
Si apre un autunno difficile. Nonostante le profonde spaccature interne, l’Unione europea appare sempre più determinata a proseguire le sue politiche belliciste, sabotando i contraddittori tentativi di una soluzione politica al conflitto russo-ucraino, continuando a sostenere il governo genocida di Netanyahu, affossando ogni barlume di green deal e welfare in favore di un modello di riarmo.
I governi europei – con la sola eccezione della Spagna – rimangono sordi alla crescente mobilitazione popolare che chiede atti concreti per fermare il genocidio a Gaza, la pulizia etnica in Cisgiordania, sostenere la Sumud Flotilla e non vuole l’aumento di spesa militare e l’impegno bellico a danno di sanità, scuola, servizi pubblici, mentre crescono disoccupazione e precarietà del lavoro, insieme al degrado dell’ambiente.
In Italia, i dati e le condizioni della maggioranza della popolazione smentiscono l’incessante narrazione pubblica di una Meloni che tenta di convincerci che viviamo nel Paese a maggior crescita e a maggior prestigio d’Europa. Incurante dei 502 morti sul lavoro nei primi sei mesi dell’anno, di 23 mesi di caduta della produzione industriale, della ripresa dell’inflazione di fronte a salari che crescono meno di ogni altro paese Ue, dell’occupazione che “tiene” solo in virtù delle controriforme pensionistiche che trattengono al lavoro gli over 65 mentre per i “giovani” cresce solo il lavoro discontinuo, precario, ad orario limitato, la presidente del Consiglio – e la maggior parte dei media, “embedded” visto il continuo linguaggio di guerra – ci propina quotidianamente slogan sulle magnifiche e progressive sorti del Paese e del suo governo.
A parte l’aumento delle spese militari e il dissennato “investimento” in discutibili grandi opere, a partire dal famigerato ponte sullo Stretto, non sappiamo ancora che sorprese ci riserverà la legge di bilancio. Sappiamo per certo che non ci sarà risposta adeguata ai problemi del mondo del lavoro, alle crescenti povertà e diseguaglianze, al dissesto ambientale e idrogeologico. Misure propagandistiche, tagli, riduzione degli spazi democratici e modifiche autoritarie dell’assetto costituzionale sono la cifra di questa maggioranza.
Abbiamo anche un’altra certezza: insieme al movimento di massa contro il genocidio del popolo palestinese e il riarmo italiano ed europeo – prossima tappa la Perugia-Assisi del 12 ottobre – crescerà e durerà nel tempo la mobilitazione sindacale e sociale per imporre politiche alternative per la redistribuzione del reddito, a partire dalla crescita di salari e pensioni e da un fisco più equo, per il rifinanziamento e la riqualificazione del Servizio sanitario nazionale, per la scuola pubblica, il diritto all’abitare, la difesa dell’ambiente e dei diritti di tutte e tutti.
La Cgil, come sempre, promuoverà la partecipazione e la mobilitazione dal basso per attuare principi e diritti costituzionali sempre più calpestati da questa maggioranza di governo.
