“…generale, l’uomo fa di tutto. Può uccidere o volare. Ma ha un difetto, può pensare”. Essendo tedesca, von der Leyen dovrebbe conoscere questi versi antimilitaristi di Bertolt Brecht, che a me sono venuti in mente ascoltando il suo discorso sullo stato dell’Unione europea. Una delle tante americanate inventate per dare la parvenza di un qualcosa, a qualcosa, la Ue, che nasceva rompendo con la propria storia e il proprio modello sociale, sostituendo le Costituzioni democratiche e antifasciste con un trattato ordoliberale e cementando via via la convergenza tra burocrati e nazionalisti.
Gli Stati Uniti d’Europa sono una scemenza che appare tragicamente tale in un momento in cui il modello yankee a cui si ispirano – presidenzialismo, bipartitismo, capitalismo iper ideologico – si fa drammaticamente fascisteggiante. Era meglio dare retta ai film di Sordi ed alle canzoni di Carosone che ‘voler fare gli americani’. E, purtroppo, sarebbe bene, più che fare discorsi da generale, provare a scrivere una “autobiografia della nazione”, come fece Gobetti, ragionando di come il fascismo si fosse mangiato il liberalismo.
Di una autobiografia del sionismo avrebbe più che mai bisogno Israele, che ormai ha superato ogni tabù. Senza che von der Leyen sia riuscita a proferire qualcosa che desse il minimo segno di percepire ciò che si sta consumando, e di cui nessuno potrà mai dire di non aver saputo.
Vuole difendere ogni centimetro del patrio suolo europeo, von der Leyen, a costo di una guerra mondiale a cui ci si invita ormai a prepararci, nel mentre nulla si fa di fronte ad un genocidio e a centinaia di migliaia di palestinesi costretti ad un esilio biblico.
Per molto meno, e per togliere alla Jugoslavia non un centimetro di terra ma la sua stessa esistenza, fu bombardata Belgrado. Oggi per biascicare di sanzioni ad Israele, in una timida risoluzione approvata nella stessa sessione del Parlamento europeo in cui ha parlato von der Leyen, si attende che non ci sia più chi difendere. Tutti morti o scacciati.
Von der Leyen ha surfato tra la resa ai dazi di Trump, a suo dire contributo alla stabilità delle imprese, e il Mercosur, grande area liberoscambista. Protezionismo e commercio asimmetrico e fuori dalle regole democratiche, sono le due facce di questa fase della globalizzazione capitalista. E infatti con i dazi von der Leyen accorda a Trump anche canali privilegiati per le sue esportazioni made in Usa, sospendendo anche normative quali quelle sulla deforestazione. E garantisce acquisti insensati di armi ed energia. E col Mercosur la parte commerciale sarà fuori dalle procedure democratiche proprie di un trattato.
La scelta del riarmo come strategica per una collocazione della Ue strutturalmente in conflitto con la Russia, ma in prospettiva con la Cina, e in generale come progetto di potenza in un mondo della forza che rinuncia alla prospettiva di una democrazia globale, è il core business del discorso di von der Leyen. Non a caso i primi soldi che arrivano per il riarmo viaggiano con il fondo Safe, e cioè direttamente dall’Ue alle imprese. E non a caso gli sforamenti alle regole di bilancio edificate col solito metodo funzionalistico ademocratico con l’austerity si faranno per il riarmo. Tocca alla guerra completare il processo. E per prepararsi la generale pensa ad un semestre della difesa fotocopia di quanto fatto usando l’austerity per avocarsi i bilanci. Lo ‘speech’ di von der Leyen spazia per ogni dove ma è difficile trovare alcunché da annotare oltre a questo.
In realtà è una visione disperata. Con la fascistizzazione degli Usa, la crisi senza fine della Francia in balia di un’improbabile controfigura di De Gaulle, la Germania tra un cancelliere già uomo di Black Rock che la vuole riportare alla sua grandezza e l’avanzata della destra radicale, destra radicale che governa già l’Italia, impegnata a riscrivere il ‘900 invertendo il corso della storia nel rapporto con le destre Usa.
Finalmente per von der Leyen arriva una mozione di sfiducia promossa da sinistra, per iniziativa del gruppo The Left. Sarà l’occasione per provare a cominciare a farla questa autobiografia della nazione Ue. Sperando non sia troppo tardi.
Intanto cresce la mobilitazione per Gaza. Chi ha letto sui libri del genocidio contro cui nasceva la speranza europea non può vivere con il marchio di chi, sapendo, non ha fatto. Sono i dominanti ad averlo ormai impresso sulla fronte e ciò toglie loro ogni dignità. Vorrebbero che tutti noi lo avessimo impresso perché è di questa correità che si alimenta la banalità del male. I milioni che si stanno ribellando, sono loro sì, e non la guerra, la ripresa di un cammino per l’Europa come doveva essere, democratica, sociale, di pace, parte di una democrazia globale. Nel ‘900 fu fondamentale il movimento operaio. Penso lo sia ancora oggi. Il warfare è l’esatto contrario del welfare.
Abbiamo bisogno che quell’uomo collettivo, che è un movimento capace di farsi storia, come nella poesia di Brecht, davanti al carro armato del generale risponda: io, noi sappiamo pensare!
(16 settembre 2025)