L’estate dei precari della scuola inizia il primo luglio con la richiesta della Naspi, quest’anno con ulteriori novità: l’iscrizione al portale Siils, l’attivazione del pad e, in Lombardia, l’iscrizione a percorsi di formazione non aderenti alla professione.
Si tratta di un numeroso gruppo di lavoratori che verrà riassunto a settembre, per questo è inutile attivare un programma di reinserimento lavorativo e umiliante l’obbligo a seguire percorsi che non considerano la professionalità acquisita.
Il passo successivo è l’attesa del piano di assunzioni. È di pochi giorni fa il decreto per l’entrata di 48.500 docenti a fronte di quasi il doppio dei posti disponibili: il riarmo è più urgente, l’istruzione non è una priorità.
Le graduatorie da scorrere per le assunzioni sono relative ai concorsi susseguitisi dal 2016, con notevoli differenze tra regioni che non hanno esaurito la graduatoria 2016 e regioni, come la Lombardia, che in alcune classi di concorso non riusciranno a coprire tutti i posti vacanti per insufficienza di aspiranti. A questo va aggiunta la differenza tra chi ha partecipato ad un concorso abilitante e chi, per i concorsi cosiddetti Pnrr, è costretto a comprare l’abilitazione.
Oggi gli atenei telematici accreditati detengono una quota considerevole della formazione degli insegnanti. Atenei come Link university, di cui si parla in questi giorni per la condanna dell’ex ministro Scotti. È doveroso chiedere conto della qualità della formazione erogata.
Partiamo da un punto: per poter essere assunti è necessario avere l’abilitazione attraverso questi percorsi. Il costo dei percorsi, a carico dei lavoratori va dai 2.000 ai 2.500 euro. I percorsi di abilitazione sono figli di un decreto del precedente governo, contestato con uno sciopero il 30 maggio del 2022.
Altro nodo fondamentale sono i percorsi semplificati di specializzazione per il sostegno voluti dal ministro Valditara, che si affiancano ai percorsi già previsti. Negli anni scorsi si procedeva con un percorso solido e robusto, il Tfa, erogato dalle università pubbliche e private. Certamente non a costo zero: negli anni non si è badato a spese, tanto i costi sono ricaduti sui lavoratori. I pochi posti messi a bando hanno favorito l’iscrizione di tanti docenti precari a percorsi all’estero. Diverse agenzie italiane hanno messo in contatto docenti precari e pseudo università estere, in prevalenza rumene e spagnole, che dietro pagamenti ingenti in pochi mesi rilasciavano titoli di specializzazione. Un sistema che non ha favorito la qualità della formazione, come più volte abbiamo denunciato. Il ministero non è riuscito a eseguire in tempi utili il riconoscimento d’equipollenza, inducendo i docenti a percorrere la strada dei ricorsi, e si è rivolto a un ente esterno per velocizzare il processo. Ma anche questa mossa non è stata risolutiva e il ministero ha istituito percorsi semplificati per chi ha conseguito un titolo estero, previa rinuncia al suo riconoscimento, e per chi ha maturato tre anni di servizio su posto di sostegno, affidando l’attivazione di questi percorsi ad Indire – non propriamente un ente di formazione – e alle università. I costi sono ridotti e la formazione è on line.
Questo è lo stato dell’arte, ma non è finita!
Nel paese delle 200mila supplenze, dal 17 al 30 luglio, i docenti precari devono effettuare la scelta di 150 preferenze per accedere alle supplenze con scadenza 31 agosto o 30 giugno. Peccato che non si conoscano i posti disponibili e che questa operazione al buio nasconda pericolose insidie. Ad esempio, quando l’algoritmo processa le posizioni, se l’unica cattedra disponibile è in una scuola non “scelta”, il sistema ti considera rinunciatario e per quella classe di concorso potrai accedere alle supplenze annuali. Una specie di roulette in cui perdono tutti.
Cui prodest? Sicuramente non alla scuola pubblica che risulta indebolita e si destreggia tra Pnrr , precariato, dimensionamento e numero folle di alunni per classe.
Nessuno ha invertito la rotta sulla scuola e adesso abbiamo un governo che punisce e non educa, attacca l’autonomia degli insegnanti e li impoverisce. Fa ridere la dichiarazione del ministro Zangrillo che dà la responsabilità al sindacato di non firmare contratti miseri, e minaccia i lavoratori di perdere le risorse contrattuali per troppo tempo non utilizzate per il ritardo del rinnovo dei contratti!? Ma davvero?
L’estate dei precari si consuma ad attendere la supplenza e la pubblicazione dei vari bollettini. Di fronte ad uno schermo a cercare di capire se si è entrati nel giro giusto. Può accadere che alla fine si prenda uno spezzone che equivale a povertà nelle città del nord o una supplenza breve e saltuaria che significa anche uno stipendio saltuario, che arriva se il fondo specifico è capiente altrimenti arriva dopo diversi mesi.
Se un’azienda privata non pagasse per tre o quattro mesi staremmo a guardare? No di certo. Ecco, non possiamo attendere oltre, bisogna rilanciare la nostra campagna “zero precarietà”. Lo dobbiamo ai lavoratori, ma anche al paese che ha bisogno di più scuola e più formazione.