Aa. Vv., Con la testa e con le mani. Quando la classe si fa racconto, Alegre, pagine 128, euro10.

Edita dalla casa editrice Alegre, è disponibile l’antologia “Con la testa e con le mani. Quando la classe si fa racconto”. Sedici storie sul lavoro, 16 racconti su condizioni, contesti e aspettative sul lavoro, reali o immaginate, una fedele fotografia del mercato del lavoro nel 2024 in Italia. Dentro questo libricino di 125 pagine c’è un ricchissimo e prezioso universo di riferimento.

Cosa ci dice questa fotografia? Tanti i settori lavorativi raccontati – trasporti, metalmeccanico, edilizia, funzione pubblica, commercio, telecomunicazioni, ristorazione, grande distribuzione per citarne alcuni – con un filo rosso: la precarietà del lavoro, che diventa precarietà della vita. E anche la sicurezza sul lavoro, che accomuna più racconti, che diventa ostacolo da evitare, perché costa risorse, umane e materiali.

Due di questi racconti, in particolare, cristallizzino due incidenti che hanno smosso particolarmente l’opinione pubblica, nella drammatica cronaca quotidiana del nostro paese, caratterizzata da almeno due morti sul lavoro al giorno: “Coincidenze” racconta gli ultimi momenti di vita di una squadra di manutenzione di binari, gli ultimi istanti di vita di una squadra in subappalto, che riporta alla mente l’incidente di Brandizzo, in cui nel 2023 hanno perso la vita cinque operai. Oppure “Notizie da un paese cannibale”, struggente e delicato racconto ispirato alla prima morte in fabbrica di una persona in alternanza lavoro: “Il racconto di fantasia prende spunto dalla vicenda di Giuliano, che il 16 settembre 2022 è stato schiacciato e ucciso da uno stampo metallico dal peso di una tonnellata mentre svolgeva lo stage presso la BcS di Noventa di Piave. Giuliano aveva 18 anni e frequentava il quinto anno in un istituto tecnico a Portogruaro. Lo stage era previsto per l’alternanza scuola-lavoro introdotta dalla legge 107 del 2015, la cosiddetta Buona scuola”.

Non mancano incidenti sul lavoro che coinvolgono lavoratori migranti, il lavoro dequalificato, in cui l’ascensore sociale è out of order, la questione femminile, fatta di discriminazione e difficoltà di conciliazione tra vita lavorativa e lavoro di cura.

In ultimo, cito il racconto primo classificato, dal titolo “Tozzo di pane”, una prosa che ricorda Verga e la storia del bambino lavoratore Iqbal Masih, che affronta il nodo primordiale della dignità umana sul lavoro.

Tante voci, tanti lavori, tante realtà, che donino un nuovo protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori “per un nuovo modello di sviluppo […] il futuro del sindacato, infatti, non può che essere fondato sulla democrazia e su una nuova capacità di rappresentare tutte le forme del lavoro” , così il segretario generale Landini, nella prefazione del volume.

Una antologia di racconti, selezionati da un gruppo di delegati sindacali, invitati dalla Fondazione Di Vittorio, insieme alla Cgil di Roma e Lazio e all’Iress Lazio, a costituire una giuria – per una volta davvero “popolare” – per il premio letterario dedicato proprio al fondatore del più grande sindacato italiano, Giuseppe Di Vittorio

Il premio mira a sostenere e potenziare, anche in Italia, la letteratura “working class”, le opere – romanzi e racconti – che pongono il mondo del lavoro, nelle sue molteplici sfumature, al centro della narrazione, promuovendo le voci di autrici e autori che si sono distinte nel raccontarlo, e incentivando al contempo nuove prospettive narrative. Il premio, di rilevanza nazionale, vuole essere uno stimolo per le lavoratrici e i lavoratori a prendere la parola, a raccontarsi e a raccontare, perché la letteratura è uno strumento di conoscenza e di consapevolezza. In alcuni casi, anche di lotta, compresa quella di genere legata al lavoro.

L’antologia fa parte della collana Working Class della casa editrice Alegre che pubblica “testi firmati da chi ha vissuto esperienze di lotta e di lavoro ma che riescono ad andare oltre il racconto testimoniale e vittimario”. “Continueremo a spingere le scritture operaie sulla montagna dell’industria editoriale, un passo alla volta, in salita. È un lavoro da titani. È il lavoro di Sisifo. Ma nessuno può farlo meglio di noi. (Bisogna immaginare Sisifo felice)”, si legge nel Manifesto della collana, a cura di Alberto Prunetti.

Che un sindacato si occupi anche di letteratura non deve stupire. In Svezia, paese socialdemocratico con una forte tradizione di letteratura working class, c’è un intero filone di scrittori e scrittrici che sono emersi da riviste e pubblicazioni sindacali. E in quel paese il sindacato ha saputo usare la letteratura anche come strumento di mobilitazione. La convinzione è che raccontarsi in prima persona dia nuova visibilità al mondo del lavoro e aumenti la consapevolezza e il protagonismo sociale dei lavoratori e delle lavoratrici. Perché raccontare alimenta le lotte e le lotte alimentano i racconti.