L’invecchiamento della società non trova la consapevole attenzione del governo e della politica. Eppure le conseguenze sociali di questo fenomeno, dovuto al positivo aumento della speranza di vita, vanno affrontate oggi e non domani. Da una parte c’è una popolazione che invecchia, con un consistente aumento delle persone non autosufficienti, dall’altra la crisi demografica e una generazione giovane che si arrabatta tra mancanza di lavoro e precarietà.

C’è una domanda impellente di servizi domiciliari, residenziali e di prossimità. Ma non esiste ancora nel nostro paese un sistema pubblico che soddisfi la domanda sempre più estesa di assistenza domiciliare, con un welfare territoriale esteso, efficace e innovativo.

Gli anziani con gravi limitazioni motorie, sensoriali o cognitive si stimano in Italia in oltre 3 milioni e 870mila (oltre il 28% degli over 65). Nella fascia dai 75 agli 84 anni sono oltre il 35% e il 64% tra gli ultra ottantacinquenni. Ci sono, ovviamente, marcate differenze tra territori e regioni, tra donne e uomini. Anche nell’invecchiamento non c’è uguaglianza, ma condizioni economiche e sociali diverse, classismo e diseguaglianze nel diritto alla cura e all’assistenza.

Lo Spi, insieme alla Cgil, da tempo pone al governo e alle istituzioni la necessità di affrontare la situazione con leggi adeguate e politiche di respiro nazionale. Siamo già una società con oltre 14,5 milioni di over 65 e 4,6 milioni di over 80, e nel 2050 oltre un terzo della popolazione sarà costituita da over 65. L’aumento dell’aspettativa di vita è una conquista, e le persone anziane sono una risorsa, non un peso, per la collettività.

Il sindacato pensionati, unitariamente, denuncia con preoccupazione che questo fenomeno sociale, “se non affrontato con lungimiranza, investendo risorse e personale sul sistema sanitario, sulla prevenzione della malattia, sui servizi e le strutture pubbliche, si trasformerà a breve in una vera e propria ‘bomba sociale’”. Tra i diritti universali da conquistare c’è anche quello a invecchiare a casa propria e non da soli.

Oggi il peso della risposta alla non autosufficienza ricade principalmente sui caregiver familiari e “professionali”. L’Oms definisce il caregiver come “una persona che offre assistenza e supporto a individui non autosufficienti”. Il caregiver familiare è particolarmente presente nel nostro paese per via di una cultura che ha al centro la famiglia, e per la mancanza di servizi e strutture pubbliche adeguate. Il numero dei caregiver familiari arriva a circa 8 milioni. Oltre il 60% di assistenza e cura alle persone anziane e non autosufficienti è fornita da donne, a volte costrette a lasciare il proprio lavoro, in molti casi a loro volta anziane.

Per le figure professionali, il rapporto annuale di Domina del 2024 rileva che le famiglie, come datori di lavoro di “badanti”, spendono oltre 7,6 miliardi di euro per lavoratrici e lavoratori in regola, a cui si aggiungono oltre 5,4 miliardi stimati per chi lavora in nero. Una spesa complessiva di oltre 13 miliardi, risparmiati così dal nostro Ssn.

Tra le proposte da avanzare c’è quella di garantire, anche attraverso albi territoriali pubblici dei caregiver professionali, la qualità del servizio, superando la situazione attuale che affida solitamente ad un’agenzia privata il tramite tra famiglia e caregiver professionale.

Anche i caregiver “professionali” sono per lo più lavoratrici provenienti da est Europa, America Latina e dai paesi più poveri. È un mondo poco conosciuto, non adeguatamente rappresentato e tutelato. Solo circa la metà è coperta dai contratti nazionali di categoria.

Ricostruire un quadro della realtà, mettere in comune le buone prassi e le conquiste realizzate è un passaggio determinante per rilanciare una piattaforma unitaria, una vertenza nazionale di respiro generale. L’obiettivo della Cgil, dello Spi, delle Camere del Lavoro è quello di intercettare una realtà sociale dai molti risvolti, dare rappresentanza a chi esprime questi bisogni e chiede di vedere soddisfatto dal servizio pubblico il diritto alla cura e al sostegno di persone non autosufficienti, anziane e no, rompendo la solitudine in cui spesso si trova.

L’invecchiamento della società segna la vita sociale e la coesione del paese, interessa il suo assetto organizzativo, il Sistema sanitario nazionale e la struttura dei servizi pubblici e privati. Riguarda la tenuta democratica e civile del paese. Le politiche dei governi, fatte di tagli al Ssn, mancata assunzione di personale, ridimensionamento dei servizi pubblici a favore del privato, aprono una voragine nel tessuto sociale e civile del paese.

L’invecchiamento è una conquista, una ricchezza in una società che vogliamo solidale, in cui le generazioni si incontrino, si riconoscano, si scambino saperi e conoscenze, costruiscano insieme una società più giusta e solidale.

Per lo Spi e la Cgil significa continuare la mobilitazione, fare sindacato generale nei luoghi di lavoro e nella società, per dare forza e applicazione ai valori e ai diritti fondativi della Costituzione.