
In un freddo e grigio gennaio dell’85 ero nello studio di Renzo Piano, RPBW, nel centro antico di Genova seguendo un progetto per conto de iGuzzini illuminazione, l’azienda in cui, giovane architetto, lavoravo.
Lo studio occupava interamente un palazzetto medioevale a più piani, nelle cui stanze i modelli di architettura, i disegni tecnici, i computer e i tecnigrafi lottavano per conquistare il proprio spazio. Tra i tavoli di lavoro l’andirivieni continuo dei giovani architetti rendeva vitale quell’ambiente, che a volte, con le loro vivaci discussioni, interrompevano l’atmosfera dello studio normalmente “felpata” per la generale concentrazione sulle attività di progetto.
Ad un tratto qualcuno gridò: “Tutti fuori… subito! riunitevi nella piazzetta qui davanti”. Mi sembrò un’emergenza, ma l’allegro vociare lungo le scale, come all’uscita dei ragazzi dalla scuola, mi tranquillizzò. Renzo Piano, che aspettava già con in mano il modello nautico della sua barca a vela, invitò tutti ad accostarsi e guardare in alto verso la elegante finestra del primo piano che incorniciava un signore con occhiali sulla fronte che si sporgeva con la macchina fotografica in mano: era Gianni Berengo Gardin che stava immortalando l’Equipaggio del RPBW attorno al proprio Capitano.
Fu il mio primo incontro con il Maestro; nei mesi successivi altri ne seguirono, sempre lì visto che Berengo Gardin era di casa nello Studio. Appassionato di fotografia, lo consideravo uno dei Grandi Maestri che si dimostrò molto disponibile verso le curiosità di questo giovane architetto, che non perdeva occasione per chiedergli qualche informazione, a volte ingenua, sulla sua attività di fotografo.
Qualche anno dopo le aziende del Gruppo Guzzini decisero di realizzare un libro per illustrare la propria realtà industriale: pienamente internazionale, ma orgogliosamente marchigiana e recanatese. Come Direttore del Centro Studi e Ricerca mi incaricarono di coordinare questo progetto, colsi così l’occasione di coinvolgere Gianni Berengo Gardin per realizzare un servizio fotografico da utilizzare in questa pubblicazione.
Arrivò a Recanati alla fine di settembre. Prima di entrare nelle aziende mi chiese di accompagnarlo per un lungo giro in auto per le colline tra Recanati, Macerata e Loreto. Questa volta ero io a rispondere alle sue curiosità: come si vive in queste zone, quale è il tuo lavoro in azienda, come sono nate le aziende dei Guzzini, la loro famiglia, che aziende ci sono nel territorio di Recanati, che si dice di Leopardi, come si chiama quel borgo e quell’altro. Non era un interrogatorio ma una piacevole conversazione, intervallata da qualche suo ricordo che riemergeva, di quando in quando, stimolato dal paesaggio che attraversavamo. Poi qualche sosta: in un bar di campagna, per osservare il paesaggio, per scattare delle foto come un normale turista, tutto con grande calma.
Nei giorni seguenti si dedicò al lavoro all’interno delle aziende. Si muoveva in silenzio, quasi mimetizzato tra i macchinari della fabbrica. Attendeva il momento giusto per scattare. Mi sembrò che cercasse di cogliere nelle persone il loro rapporto, la cura per il proprio lavoro, pur nella dimensione industriale delle imprese.
Dopo qualche mese, tornò a Recanati per completare il reportage. Trovò un paesaggio diverso: imbiancato dalla neve, anche questa volta volle fare con un giro tra le colline.
Terminato il reportage ci incontrammo per la consegna delle foto realizzate nelle aziende come gli era stato richiesto. Al momento di salutarci, sorridendo con la sua gentile ironia mi disse: “Ma senza di queste il vostro lavoro non si comprende. Usale!”, e mi diede una scatoletta gialla con le diapositive dedicate al paesaggio, frutto delle nostre peregrinazioni. Che ovviamente usammo.
Nel 2003, uscì per Electa il libro “Cultura di una regione italiana: Le Marche, i Guzzini e il design”, che contiene alcune di quelle immagini del paesaggio recanatese. Con la sua genialità Gianni Berengo Gardin colse il senso profondo della realtà, che nel nostro caso è la profonda relazione tra il paesaggio e il lavoro come sintetizza questa citazione dal libro: “Una manifestazione del senso innato del bello che è proprio della popolazione rurale viene offerta dalla cura formidabile con la quale sono trattate le colline agricole. Dal processo etico: ‘fare – fare bene – invenzione – senso estetico’ sono poi nati il senso della dignità e d’eccellenza delle imprese e di chi vi lavora”.
