Per affrontare il problema della tutela dei rider – quei lavoratori che consegnano a domicilio con la propria bicicletta beni di vario genere acquistati da clienti su piattaforma digitale – è opportuno richiamare per un attimo la genesi del lavoro gestito dalle piattaforme digitali.

Inizialmente coniata in ‘Gigonomics’, e successivamente trasformata in ‘Gig Economy’, questa modalità di lavoro fa riferimento a un mercato del lavoro caratterizzato da un massiccio ricorso al lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo, piuttosto che a prestazioni stabili e continuative” (fonte https://www.conflavoro.it/gig-economy-riders).

In Italia, proprio a causa dei vuoti legislativi e normativi che non riescono a regolamentare in modo chiaro queste specifiche attività ormai non più definibili come “nuove” in quanto presenti sul nostro territorio da svariati anni, si è aperto un conflitto che vede da una parte i grandi colossi internazionali che considerano questi lavoratori come autonomi scaricando su essi svariati oneri e responsabilità, e dall’altra le organizzazioni sindacali che considerano tali procedure e modalità di lavoro alquanto “atipiche” se non proprio sovrapponibili a quelle dei lavoratori subordinati, e quindi da normare con una specifica contrattazione che li tuteli adeguatamente.

Questi vuoti legislativi potranno essere colmati già nei prossimi mesi e comunque non oltre dicembre 2026, data ultima in cui il governo italiano dovrà recepire la Direttiva europea 2831/2024 che andrebbe a regolamentare tutto il mondo del lavoro su “piattaforma digitale”, incluso il tema della trasparenza degli algoritmi, delle decisioni automatizzate, della gestione dei dati personali e in generale dell’equilibrio della “dimensione umana” del lavoro, da sempre rivendicata dalla nostra confederazione.

Il coordinamento tra le categorie Filcams, Nidil e Filt, sotto la regia confederale, sta spingendo molto e già da subito per prevenire, e in questo caso ‘controvertire’, la “solita ricetta capitalista-neoliberista” con l’insediamento di nuove realtà lavorative futuriste, che da una parte producono ricchezza per le imprese e dall’altra sofferenza per i lavoratori attraverso la precarietà, lo sfruttamento, salari bassi e mancanza di tutela in tema di salute e sicurezza.

Ci concentreremo sulla tematica della prevenzione della salute e sicurezza, in quanto per questi settori ci sono forti criticità. La nostra azione sindacale, a prescindere dalla condizione contrattuale dei lavoratori, siano subordinati o meno, si attiva in un’ottica di “politiche inclusive” dove al centro c’è innanzitutto l’essere umano lavoratore che per raggiungere un reddito dignitoso rischia quotidianamente la propria salute se non la propria vita, per svolgere un lavoro che si basa sostanzialmente sul numero di consegne e di conseguenza sulla velocità di consegna, quasi sempre senza tutele adeguate.

I fattori di rischio sono tantissimi. Elenchiamo una serie di condizioni di potenziale pericolo a cui sono esposte queste categorie di lavoratori. Cominciamo dal fatto che i rider sono lavoratori che operano prevalentemente in strada e quindi sono privi di un luogo di lavoro fisico dove potersi riparare, interloquire personalmente con un responsabile in caso di bisogno, medicarsi in caso di piccoli infortuni o semplicemente accedere ai servizi igienici.

Il tema della velocità delle consegne è un aspetto di alta rilevanza perché purtroppo si registrano tantissimi incidenti stradali, in particolar modo nei momenti di picco (pause pranzo, orario di cena…). Può capitare che alcuni, pur di arrivare in tempo sui luoghi delle molteplici consegne, eseguano manovre su strada molto pericolose e a velocità sostenuta, che in condizioni di normalità non farebbero mai, aumentando così di molto il rischio di incidente stradale grave o mortale.

