Il 27 settembre scorso si è svolta a Roma (e on line) l’assemblea nazionale di “NoRearmEurope”. Un appuntamento convocato prima dell’estate, ma condizionato in maniera evidente dalle mobilitazioni in corso. “Convergiamo. No a guerra, riarmo, genocidio autoritarismo” il titolo dato ai lavori che si sono sviluppati in quattro sessioni tematiche: “La costruzione del nemico, la sicurezza comune, la diplomazia dei popoli”, “Europa vs Mediterraneo: con la Palestina nel cuore”, “Militarizzazione e resistenze”, “Militarizzazione vs economia di pace, giustizia sociale e climatica”. Una giornata in cui riattivare l’analisi e organizzazione della numerosa rete di associazioni che hanno aderito al manifesto pacifista. L’assemblea serviva anche ad organizzare la presenza italiana al “Unsilence forum” di Barcellona, dal 14 al 16 novembre, forum euromediterraneo contro il genocidio, la guerra ed il riarmo.

La giornata è iniziata con il collegamento con la Global Sumud Flotilla. Tutti noi presenti abbiamo vissuto quel collegamento come il clou della giornata: era chiaro che da lì a poco la missione avrebbe affrontato la prova più difficile, con l’annunciato attacco israeliano. Un lunghissimo applauso ha salutato il collegamento, segnale tangibile dell’impegno dell’ ‘equipaggio di terra’ a essere cassa di risonanza e “protezione” della missione. Tutti gli interventi, anche quelli non focalizzati sul tema del genocidio, hanno ripreso la questione palestinese ed il senso del sostegno alla flotilla.

La rete pacifista, con questa giornata, ha riannodato un filo che non si è mai spezzato ma che aveva bisogno di una rifocalizzazione. Per questo le sessioni tematiche, per questo il grande numero di interventi. Era indispensabile che ogni realtà potesse far sentire la propria voce, che tutti si sentissero protagonisti delle ragioni dello stare assieme. Si è trattato di “una giornata di autoformazione e confronto per proseguire e potenziare il percorso di convergenza avviato nei mesi scorsi e culminato con la manifestazione nazionale ‘No guerra, riarmo, genocidio, autoritarismo’, che lo scorso 21 giugno ha portato a Roma oltre 100mila persone”.

Riannodare il filo dei rapporti ha significato anche definire un nuovo percorso condiviso di iniziative. I convitati di pietra di tutta la giornata erano, infatti, i due scioperi del 19 e del 22 settembre. Giornate che avevano visto divisa la Cgil dal sindacalismo di base, ma soprattutto da quel mondo associativo e giovanile che aveva identificato nello sciopero del 22 l’epicentro della lotta per la causa palestinese.

Fin dalla relazione introduttiva di Raffaella Bollini era evidente la necessità di ricomporre la relazione tra tutti i soggetti associativi. Le sue parole non lasciavano spazio ad interpretazioni: è indispensabile che tutti si pongano al servizio della nostra azione politica, condivisa. Senza voler primeggiare, mettersi a capo o intestarsi iniziativa o analisi. Una necessità di unità che supera il protagonismo, legittimo ma in questo momento non utile, di ogni associazione, sindacato, organizzazione. In queste parole il senso di tutto il dibattito.

Le ragioni della rete di associazioni non sono state mai messe in discussione: pace e disarmo, risorse per il welfare e non per il riarmo, politiche economiche di riconversione industriale, verso tecnologie ecologiche, tecnologie di pace che possono e devono essere il focus delle scelte dei governi. La fine del genocidio in Palestina, dei conflitti nel resto del mondo, a cominciare dall’Ucraina, la ripresa del dialogo internazionale e la centralità dei soggetti internazionali che possono regolare i rapporti tra gli Stati. La pace non solo come slogan, ma come azione concreta che impegni i movimenti politici e sindacali, perché senza la pace non esiste sviluppo economico e sostenibilità ambientale e sociale.

Il dialogo interno al movimento però è oggetto fragile. Per questo forse l’intervento più applaudito della giornata, al di là dell’apprezzamento per ogni contributo, è stato quello di Francesca Re David, intervenuta a nome della segreteria Cgil. Ha chiarito la volontà della Cgil di dare un sostegno concreto e senza limitazioni alle iniziative che avrebbero sostenuto la campagna della “flotilla”, fino alla dichiarazione dello sciopero generale nel momento dell’attacco israeliano alle barche, sollevando la sala dalla preoccupazione di divisioni inutili e dannose.

La grande iniziativa, unitaria, di sciopero generale del 3 ottobre se non è nata nel corso dell’assemblea, ha potuto vedere un suo primo passo pubblico in questa occasione.

L’assemblea si è conclusa con l’approvazione di un documento che richiama le responsabilità del governo italiano nei confronti del popolo palestinese e della flotilla, e con il programma delle prossime settimane, a partire dalla partecipazione attiva alle iniziative sindacali di sciopero, generale e “sociale”, alla marcia Perugia-Assisi, alla manifestazione nazionale Cgil del 25 ottobre, nel quadro della mobilitazione permanente per la pace e la Palestina.