Tra i militanti della mia generazione la distinzione tra impegno politico e impegno sindacale è un filo sottile che passa per il terreno dell’impegno stesso: che sia il partito o il sindacato, o l’associazionismo o le istituzioni. Anzi, per la tradizione comunista e socialista le istituzioni sono lo sbocco più che naturale per chi ne abbia merito. Dunque è un fatto positivo che partiti o istituzioni valorizzino militanti che provengono da luoghi di lavoro o dal sindacato. Quando Paola Galgani, ex segretaria generale della CdLM di Firenze e componente della segreteria regionale Cgil, è stata nominata vicesindaco del Comune di Firenze, nessuno ha avuto da ridire, e se anche domani un dirigente della Cgil venisse chiamato a far parte della giunta regionale (mentre scrivo non ancora presentata), nessuno avrebbe ragione di polemizzare.

Da tempo ho maturato una critica verso le nostre norme statutarie – rafforzate da quando il nostro gruppo dirigente è passato dalla cultura dell’autonomia a quella dell’indipendenza – che inibiscono a delegati e a membri delle assemblee generali ad ogni livello la possibilità di candidarsi alle elezioni comunali, regionali, nazionali ed europee, pena la sospensione dagli incarichi dirigenti per un anno e le dimissioni da incarichi esecutivi. Nel corso degli anni si è allentato il legame tra il movimento operaio organizzato e le forze politiche di sinistra e, contemporaneamente, si è accentuata in modo non positivo, anche se gratificante sul piano dell’identità dei militanti della Cgil, la politicizzazione della nostra immagine. Questo mentre si accentua in direzione inversa un tesseramento sempre più legato ai servizi e alla prassi tradunionistica delle categorie.

Alle elezioni regionali toscane di ottobre hanno votato il 47,73% degli elettori ed Eugenio Giani del Pd è stato rieletto presidente con il 53,92% dei voti validi. In tutte le dichiarazioni pubbliche, la Cgil Toscana ha espresso apprezzamento per le scelte politiche della Giunta toscana, compresa la discussa decisione di aumentare l’addizionale Irpef per i redditi tra i 28 e i 50mila euro, contro la quale si erano pronunciate Cisl e Uil.

La lunga premessa mi serve a introdurre una disamina della maniera in cui Cgil Toscana, formalmente il suo segretario Rossano Rossi, ha sostenuto apertamente, prima, la candidatura di Eugenio Giani a presidente della Regione, poi ha dato indicazioni sulla composizione della nuova giunta, prima e dopo le elezioni, e ha salutato ad urne fresche di chiusura la vittoria dell’ “amico e compagno” Giani.

In occasione dello sciopero generale del novembre 2023, Giani, presidente di Regione, fu chiamato a prendere la parola sul palco del comizio conclusivo a Firenze, e fu accolto da una selva di fischi dalla piazza che non ne condivideva la presenza. E’ costante la presenza di Giani alle iniziative pubbliche del sindacato sui temi più svariati, financo ad una riunione dei segretari generali delle Cdl e delle categorie a gennaio 2024. Poi, la presa di posizione a luglio scorso, mentre impazzava il toto candidati: “Questioni di merito e scelte politiche e programmatiche hanno contribuito al rafforzamento progressivo del consenso (di Giani)”; l’indicazione sui candidati a settembre: “Bezzini (assessore alla Sanità) e Monni (assessora all’Ambiente) sono nomi da spendere”. A elezioni concluse, mentre smentiva le voci su un suo ingresso in giunta, Rossi è tornato a chiedere che Bezzini sia riconfermato assessore assieme a Monni e Spinelli. Del resto il compagno Rossi, nel declinare l’invito ad entrare in giunta, ha elogiato “la vittoria del campo largo”, “la scommessa fatta dalle forze politiche e da Eugenio”. (Suona un po’ ipocrita, il “rammarico”, a risultati definitivi noti, per il mancato quorum della candidata della sinistra, mai considerata in nessuna iniziativa della Cgil).

Chiudendo la cronaca: nessuna sensibilità nel gruppo dirigente della Cgil Toscana, sia di area riformista, sia nella minoranza congressuale, sia nell’ “Area” di Rossi, ha mosso pubblicamente rilievi a queste scelte che quindi appartengono a tutta la Cgil Toscana. Neanche noi di Lavoro Società, compreso il sottoscritto.

A giustificazione, abbiamo attraversato una lunga fase nella quale fare quadrato è stata una scelta inevitabile mentre la Cgil è attaccata dal governo, dalla destra e da sindacati concorrenti e mentre tutt3 – la Cgil Toscana con grandissima forza e determinazione – eravamo impegnati nella mobilitazione a fianco del popolo palestinese, prima con lo sciopero generale di 8 ore, il 19 settembre, e con la grandiosa mobilitazione del 3 ottobre.

La domanda che pongo è la seguente: l’autonomia “non indifferente dalla politica” della Cgil, la sua indipendenza direbbe Maurizio Landini, consiste nel trasformare la partecipazione politica del sindacato in un’attività lobbistica che bypassa le affermazioni di principio, o nel rafforzarne il ruolo contrattuale anche nei confronti delle istituzioni? La risposta è scontata: la Cgil non è la Cisl, non è mai stata né può diventare collaterale a nessun governo. Non esistono governi “amici”.