Le piazze si riempiono in ogni parte d’Italia, dal più piccolo centro alla più grande città, anche con lo sciopero nazionale articolato per categorie e territori proclamato dalla Cgil il 19 settembre, e con lo sciopero generale dei sindacati di base il 22 settembre.
La stragrande maggioranza delle cittadine e cittadini del nostro paese vuole la pace, fermare il genocidio a Gaza, la pulizia etnica in Cisgiordania e la fine dell’aggressione israeliana. C’è bisogno di una conferenza di pace sotto l’egida dell’Onu.
È una vergogna inaccettabile il genocidio che sta avvenendo sotto gli occhi di tutti in Palestina, nel silenzio e complicità dei governi occidentali. È una vergogna ipocrita l’inazione del governo italiano, succube del volere di Trump e Netanyahu, che mentendo continua a favorire il traffico d’armi verso Israele e a bloccare le timide “sanzioni” europee contro il governo fascista israeliano e i suoi ministri “estremisti”.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il ministro egli Esteri, Antonio Tajani, cianciano di “due popoli, due Stati”, ma si rifiutano persino di affiancare il tardivo riconoscimento dello Stato palestinese cui si sono finalmente decisi Francia, Gran Bretagna, Australia, Canada, Portogallo – decenni dopo che 147 Stati hanno già riconosciuto la Palestina. Mentre l’odiatore seriale Salvini non si vergogna di essere il “miglior amico” di Netanyahu.
Non raccolgono e non rappresentano l’incessante, fortissima richiesta di pace che viene dalle piazze italiane, alle quali sanno rispondere solo con la repressione e lo sbeffeggiamento, e sfuggono anche al confronto parlamentare.
La società civile è molto più avanti dei propri governi, non si gira dall’altra parte, si mobilita in modo capillare, sostiene la missione politica e umanitaria della Global Sumud Flotilla, si oppone al riarmo, all’economia della guerra e alla propaganda sul “nemico” che politici e media compiacenti diffondono a piene mani.
Mobilitarsi per fermare il genocidio a Gaza non è solo un imperativo morale. È l’unica risposta possibile ad un sistema capitalistico – a guida occidentale – che trascina il pianeta nel suo inarrestabile declino, con la catastrofe ambientale, l’aumento esponenziale della spesa militare a danno del welfare e delle politiche sociali, il procedere a passi da gigante verso una terza guerra mondiale nucleare, che sancirebbe la fine dell’umanità. Quell’umanità il cui senso i nostri politici hanno perduto definitivamente, complici del sistema industrial-militare israelo-statunitense.
Le crescenti mobilitazioni, in uno spirito sempre più unitario, non si fermeranno finché Israele e i governi occidentali che lo sostengono non cesseranno di massacrare i palestinesi e a quel popolo non sarà riconosciuto il pieno diritto all’autodeterminazione.
E se ci saranno attacchi alla Sumud Flotilla sarà sciopero generale! Stop genocidio, Palestina libera!
(25 settembre 2025)