
La nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale del Teatro La Fenice, imposta per volontà politica romana, non è un semplice caso di cronaca culturale: è il sintomo di un progetto più profondo, quello di trasformare Venezia in una Disneyland per il turismo di massa, dove l’immagine conta più del contenuto e la cultura diventa intrattenimento di facciata.
In un teatro che rappresenta una delle massime istituzioni liriche europee, si è scelto non un profilo di comprovato valore artistico, ma un personaggio pubblico che fosse riconoscibile per follower, spot televisivi e presenze nei talk show. Una decisione che mortifica la professionalità di chi ogni giorno, tra orchestra, coro e maestranze tecniche, tiene in vita il prestigio della Fenice.
Le reazioni del mondo musicale e culturale non si sono fatte attendere. La direttrice d’orchestra Gianna Fratta, in un’intervista a La Stampa, ha ricordato che “la nomina di un direttore musicale non può avvenire senza consultare l’orchestra”, sottolineando come un teatro sinfonico sia una comunità di lavoro che vive di equilibrio e rispetto reciproco.
Parole ancor più pesanti sono arrivate dal maestro Fabio Luisi, direttore d’orchestra di fama internazionale, che al Corriere della Sera ha dichiarato: “Beatrice Venezi non è adatta alla Fenice. È immatura e gesticola in modo rudimentale. Un teatro del genere non è una palestra per giovani direttori”.
Non stupisce, dunque, che Beatrice Venezi abbia reso pubblico di aver incaricato la nota avvocata e parlamentare Giulia Bongiorno di querelare chiunque abbia messo in dubbio le sue qualità, cercando così di impedire che si possano esprimere legittime opinioni. Un modo come un altro per intimidire il dissenso, per scoraggiare la critica e tentare di mettere paura a chi difende la libertà di parola e di confronto. Un atteggiamento che ricorda l’arroganza del potere romano che l’ha caldamente raccomandata, dal ministero della Cultura fino alla sua grande amica Giorgia Meloni, atteggiamento rispetto al quale chiaramente la Slc Cgil non chiude la bocca e non abbassa la testa.
Il dissenso non si è limitato ai vertici artistici. Le Rsu del Teatro La Fenice hanno espresso “sconcerto per le modalità di designazione”, denunciando la mancanza di trasparenza e di rispetto verso i lavoratori. Gli orchestrali, in una lettera aperta al Sovrintendente, hanno ribadito la loro esclusione dal processo decisionale e la debolezza del curriculum della nuova direttrice.
Alla protesta si è aggiunto anche un gruppo di cittadini, musicisti e appassionati – il collettivo Sconcerto Grosso – che ha lanciato un appello pubblico: “Ci opponiamo all’umiliazione della funzione civile e culturale del Teatro, a vantaggio della ricerca di visibilità e di una cultura lottizzata e partitica”.
Nei giorni scorsi le Rsu si sono riunite con le segreterie sindacali, e il sindaco Brugnaro ha chiesto un incontro al quale abbiamo partecipato per ribadire la richiesta di ritiro della nomina di Beatrice Venezi. Se la richiesta avanzata dalle lavoratrici e dai lavoratori non verrà accolta, lo stato di agitazione si trasformerà in una mobilitazione piena: è già in preparazione uno sciopero in occasione dell’opera Wozzeck del 17 ottobre, e in quella stessa giornata si terrà, al posto dello spettacolo, una assemblea pubblica aperta alla cittadinanza in una piazza adiacente alla Fenice, con esibizioni musicali dell’orchestra e del coro offerte gratuitamente al pubblico. Un gesto forte, simbolico, che restituisce la musica alla città e riafferma che il teatro appartiene a chi lo fa vivere, non a chi lo usa come vetrina.
Mai come questa volta la mobilitazione delle maestranze della Fenice è in sintonia con la città e con il suo pubblico: già oltre 140 abbonati hanno preannunciato la disdetta del proprio abbonamento se verrà confermata la direzione di Venezi. Un segnale potente di una comunità che non accetta la riduzione della cultura a spettacolo d’immagine e che riconosce, nei lavoratori del teatro, i veri custodi della sua identità.
Il “caso Venezi” è diventato così un simbolo: da una parte la cultura ridotta a spettacolo d’immagine, dall’altra chi, ogni giorno, fa vivere il teatro con la propria competenza, passione e professionalità. Difendere la Fenice oggi significa difendere questa seconda parte: il lavoro vero, la cultura viva e il diritto di una città – e di un Paese – a non farsi rappresentare dalla superficialità, ma dall’eccellenza costruita in silenzio da chi lavora dietro le quinte.
(9 ottobre 2025)
