L’assemblea nazionale allo Spin Tima Labs.

La rete No Ddl “A Pieno Regime” si è riconvocata il 21 settembre scorso a Roma, negli spazi di Spin Time Labs, per fare il punto su un anno di mobilitazioni che ha portato in piazza oltre 250mila persone, con un’inedita convergenza tra sindacati, movimenti sociali e studenti. Questo percorso, partito in un momento di stallo delle piazze, è riuscito a riaprire uno spazio di possibilità politica e sociale, mettendo in difficoltà il governo Meloni e costringendolo a manovre emergenziali per approvare il contestato Ddl Sicurezza, considerato da molti la norma più autoritaria dell’ultimo ventennio.

La battaglia continua: contro l’economia di guerra e la repressione

L’assemblea del 21 settembre ha ribadito che, con l’approvazione della legge, la battaglia non si è chiusa. Al contrario: dalle realtà territoriali è emersa una forte spinta ad andare avanti, riconoscendo che la stretta repressiva si inserisce in un quadro più ampio segnato da economia di guerra, tagli sociali e riduzione degli spazi democratici. Scuola, sanità, diritto all’abitare e welfare sono infatti i primi bersagli dei patti economici stretti dal governo con i partner internazionali, mentre parallelamente vengono inasprite le pene e criminalizzate le pratiche di dissenso.

Global Sumud Flotilla e la Palestina come paradigma

L’incontro ha visto la partecipazione di decine di organizzazioni e reti – tra cui Amnesty International, Mediterranea, Stop Re-Arm Europe, Cnca, Link, Gkn e molte altre – e ha dedicato ampio spazio alla Global Sumud Flotilla, la mobilitazione internazionale che ha riacceso l’attenzione sulla situazione a Gaza. La Palestina è stata letta come paradigma di oppressione globale e, allo stesso tempo, come terreno comune per unire vertenze e soggettività differenti.

Militarizzazione della società e “fronte interno”

Molti interventi hanno sottolineato la militarizzazione crescente della società italiana: scuole, università, Cpr, “zone rosse” e norme proibizioniste costruiscono – è stato detto – un “fronte interno” destinato a colpire chi si oppone a questo assetto. La legge di bilancio di fine anno è stata indicata come il momento decisivo in cui guerra esterna e guerra interna si fonderanno, scaricando il peso della spesa militare su welfare e diritti sociali.

Calendario di mobilitazioni e obiettivo dello sciopero generale

Per questo motivo, l’assemblea ha rilanciato un calendario condiviso di mobilitazioni nazionali, puntando su un fronte unitario e conflittuale, come la giornata di mobilitazione sindacale lanciata dalla Cgil il 25 ottobre, o la street parade nazionale contro la Conferenza intergovernativa sulle tossicodipendenze.

L’obiettivo dichiarato è allargare ulteriormente la convergenza, unendo difesa della Costituzione, lotte sociali e mobilitazioni internazionali per costruire un’opposizione sociale stabile. In prospettiva, molte realtà puntano a uno sciopero generale capace di bloccare il paese e mettere in crisi le politiche di guerra e repressione. L’intento è arrivare ad una data nazionale a Roma a dicembre, mentre la legge di bilancio è in discussione.

La bandiera palestinese: simbolo di dignità e resistenza

“Questa è una battaglia che riguarda tutti – è stato detto – perché mentre si tagliano welfare e diritti, si criminalizza chiunque provi a ribellarsi”. La bandiera palestinese, sventolata da oltre un milione di persone nelle piazze di queste settimane, è diventata per molti il simbolo di dignità e resistenza sotto cui costruire un nuovo fronte unitario, ed anche la denuncia di una “israelizzazione” delle destre sovraniste di tutto il mondo. L’assemblea si è chiusa con l’impegno a dare continuità al percorso, trasformando la spinta sociale in una forza capace di incidere sui rapporti di potere e sulla direzione politica del paese.