
Scriviamo alla vigilia della manifestazione del 25 ottobre, certi dell’importante partecipazione di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, giovani. E, allo stesso tempo, della irripetibilità delle dimensioni e della composizione delle piazze degli scioperi del 3 ottobre.
Giuste, quelle iniziative a sostegno del popolo palestinese e della Flotilla, sono state proprio giuste. Le tante piazze uniche sono state giuste. In quelle piazze si sono incontrate decine di migliaia di persone, più volte, anche con chiamate con poche ore di preavviso.
In quelle piazze si sono mobilitate ragazze e ragazzi, donne e uomini la cui presenza andava ben oltre la capacità organizzativa, anche sommata, delle realtà sindacali e associative che avevano promosso le iniziative. Plurali, sono state piazze plurali che hanno trovato una loro sintesi nella denuncia nell’ingiustizia che il popolo palestinese subisce da oltre 70 anni, in nome della Pace e per fermare il genocidio.
Sono state piazze spesso uniche, anche fra soggetti sindacali profondamente diversi tra loro. E non hanno inaugurato una stagione di diversa unità sindacale tra Cgil e sindacalismo di base. Chi, anche al nostro interno, agita lo spettro di una convergenza tra storie sindacali così diverse non ha visto cosa è accaduto in quei giorni in parti importanti della società italiana (e non solo), attorno ad una vicenda tanto drammatica quanto tuttora non risolta.
Una riflessione riguarda la crisi dei rapporti unitari tra Cgil, Cisl e Uil anche di fronte a temi come la pace, la guerra e il riarmo, e proprio la cronaca di questi giorni ci presenta un ulteriore elemento di arretramento dell’unità sindacale confederale.
Sulla legge di stabilità, con il nostro giudizio critico e negativo su quanto finora conosciuto, il fronte sindacale che negli ultimi anni si è mosso assieme, oggi potrebbe non essere più tale. Mentre noi diamo seguito all’iniziativa del 25 ottobre, che parla di lavoro, diritti e democrazia come punti centrali di una critica all’azione del governo, la Uil approccia il tavolo di confronto con un profilo differente dal nostro.
Per noi rimane in tutta la sua portata il tema dell’unità sindacale intesa come costruzione dell’unità delle lavoratrici e dei lavoratori attorno a obiettivi condivisi. Nella costruzione dell’unità sindacale abbiamo l’obiettivo dell’unità della classe lavoratrice. Crediamo che l’unità del mondo del lavoro sia strumento utile all’azione collettiva per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle persone che organizziamo e rappresentiamo.
Se vogliamo evitare di accrescere una distanza nel rapporto tra categorie e confederazione abbiamo bisogno di una strategia dell’unità sindacale coerente tra l’azione rivendicativa e contrattuale delle categorie e quella confederale, fondata su convergenze di merito e sulla centralità del rapporto democratico con lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati.
Al lavoro e alla lotta!
