
La sinistra sindacale è stata per un lungo periodo trasversale ed ha attraversato anche la Cisl nel “lungo sessantotto”, soprattutto nel milanese e in alcune categorie.
Fermo restando che sono soprattutto le circostanze a plasmare le personalità e non viceversa, la parabola della sinistra Cisl può essere osservata anche attraverso la figura di Sandro Antoniazzi, recentemente scomparso, che dall’ufficio studi della Cisl milanese passò alla Fim, poi divenne segretario generale della Cisl milanese (1979-88) e lombarda (1988-92), poi esponente del Pio Albergo Trivulzio e di varie associazioni cattoliche, anche candidato (sconfitto) a sindaco di Milano per il centrosinistra nel 2001.
L’ascesa e declino della sinistra Cisl è dipesa da fattori storici complessi e irriducibili, ma è possibile individuare nella dottrina sociale cattolica (Dsc) alcuni elementi co-determinanti che hanno plasmato i vari protagonisti, compreso Antoniazzi.
È utile ricordare che la Dsc nasce con la “Rerum novarum” di Leone XIII che (semplificando) reagì alla perdita del potere temporale proponendo una ‘reconquista’ dal basso; questa enciclica è antiliberale e (ferocemente) antisocialista; è antistatalista, nel senso che considera ‘artificiale’ e quindi ‘transitorio’ lo Stato-nazione della modernità, che quindi deve essere subordinato alla famiglia e alla comunità considerate ‘naturali’ e ‘permanenti’.
Da ciò il principio di sussidiarietà per cui lo Stato dovrebbe ritirarsi (sussidiarietà negativa) ma favorendo (sussidiarietà positiva) le comunità locali (sussidiarietà verticale: autonomia differenziata) e il privato profit e non profit (sussidiarietà orizzontale: scuola paritaria, sanità convenzionata, esternalizzazione dei servizi), sostenendo l’associazionismo cattolico in contrapposizione politica, organizzativa e culturale al socialismo.
Nel ‘68 la cultura politica basata sulla Dsc reagì con più prontezza ai fermenti antiautoritari che attraversarono la società, proprio perché ‘antistatalista’ (nel senso indicato sopra) e comunitarista (per la sussidiarietà, per il ‘dal basso’), favorita anche dalla competizione con uno ‘statalismo’ autoritario e di stampo sovietico (da cui i comunisti milanesi non erano del tutto immuni).
Per molti militanti sindacali dell’epoca scegliere tra Cgil, Cisl o Uil sembrava poco rilevante, perché ci si aspettava un rapido passaggio dall’unità d’azione all’unità organica; quindi la scelta si basava su fattori occasionali, su ‘spazi’ offerti, su ‘amicizie’ con altri militanti. Così la Cisl, in particolare quella milanese e di alcune categorie, raccolse molti militanti, anche dei gruppi politici della sinistra.
Poi, nel corso degli anni ‘70, il contesto cambiò: la ‘pialla’ dell’unità sindacale smise di funzionare, si rinvigorirono le identità organizzative e con esse riapparvero le identità culturali (che in realtà non erano mai sparite nei gruppi dirigenti). Con il riflusso del ‘68 la ‘prontezza’ derivata dalla Dsc provocò una altrettanto rapida normalizzazione; molti della sinistra cislina si trasferirono in Cgil o nei sindacati ‘di base’.
Sarebbe fuorviante paragonare i cattolici odierni, in gran parte classificabili con la postmoderna ‘appartenenza senza credenza’, a raffinati intellettuali quali Pierre Carniti e Sandro Antoniazzi, che cercavano una ‘terza via’, contro il socialismo marxista ma anche contro l’individualismo liberale. Il loro riferimento era la Dottrina sociale cattolica interpretata con il personalismo comunitario di Jacques Maritain e di Emmanuel Mounier, per un sindacato non di classe ma neocorporativo, che adottasse una pedagogia morale e spirituale (‘naturale’, cioè cattolica) prima ancora della rivendicazione economica.
Pierre Carniti trasse dal confronto negli Usa con i dirigenti degli United automobile workers (Uaw) riflessioni coerenti con la sussidiarietà della Dsc da riproporre in Italia: salario in base alla performance aziendale, pensioni e assistenza sanitaria integrative; la sinistra sindacale Cisl si trovò sempre più a disagio per i contenuti che emersero quando l’onda del movimento operaio si abbassò negli anni ‘70 e ancora più successivamente. Antoniazzi gestì senza traumi, con dolcezza, la normalizzazione a Milano e in Lombardia.
Nel frattempo era arrivata la ‘seconda repubblica’ e il bipolarismo; i cattolici erano sparsi in entrambi gli schieramenti ma l’alternanza che ci prospettavano era tra un leader cattolico di centrodestra e un leader cattolico di centrosinistra. Sandro Antoniazzi scelse risolutamente il centrosinistra, ma restano comunque le affinità profonde anche con gli Sbarra e le Fumarola.
