
Lo scorso 25 settembre ci ha lasciati Gianfranco La Grassa. Aveva compiuto all’inizio di quest’anno 90 anni. Essendo nato a Conegliano Veneto (Treviso) nel 1935.
La sua formazione teorica si compì dapprima quale allievo di Antonio Pesenti, economista e politico del Pci, e attraverso il quale cominciò la sua carriera universitaria fino alla cattedra all’Università di Venezia. In seguito molto agì l’influsso di Louis Althusser e di Charles Bettelheim. Tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, questi sviluppi e apporti coincisero con la svolta maoista e il seguire la “via cinese” nel campo della militanza e nella divisione del campo socialista.
Ci conoscemmo dopo il centenario dalla morte di Marx, nel 1983, e la costituzione del Centro Studi di Materialismo Storico – Csms, voluto da Giuseppe Bazzi e dallo stesso La Grassa, con il primo libro importante scaturito da questo consesso di marxisti. Il libro è “Marxismo in mare aperto” (Franco Angeli editore, Milano, 1983).
In contemporanea a La Grassa, cominciava il sodalizio intenso e fecondo con Costanzo Preve. L’interlocuzione con loro avvenne soprattutto entro il Csms, entro il Cipec (Centro di Iniziativa Politica E Culturale), l’organismo culturale creato da Democrazia Proletaria, entro il mensile “Democrazia Proletaria” e soprattutto entro la rivista teorica “Marx centouno”, scaturita dopo il convegno su Marx del 1983, su iniziativa del compianto Emilio Agazzi.
Furono anni di intenso lavoro culturale e politico. La Grassa perseguiva un suo percorso originale entro il marxismo. Il passaggio dalla forma-merce alla forma-lavoro, il cosiddetto “capitalismo lavorativo”, con la centralità del rapporto di potere direzione-esecuzione, tra chi dirige il processo capitalistico e chi esegue, su su fino alla dinamica dei “conflitti strategici” entro le classi dominanti ed entro i vari capitalismi nazionali in competizione, eccetera.
Questo lavoro e questa interlocuzione proseguirono, dopo la svolta del 1989 e del 1991, dopo la fine del socialismo reale, entro l’Associazione culturale Punto Rosso fino alla metà degli anni Novanta. Assieme a La Grassa pensammo di rendere disponibile in lingua italiana il dibattito esemplare sul socialismo reale inaugurato nel fatidico 1968, dopo la repressione della Primavera di Praga, di due marxisti noti su scala internazionale come Bettelheim e come Sweezy. Il libro prese il titolo “Il socialismo irrealizzato” (Editori Riuniti, Roma, 1992).
In seguito, nella seconda metà degli anni Novanta, le strade si sono divaricate. Preve per un verso e La Grassa per un altro, hanno perseguito un loro lavoro teorico che qui non si ricostruisce. Con all’attivo una mole enorme di libri, di saggi, di articoli. Un solo accenno alla divaricazione. La loro legittima, doverosa critica delle sinistre realmente esistenti, anche di quelle sedicenti alternative, prendeva d’infilata anche pezzi di dette sinistre alternative che faticosamente cercavano di ricostruire una presenza culturale e politica all’altezza della sfida del capitalismo nell’era del neoliberismo e del dominio unipolare Usa-Nato-Europa.
Tuttavia la reciproca stima e la reciproca amicizia rimanevano salde. Un rapporto personale molto intenso, risalente alla metà degli anni Ottanta, anche nella sfera della vita quotidiana, fatta di fecondi scambi e di confronti culturali, artistici, letterari, di pezzi di vita vissuta. Oltre la teoria, oltre la politica, nella totalità dell’umano, come esseri umani che non vivono solo di teoria e di politica. Così almeno nella mia ferma, personale visione del mondo.