Poi c’è la questione legata all’esposizione allo stress termico, sia in estate, con temperature che raggiungono anche i 40 gradi, che in inverno, quando operano con temperature pari o sotto lo zero termico, o anche a intemperie improvvise, a veri e propri tifoni, a grandine, a “bombe di acqua” e non sempre si è in condizioni di ripararsi. Disidratazione, scottature all’epidermide, colpi di sole, svenimenti, infortuni seri, sono gli episodi più comuni. Le condizioni climatiche estreme sono proprio quei momenti da esaminare maggiormente in un’ottica di prevenzione poiché la clientela preferisce ordinare dalla piattaforma digitale per evitare di uscire di casa. Le condizioni climatiche estreme da una parte fanno aumentare la domanda, dall’altra rendono più difficoltosa la consegna ed espongono il lavoratore a un maggior pericolo. Anche perché il vero tema della contesa è il salario: niente consegna niente guadagno, in un quadro complessivo dove sia la malattia che l’infortunio per questi lavoratori vogliono dire perdita salariale netta.

Ulteriori considerazioni che possono accentuare ulteriormente i rischi vanno fatte in merito alle caratteristiche soggettive, come ad esempio il paese di provenienza, la fragilità psico-sociale ed economica, l’età anagrafica, la difficoltà a parlare o leggere le regole aziendali, le leggi e il codice della strada per gli stranieri appena arrivati.

Un’ordinanza storica

Ma ora veniamo al doppio intervento del giudice del Tribunale di Milano che ha accolto il ricorso depositato dalla Filcams nei confronti della società Foodinho srl (la società che gestisce Glovo in Italia) in merito alla necessità di tutelare adeguatamente i rider esposti al serio pericolo per la propria salute a causa delle forti ondate di calore che hanno caratterizzato la recente estate.

Ad agosto infatti il Tribunale di Milano, oltre a confermare la prima ordinanza emessa a luglio che prevedeva l’invito all’azienda a confrontarsi e di conseguenza a riconoscere un Rlst di designazione sindacale, ha obbligato l’azienda a dotare ogni rider di dispositivi di protezione individuale e di altre misure preventive per affrontare le ondate di calore (in genere, i cappelli con visiera, gli occhiali da sole con filtri Uv, le creme solari ad alta protezione, la borraccia termica, i sali minerali, eccetera). L’ordinanza prevedeva un immediato confronto con il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriale (Rlst), indicato a svolgere le stesse funzioni di un Rls aziendale in materia di salute e sicurezza, ai fini di una consultazione preventiva sui rischi per la salute e sicurezza dei rider, tenendo conto dell’età, del genere, della condizione di maternità e gravidanza, della provenienza geografica e della tipologia contrattuale, e infine a integrare il Documento di Valutazione dei Rischi (Dva) di una sezione specifica dedicata ai rischi climatici.

In buona sostanza, gli elementi di novità e di assoluto valore di queste ordinanze sono molteplici, a cominciare dal fatto che intervengono a favore di lavoratori formalmente autonomi – per noi, in coerenza con lo spirito di inclusività con cui operiamo quotidianamente – e inoltre colgono il tema della “rappresentanza”, dal momento che obbligano l’azienda a riconoscere l’Rlst come referente per la sicurezza dei lavoratori rider poiché impossibilitati a eleggere un proprio Rls interno. Inoltre, riconoscendo loro tutta una serie di misure di prevenzione aggiuntive rispetto a quelle previste dall’azienda, evidenziano e confermano le preoccupazioni e le ragioni per cui ci si è spinti a prendere una posizione forte da parte nostra.

Si tratta di un grande primo obiettivo raggiunto in termini di tutela dei diritti dei lavoratori, oltre a una risonanza mediatica molto importante a livello di opinione pubblica. Non a caso, a fronte di questa ordinanza “storica” le categorie maggiormente coinvolte e la Cgil tutta possono reputarsi per il momento soddisfatte. Infatti questo risultato irrompe in quel mondo delle piattaforme digitali fino ad oggi impenetrabili alle proposte sindacali per una reale tutela dei lavoratori, vista la gestione unilaterale di questi grandi gruppi multinazionali che, il più delle volte, attuano misure sbilanciate verso il proprio interesse economico più che alla necessaria prevenzione per la salute e sicurezza.

Un primo passo sul cammino verso il raggiungimento di condizioni sempre migliori e sempre più stabili per questo settore.