Libro bianco sulle droghe giunge quest’anno alla sedicesima edizione. Si tratta di un rapporto indipendente, strumento importante di diffusione e conoscenza dei dati che riguardano gli effetti della vigente normativa sulle droghe, gli impatti che ha sul sistema penale e penitenziario, sulla giustizia, sulla società nel suo complesso, oltre che sul sistema dei servizi.
È stato presentato alla Camera il 26 giugno scorso, in occasione della Giornata mondiale sulle droghe, all’interno delle iniziative promosse dalla campagna internazionale “Support, don’t punish”, che chiede politiche sulle droghe rispettose dei diritti umani e delle evidenze scientifiche.
Oggi più che mai la pubblicazione riveste particolare importanza, se pensiamo che circa un terzo delle persone ristrette lo è a causa del testo unico sulle droghe, la legge 309/90, e che non potremo che assistere ad un incremento dei numeri, viste le normative repressive, panpenaliste che questo governo sta emanando, a partire dai decreti Rave, Caivano, fino alla riforma del Codice della strada, che persegue chi guida avendo assunto sostanze anche diversi giorni prima, in assenza di qualsivoglia alterazione psicofisica, superando, di fatto, la depenalizzazione dell’uso personale di sostanze.
Gli effetti sempre più devastanti della normativa sulle droghe confermano come questa sia il principale veicolo d’ingresso nel sistema penale e in carcere. Nel 2024, il 25,8% degli ingressi in carcere è dovuto all’art. 73: detenzione a fini di spaccio, che non significa traffico internazionale, ma piccolo spaccio legato spesso all’uso personale. E si confermano davvero preoccupanti gli ingressi e le presenze di persone cosiddette tossicodipendenti, arrivando, al 31dicembre scorso, al 31,9 per cento. Sono persone che avrebbero bisogno di ben altri interventi, non certo di essere ristrette in carcere, nelle condizioni che sappiamo.
La repressione colpisce in maniera pesantissima i minori, anche in assenza di comportamenti pericolosi: nel 2024 si sono registrate quasi 40mila segnalazioni, il 38% delle quali ha dato luogo a sanzioni amministrative; 3.722 giovani sono entrati in un percorso che, oltre a produrre stigma, ha conseguenze del tutto controproducenti sulla loro vita. La quasi totalità dei minori, il 97,7%, è segnalato per possesso di cannabis.
Abbiamo avuto modo di sentire, da esponenti del governo e della maggioranza, proposte quali il trasferimento dei detenuti tossicodipendenti in comunità chiuse, una sorta di piccole carceri private: il libro bianco evidenzia l’importanza di interventi normativi in direzione di misure alternative vere. Ed evidenzia l’importanza di procedere finalmente con la regolamentazione legale della cannabis, come già fatto in tanti paesi del mondo, e su cui la Cgil si è da tempo pronunciata.
Anche sul sistema dei servizi il libro dà un quadro importante della situazione odierna, soprattutto per quanto riguarda la Riduzione del Danno, un approccio di salute pubblica che mette al centro la persona, i suoi bisogni, ma che oggi viene addirittura etichettata come una politica rinunciataria, quando è invece ampiamente dimostrata l’importanza che hanno interventi di prossimità, di informazione e formazione, con i giovani, nei luoghi di ritrovo, di aggregazione, di divertimento. Di luoghi come le stanze del consumo sicure e di pratiche come il drug checking. E’ grazie a queste politiche che si sono ridotte le morti per overdose, le patologie correlate all’uso di sostanze, le infezioni da Hiv e da Hcv.
Quest’anno la pubblicazione del Libro bianco riveste poi particolare importanza, poiché il governo sta organizzando la VII Conferenza nazionale sulle dipendenze. Una sezione del libro è proprio su quella conferenza, alla quale la rete di organizzazioni ed associazioni della società civile, di cui la Cgil fa parte da sempre, contrapporrà una contro-conferenza, le cui parole d’ordine sono quelle che ci hanno guidato in questi anni: governare, non punire.
Il titolo dato al Libro bianco ben rappresenta questo quadro: “Non mollare”. Non mollare di fronte all’impegno per cambiare le politiche sulle droghe, alla narrazione intorno a queste, che sempre più ci fa tornare indietro nel tempo, alla guerra alla droga che ha avuto tanti, troppi, effetti nefasti per le persone, con la completa negazione di tutte le evidenze accumulate negli anni, con un linguaggio che rimanda al più bieco e retrivo proibizionismo.
Il Libro bianco, il primo senza l’importante contributo di Grazia Zuffa, è a lei dedicato, e contiene due suoi scritti: il suo pensiero resta fondamentale per affrontare e capire il tema delle sostanze, della loro diffusione con uno sguardo scientifico, razionale, che mette al centro le persone, i loro bisogni ed i loro desideri.
Il link al libro bianco:
https://www.cgil.it/ci-occupiamo-di/dipendenze/non-mollare-16-libro-bianco-sulle-droghe-qphqlf0b
